Arrone, uno dei Borghi più belli d’Italia
Inserito nel Parco del fiume Nera, il territorio si presta a numerose attività sportive come il trekking, le escursioni in bicicletta, l’arrampicata su roccia, la discesa del fiume in canoa, le evoluzioni nel Parco-avventura.
Situato a un’altezza di 284 m. sul livello del mare, Arrone, in provincia di Terni – Umbria, si estende su una superficie di 40 Km quadrati per circa 2.860 abitanti, con densità abitativa di 72 abitanti per Km quadrato, ed il Comune di Arrone fa parte dell’Associane “I Borghi più belli d’Italia.”
Del comune fanno parte piccole frazioni molto caratteristiche, soprattutto per la loro origine medioevale ancora oggi capace di dare l’impronta al borgo. Sono: Buonacquisto, Casteldilago, Colleluccio, Colle Sant’Angelo, Palombare, Rosciano, Tripozzo, Valleludra, Vallecupa e Castiglioni.
I confini sono segnati dai Comuni di Ferentillo, Labro (RI), Montefranco, Morro Reatino (RI), Polino e Terni. Il santo patrono è Giovanni Battista, festeggiato il 24 giugno.
Spesso la parola “ambiente” viene usata fuori luogo; non è il caso di Arrone. In questo borgo medioevale, infatti, tale parola non può pronunciarsi a sproposito. Perché qui, oltre alla storia, è davvero l’ambiente uno dei protagonisti. Ambiente nel senso di natura, flora e fauna caratteristiche, clima favorevole, acqua e buona cucina.
Acqua, poiché la roccia sedimentaria ad alta permeabilità ha generato un territorio ricco di sorgenti, di fiumi (il Nera e il Velino che danno origine alla Cascata delle Marmore), di bacini come il lago di Piediluco, di fossi e torrenti dove vivono specie rare.
Buona cucina poiché l’ambiente è legato ai prodotti tipici, dal tartufo, all’olio, alla carne di suino, alle specie ittiche (da non dimenticare le trote ed i gamberi di fiume, ora divenuti rari).
E’ l’identikit del Parco fluviale del Nera, dove Arrone insiste nel versante meridionale, al confine col Comune di Terni. Una zona temperata con clima mediterraneo collinare, aridità estiva moderata e freddo invernale non troppo pungente.

Ovvio che su un territorio simile si siano sviluppati gli sport “verdi”. Si va dal rafting, all’arrampicata, al canyoning, alla mountain bike, al trekkin ed altro ancora, con scuole specializzate dirette da maestri federali. Sport a contatto con la natura, tra una pedalata, una discesa e magari l’avvistamento del “biancone”, piccola aquila definita “l’aquila dei serpenti” per le sue predilezioni alimentari. Oppure del “passero solitario”, un tempo quasi scomparso, oggi tornato a nidificare nei casolari abbandonati della Valnerina. E poi la flora: gli ulivi coltura-simbolo della zona, i lecci, i pini, i salici e i pioppi.
E’ in un ambiente come questo che nei secoli si sono sviluppate parecchie attività umane. Si possono cogliere ancora oggi nascoste nelle gole o sui monti. Ritrovamenti archeologici legati a culti romanici, mulini anch’essi d’epoca romanica, eremi e monasteri medioevali, oppure edifici più recenti ormai diventati oggetto d’archeologia industriale (la miniera di lignite nella frazione di Buonacquisto, dismessa nel 1958). Insomma, è davvero l’ambiente a caratterizzare il territorio.
La storia bimillenaria del borgo è testimoniata dal rinvenimento di un cippo in travertino, di una lastra marmorea con iscrizione presso la chiesa di san Lorenzo a Tripozzo, di una testa femminile in marmo risalente al II sec. a.C., di alcuni bronzetti e di un sigillo provenienti da un probabile santuario sulla cima del monte di Arrone.
Nell’Alto Medioevo gli insediamenti sparsi sui colli vengono abbandonati e la popolazione si accentra in luoghi fortificati per iniziativa dei proprietari. Gli Arroni, un gruppo nobiliare probabilmente legato ai Gastaldi di Rieti, spinti dalle devastazioni di Saraceni e Ungari (sec. IX e X) fondano i castelli di Arrone, Casteldilago, Rocca Accarini, Papigno e altre fortificazioni nella Valnerina.
Il gruppo nobiliare risulta obbedire a Corrado duca di Spoleto, ma nel 1190 con la fine del Ducato e l’affermazione del Comune spoletino, la numerosa consorteria degli Arroni si sottomette al podestà di questa città.
Nel 1340 anche Arrone diventa Comune, liberandosi dalla plurisecolare signoria dei “Domini Castri Arroni”. Nel 1527 il territorio subisce il saccheggio delle truppe colonnesi provenienti da “sacco di Roma”. Nel 1799 ancora il saccheggio e l’incendio perpetrato dalle truppe francesi, che puniscono crudelmente il paese per essersi ribellato. Nel 1860 Arrone entra a far parte del Regno d’Italia e il suo primo sindaco fu il capitano garibaldino Gaetano Turchetti.
Ancora oggi il borgo rispecchia la struttura difensiva medievale. L’abitato, infatti, è circondato da un sistema di torri e cinte murarie poste a difesa della strada che collegava la zona di Rieti con quella di Spoleto. Arrone è composto da due antichi nuclei abitativi e da un terzo molto più recente, periferico rispetto all’originario, dislocato nella parte pianeggiante lungo la strada per Polino. I nuclei più antichi sono denominati “La Terra” e “Santa Maria”.

“La Terra” rappresenta di fatto l’insediamento primordiale, tanto da testimoniare ancora i caratteri di rocca difensiva grazie alla presenza del castello degli Arroni. Fra le sue mura custodisce la gotica Chiesa di San Giovanni, nella cui abside poligonale si trovano preziosi affreschi quattrocenteschi con la suggestiva Crocifissione. Nei pressi della chiesa si trova la “Porta di San Giovanni”, che collega il borgo al quartiere medievale, caratterizzata da un arco a sesto acuto di tipica ispirazione gotica.
Nel mezzo, distribuiti in 40 chilometri quadrati, tanti borghi medioevali caratteristici, ovvero le 9 frazioni comprese nel comune capoluogo: Casteldilago, Palombare, Rosciano, Castiglioni, Valleludra, Tripozzo, Vallecupa, Colle S.Angelo e Buonacquisto.
Piccoli centri dalla storia millenaria, che tuttavia non volgono lo sguardo solamente al passato. Sempre più spesso, infatti, li si trova a capo di movimenti culturali degni di nota; creano siti Internet, aprono blog, fondano associazioni, promuovono incontri, dibattiti, feste. Chi li immagina soccombenti alle attrattive metropolitane sbaglia di grosso. Basta vedere i fuochi d’artificio, quelli artistici a conclusione di feste e ricorrenze, per farsi un’idea della loro vita “gagliarda”. E ciò non significa dimenticare il passato: lo sanno bene gli abitanti di Buonacquisto, in prima fila quando si tratta di ricordare il tempo che fu, scandito dai ritmi della vecchia miniera di lignite (dismessa nel 1958). E ancora in prima fila quando si tratta di ricordare gli uomini che ci morirono, in miniera.
E’ la memoria, infatti, un’altra caratteristica del territorio. Sembra di vederli, gli antenati romani, mentre si industriano accanto al mulino per produrre olio d’oliva. Sembra quasi di sentirne il sapore. Ma se si alza lo sguardo si colgono le torri merlate: allora si va nell’Età di mezzo. Ecco il castello di Arrone, di Casteldilago, le fortificazioni nei borghi, le rocche, i passaggi e i camminamenti.
E siccome questa terra ha subito l’influenza di san Francesco, a testimonianza rimangono monasteri, eremi, chiese e collegiate. E processioni e ricorrenze, sempre ben frequentate dai valligiani. Oggi si va in mountain bike, si marcia nei sentieri, si discende il fiume Nera in canoa: attrezzi e materiali ipertecnologici, ma gli stessi percorsi battuti dai monaci.
Per ulteriori informazioni consultare il sito www.comune.arrone.terni.it .

