Matusalemme e Old Tjikko: i Guardiani del Tempo
Le White Mountains della California custodiscono un tesoro vivente di inestimabile valore scientifico e storico: Matusalemme.
Questo imponente esemplare di pino dai coni setolosi (Pinus longaeva), con un’età stimata di circa 4.857 anni, detiene il primato di albero non clonale più antico del mondo. Il suo nome, evocativo del personaggio biblico noto per la sua longevità eccezionale, è più che appropriato per descrivere un organismo che ha assistito al susseguirsi di millenni di storia terrestre.
Matusalemme si erge maestoso a un’altitudine considerevole, circa 3.000 metri, nella contea di Inyo, in un ambiente che, sebbene aspro, si è rivelato ideale per la sua sopravvivenza. Le condizioni climatiche estreme, caratterizzate da scarse precipitazioni, venti forti e terreni poveri, hanno paradossalmente contribuito alla sua longevità. La crescita lenta, indotta da queste condizioni, ha reso il suo legno incredibilmente denso e resistente agli attacchi di insetti e malattie, trasformandolo in una fortezza vivente contro gli elementi. La sua posizione esatta è mantenuta segreta per proteggerlo da eventuali atti vandalici, permettendo a questo monumento naturale di continuare il suo silenzioso viaggio nel tempo.

Accanto alla straordinaria longevità individuale di Matusalemme, il mondo vegetale ci presenta un altro incredibile esempio di persistenza temporale, seppur con una strategia riproduttiva differente: Old Tjikko.
Questo abete rosso svedese, pur avendo una parte aerea relativamente giovane, poggia su un sistema radicale le cui origini risalgono a circa 9.500 anni fa. Old Tjikko è infatti un albero clonale: la parte visibile dell’albero muore e si rigenera ciclicamente, ma il genoma originale continua a vivere attraverso il suo vasto e antico apparato radicale. Questo fenomeno di “rinascita” lo rende il più antico organismo vivente clonale conosciuto, testimoniando una forma di immortalità genetica.
Matusalemme e Old Tjikko rappresentano due diverse, ma egualmente affascinanti, espressioni della resilienza della natura.
Il pino delle White Mountains è un simbolo della longevità individuale estrema, un testimone vivente di quasi cinque millenni di storia.
L’abete rosso svedese, invece, ci mostra come la vita possa perpetuarsi attraverso la clonazione per un periodo di tempo ancora più esteso, superando di gran lunga la vita di un singolo individuo. Entrambi ci invitano a riflettere sulla profonda ciclicità della vita, sulla capacità degli organismi di adattarsi e persistere di fronte a cambiamenti ambientali e climatici, e sul valore inestimabile della biodiversità del nostro pianeta. Proteggere questi giganti del tempo significa salvaguardare non solo la loro esistenza, ma anche una preziosa fonte di conoscenza sulle dinamiche evolutive e sulla storia del nostro mondo.

L’Italia? In talia l’albero piu’ longevo si trova in Sardegna: Olivastro millenario di Luras.
L’albero secolare di Luras è considerato uno dei più antichi esemplari di olivastro presenti in Sardegna.
Viene definito il “Patriarca della natura” per la saggezza della sua età, compresa in base alle stime tra i 3000 e i 4000 anni. Con una circonferenza a petto d’uomo di 11,6 metri e 14 metri di altezza, l’albero ha una struttura robusta e resistente, che testimonia la sua longevità. Maestoso, il Patriarca si erge verso il cielo con numerosi rami; le sue radici invece affondano profondamente nel terreno, a testimonianza del suo forte attaccamento alla terra che da millenni lo nutre e lo, ha fatto crescere.

