Antonino Zichichi, tra scienza e fede (seconda parte)
di Giuseppe Lalli
Esistono milioni di forme di materia vivente, animale e vegetale, ma solo una di esse, quella a cui noi apparteniamo, possiede una proprietà, frutto di un decisivo salto di qualità, alla quale si dà il nome di ‘ragione’, termine con il quale si indica intelletto e coscienza (“L’uomo è un animale ragionevole” scrive Aristotele – 384/383-322 a.C. –) e non la semplice percezione o la tendenza istintiva all’autoconservazione (un minimo di ragione, se così si può dire, propria anche degli animali), ma una facoltà che indica tanto la piena coscienza del proprio essere quanto l’intelligenza creativa. In che cosa consiste questa ragione? Nella capacità, propria dell’uomo – puntualizza Zichichi – di produrre tre grandi cose: il linguaggio, di cui è espressione la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura, cioè linguaggio scritto; la logica, meglio nota, nella sua espressione rigorosa teorica, come matematica; la scienza, che altro non è che logica rigorosa sperimentale. Se il linguaggio è, detto in soldoni, la capacità di esprimere e comunicare concetti (e già in questa prima dimensione deve agire, in una prospettiva di conoscenza scientifica, una precisione concettuale e una descrizione quanto più esauriente e oggettiva dei fenomeni, un rigore minimo che nella sua forma più alta è la filosofia), la logica è la possibilità di costruire strutture che debbono “rispettare i patti”, vale a dire pervenire a conclusioni coerenti con le premesse. Tipico esempio di logica (disciplina inventata dai Greci tremila anni fa) è la geometria euclidea, che abbiamo tutti abbiamo studiato a scuola: da cinque postulati, cioè premesse non dimostrabili perché evidenti, a cui si chiede pertanto di prestare fede, si ricava un’enorme quantità di teoremi, tra cui quello celebre, che ha assunto valore paradigmatico, che va sotto il nome di “teorema di Pitagora”.
Si tratta dunque non di parole in libertà, ma di una struttura rigorosamente logica, come se ne possono costruire numerose altre: si possono costruire diverse logiche, vale a dire differenti forme di procedure teoriche rigorose, tali cioè che, come il teorema di Pitagora, conducano a conclusioni coerenti con le premesse e escludano la loro negazione. Tuttavia, struttura logica rigorosa, di cui la formalizzazione matematica è l’espressione più compiuta, non equivale ancora a scienza, pur costituendone la premessa: scienza è, come dianzi si accennava, struttura logica rigorosa verificata sperimentalmente, vale a dire riproducibile. È, questo, il tratto fondamentale della scienza galileiana: è ciò che permette di stabilire se una determinata teoria descrive o no un fenomeno realmente esistente. Questa interessantissima ed estremamente sintetica esposizione di ciò che il grande fisico ci dà a mo’ di premessa, da un lato ci fornisce un chiaro criterio per distinguere tra ciò che è scienza e ciò che scienza non è (non è scienza l’astrologia – tanto per fare un esempio – giacché si basa su un presupposto, le costellazioni, distinti gruppi di stelle, che in natura non esistono, essendo solo frutto di illusione ottica – le stelle ci appaiono ferme solo perché sono lontanissime – ; né dalle stelle e dai pianeti, in ogni caso, si è scoperto sprigionarsi forze che influenzano i comportamenti umani), dall’altro dà la misura di quanto la materia vivente e pensante (il risultato del terzo Big Bang) si differenzi dalla materia inerte e vivente ma non cosciente ed intelligente, ciò che ci autorizza a pensare che l’enorme salto qualitativo non può essere frutto del caso, o del caos. Bastano queste considerazioni a farci capire, inoltre, come, a dispetto di una diffusa vulgata, la cultura dominante nella società attuale non è affatto moderna. Essa è, a giudizio di Zichichi, di fatto, pre–aristotelica in quanto ignora la logica rigorosa teorica (altrimenti detta “matematica”) e pre–galileiana dal momento che non ha ancora assimilato la logica rigorosa sperimentale (altrimenti detta “scienza”). Se lo avesse fatto, se nella cultura fosse invalsa la logica galileiana, tutte quelle teorie filosofiche come il comunismo scientifico avrebbero avuto vita breve e sarebbero state subito relegate nell’utopia, perché smentite dai fatti, cioè dall’esperienza (invece hanno fatto molti danni).
Questo vizio culturale di fondo fa sì che la Scienza venga ritenuta pressoché da tutti una disciplina da iniziati, difficile da padroneggiare, quando invece, a volerla frequentare seriamente, essa non è altro – a parere del nostro scienziato – che lo sforzo per rendere semplice l’enorme complessità del mondo, e tutto questo nella consapevolezza, a fronte di una ricerca scientifica seria e intellettualmente onesta, che la sola intelligenza umana non è sufficiente a cogliere la logica che sottende il mondo, per la semplice ragione – aggiunge Zichichi con disarmante candore – che Colui che lo ha fatto è più intelligente dell’uomo. Non è certo un caso che tutte le grandi scoperte scientifiche sono avvenute senza che nessuno avesse saputo prevederle, in modo del tutto inaspettato. C’è allora, a parere del grande fisico, un’unica strada per capire il mondo: porre domande a Colui che lo ha fatto, conclusione che potrebbe apparire ingenua ma che ingenua non è, e ricorda, sorprendentemente, un concetto già caro a Giambattista Vico (1668–1744), che sosteneva che solo Dio, che ha creato l’universo, ne può conoscere le vere leggi. Ed ecco allora Zichichi spiegare in Perché io credo in Colui che ha fatto il Mondo, uno stupendo libro in cui autobiografia intellettuale e passione didattica si fondono mirabilmente, quali sono e come agiscono le forze e leggi fondamentali che sono alla base di quella enorme complessità che chiamiamo “Mondo”, per poi ipotizzare come logica conseguenza l’esistenza del cosiddetto “Supermondo”. Lo fa con linguaggio rigoroso e semplice (per quanto sia possibile in una esposizione scientifica), ricorrendo, mano a mano che espone un concetto, ad esempi ed immagini tratti dalla realtà concreta che ci circonda, e con lo scopo, ricordato ad ogni piè sospinto, di mostrare come nel mondo, dall’universo subnucleare all’immenso cosmo, si possa intravedere una Logica. Il tutto è riconducibile a quella struttura a cui i fisici danno il nome di “Modello Standard” (grande paradigma scientifico del nostro tempo), che fa riferimento a sette Forze Elementari (che chiameremo anche “elementi”) e a quattro Leggi Fondamentali.
In riferimento alla Forze Elementari abbiamo: Spazio (con tre dimensioni: lunghezza, larghezza, altezza, tutte misurabili con la stessa unità di misura), Tempo; ma saremmo poco più di figure geometriche senza la Massa; ma saremmo solo delle statue senza Energia e Carica. A questo riguardo i fisici distinguono tra Carica di colore (ma non c’entra nulla con la vista), che genera la forza gravitazionale (che fa cadere le pietre dall’alto verso il basso, che tiene il nostro pianeta legato alla sorgente di luce e calore, il Sole, che tiene il Sole legato alle Stelle della nostra Galassia e le Galassie insieme a formare l’Universo, forza che possiamo definire, in qualche modo, lo scultore dell’Universo) e la forza elettromagnetica (senza la quale non ci sarebbe l’elettricità, la televisione, Internet, ecc.); le forze di Fermi (dette anche “forze deboli”), che permettono alle Stelle di avere una valvola di sicurezza che garantisce con estrema esattezza quanta «benzina» (i neutroni) deve essere prodotta ogni secondo affinché la stella non si spenga né salti in aria (questa valvola di sicurezza è la Carica Universale di Fermi, il cui valore è riuscito per primo a misurarlo un giovane Zichichi nel lontano 1961); e Carica di sapore (ma non c’entra nulla il gusto), che determina la stabilità della materia, che è fatta di massa e cariche subnucleari (basterebbero tre grammi d’acqua per produrre l’enorme quantità di energia che è occorsa per distruggere Hiroshima, perché la massa si può trasformare in energia).Per introdurre il settimo elemento, quello forse più affascinante, cosiddetto Spin (termine che in inglese vuol dire “movimento a trottola”), occorre rifarsi al grande salto qualitativo verificatosi nella ricerca scientifica negli ultimi 150 anni. A tale riguardo l’espressione “elettromeccanica quantistica” riassume un’enorme quantità di scoperte in materia di elettricità, magnetismo e ottica, che nel 1873 il già menzionato fisico e filosofo Maxwell (che in ordine ai rapporti tra Scienza e Fede si può considerare un precursore di Zichichi), a dimostrazione che tutti i fenomeni dell’elettromeccanica hanno una stessa origine, riesce, incredibilmente, a sintetizzare con sole quattro equazioni, che hanno resistito a tutte le rivoluzioni che la fisica ha dovuto affrontare nell’ultimo secolo e mezzo.
Quando ormai, a fine secolo, si pensava di aver scoperto tutto quello che c’era da scoprire, Joseph J. Thompson (1856–1940) scoprì il più piccolo pezzetto di elettricità, al quale nessuno aveva pensato prima, e lo chiamò “elettrone”. Immaginava che avesse la forma di una normale pallina, ma si sbagliava, giacché dopo trent’anni di studio si scoprì che era una pallina che gira attorno a sé stessa, una trottolina. La ragione di questa forma la comprese un altro fisico, Paul Dirac (1902–1984), che sintetizzò con un’equazione la grande novità di questo pezzettino di elettricità a forma di trottolina (da questa equazione – sia detto per inciso – incredibilmente, prende le mosse quello che Zichichi chiama “Il Super Mondo”, affascinante prospettiva a cui si accennerà di seguito). E quando Enrico Fermi, nel 1947, dopo la scoperta, nel cuore dell’atomo, nel 1932, del neutrone da parte di James Chadwick (1891-1974) – che per questo ricevette il premio Nobel – accarezzava l’idea che la fisica potesse essere vicina alla spiegazione del tutto, nessuno aveva ancora previsto l’universo subnucleare. Bisogna aspettare il 1964 con Peter W. Higgs (1929–1924) per ipotizzare (potenza dell’intuizione!) l’esistenza di una particella a forma di pallina, quindi con spin pari a zero, vale a dire non dotata di movimento “a trottola” (come si era scoperto essere tutte le altre particelle subnucleari): il “bosone di Higgs”, che verrà denominato “La particella di Dio”, ciò che nulla ha a che fare, in questo caso, con l’esistenza di Dio, ma solo con la trovata pubblicitaria di un editore in riferimento alla grandissima difficoltà di scoprire questa particella. La scoperta, grazie alla potenza del più grande acceleratore di particelle mai costruito finora dagli esseri umani, il Large Hadron Collider, avverrà nel 2012 a Ginevra dopo una lunghissima e paziente ricerca a cui aveva indirettamente contribuito anche un ancor giovane Zichichi.
Il “bosone di Higgs” è una particella elementare (vale a dire che consiste solo di sé stessa) scoperta con massa immaginaria in una densità di energia pari a 140 GeV (che corrisponde a 140 miliardi di elettronvolt). Nella scoperta sono entrate in gioco, come specificato, la densità di energia (detta anche “lagrangiana” dacché Joseph-Louis Lagrange (1736–1813) intuì che per studiare un fenomeno il primo passo è formulare in termini matematici quale è la sua densità di energia) e la cosiddetta “massa immaginaria”, concetto, quest’ultimo, di fondamentale rilevanza nella struttura logica dell’universo. Il problema che Peter Higgs intese risolvere a partire dai primi anni sessanta del secolo scorso consisteva nel fatto che se per descrivere ciò che fanno i protoni, i neutroni e gli elettroni si prendeva in considerazione la massa reale, i calcoli non tornavano. Da qui l’idea di mettere nella densità di energia la massa immaginaria e scoprire che in questo modo le cose di cui è fatto il mondo acquistano «massa reale» senza che i calcoli saltino in aria. Quel bosone della cui scoperta tanto si è parlato non è la particella che dà la massa a tutte le altre, come spesso si è scritto, ma è la prova sperimentale dell’esistenza del meccanismo che nell’universo subnucleare dà origine alla massa, colmando un vuoto nella fisica delle particelle elementari e fornendo un importante tassello a quel Modello Standard, cui sopra si è fatto cenno, con il quale, nel campo della fisica, a partire dalla seconda metà del Novecento, si è cercato di unificare le forze che agiscono sia nella materia che nel cosmo. Se la “particella di Dio”, come è stato chiamato il “bosone di Higgs” nulla c’entra con la religione, come dianzi chiarito, è comunque il “materialismo scientifico” ad aver preso un’altra batosta. La prima batosta l’aveva presa quando Einstein aveva scoperto, come si illustrerà di seguito, che la massa dell’universo, fatta di stelle e galassie, è curvatura dello spazio-tempo. Ci sono voluti migliaia di anni per capire sia che massa e energia stanno in stretto rapporto, sia la differenza tra massa e materia.

