Non odiare… Dimentica gli errori altrui!
Il perdono cristiano non ha limiti. Applica questa legge: quando il rancore ritorna, perdona ancora! Ricorda l’immenso debito che Dio ha condonato a te.
«Se tuo fratello commetterà una colpa…». Gesù colloca la correzione fraterna nel cuore della vita comunitaria. Essa non nasce dal bisogno di avere ragione, ma dalla responsabilità per l’altro, per non lasciarlo solo nel suo errore. Prima ancora del peccato, viene la relazione. Il percorso indicato da Gesù è graduale e delicato: dal faccia a faccia, dove la parola può ancora salvare senza umiliare, al coinvolgimento della comunità, non per schiacciare ma sempre per sostenere e guadagnare il fratello. Il linguaggio è sorprendente: il fratello è un bene prezioso, che non si può rischiare di perdere, e la correzione è un atto di custodia. Ognuno deve sentire la responsabilità di essere come sentinella per il fratello (I Lettura) per vegliare su di lui come un angelo o un compagno di vita. Chi tace per paura o quieto vivere può cadere nella mancanza di amore, chi, invece, interviene è perché non si rassegna alla perdita del fratello e sa che anche la parola più scomoda può trasformarsi in luogo di salvezza perché «la carità non fa alcun male al prossimo» (II Lettura) in quanto diventa verità senza durezza, coraggio senza violenza, fedeltà anche quando costa.
don Tiberio Cantaboni
La «Regola» di san Benedetto. L’equilibrio della vita cristiana
Monumentale ed essenziale, esigente ed equilibrata, la Regola di san Benedetto da Norcia (480-547) è uno dei capolavori della letteratura religiosa cristiana. Scritta intorno all’anno 530, è un vero e proprio compendio della Sacra Scrittura: composta di 73 capitoli, espone le linee-guida per coloro che si avvicinano alla vita spirituale e chiedono di mettersi alla scuola del divino Maestro per progredire nella ricerca di Dio. Nell’intento di formare l’uomo delle Beatitudini, si incoraggia all’amore per Cristo, si sottolinea il valore e l’importanza del lavoro unito alla preghiera, si richiama alla cura dei rapporti di rispetto e di comunione tra i fratelli monaci che, sotto la guida dell’abate, devono rispecchiare l’ideale di vita della prima comunità di Gerusalemme, descritto negli Atti degli Apostoli e testimoniato esemplarmente dai primi Padri del deserto. La Regola, puntuale nel trattare anche gli aspetti relativi all’organizzazione del monastero e alle relazioni esterne ad esso, attinge anche alle fonti della spiritualità orientale, veicolando la bellezza di un’esperienza cristiana che si nutre della sapienza degli antichi Padri. Diffusasi velocemente in Occidente, essa divenne anche il testo di riferimento per monasteri non appartenenti all’Ordine benedettino, mentre in questi la consuetudine (che permane tuttora) di leggere ogni giorno un breve passo della Regola accomuna i monaci nella “memoria” della persona di Gesù, cercato e seguito in tutti i particolari della giornata. Fonte di una teologia che attinge all’esperienza di Dio verso il quale indirizzare l’intelligenza e il cuore, la Regola ci attesta il fascino e la serietà del cammino del ritorno a Dio «attraverso la solerzia dell’obbedienza a Colui dal quale ci si è allontanati per l’ignavia della disobbedienza» (Prologo 2). Un testo prezioso da conoscere per vivere il Vangelo come veri discepoli che vogliono seguire il cammino di Gesù, mettere ordine nella propria vita e desiderare di giungere alla lieta “visione” di Dio.
don Giuseppe Militello

