Sapere correggere è di chi sa amare
La correzione fraterna è sempre, e prima di tutto, un atto di carità. Va fatta con delicatezza, in privato, con il solo scopo di riconciliare e guadagnare il fratello.
«Se tuo fratello commetterà una colpa…». Gesù colloca la correzione fraterna nel cuore della vita comunitaria. Essa non nasce dal bisogno di avere ragione, ma dalla responsabilità per l’altro, per non lasciarlo solo nel suo errore.
Prima ancora del peccato, viene la relazione. Il percorso indicato da Gesù è graduale e delicato: dal faccia a faccia, dove la parola può ancora salvare senza umiliare, al coinvolgimento della comunità, non per schiacciare ma sempre per sostenere e guadagnare il fratello. Il linguaggio è sorprendente: il fratello è un bene prezioso, che non si può rischiare di perdere, e la correzione è un atto di custodia. Ognuno deve sentire la responsabilità di essere come sentinella per il fratello (I Lettura) per vegliare su di lui come un angelo o un compagno di vita. Chi tace per paura o quieto vivere può cadere nella mancanza di amore, chi, invece, interviene è perché non si rassegna alla perdita del fratello e sa che anche la parola più scomoda può trasformarsi in luogo di salvezza perché «la carità non fa alcun male al prossimo» (II Lettura) in quanto diventa verità senza durezza, coraggio senza violenza, fedeltà anche quando costa.
don Donato Allegretti
Le «Confessioni». Conoscere sé stessi di fronte a Dio
Tra le numerosissime opere del santo vescovo Agostino d’Ippona (354-430), le Confessioni occupano un posto preminente. Scritte dieci anni dopo aver ricevuto il Battesimo (397 ca.), riscontrarono immediato interesse per il fascino del contenuto e per il carattere autobiografico. In esse Agostino riporta l’itinerario della sua conversione con tratti coinvolgenti e poetici, tanto da attirare il lettore e instradarlo sul cammino della conversione. Il testo, composto di 13 libri, fa parlare in prima persona l’autore dinanzi a Dio, al cui cospetto ripercorre il proprio passato, narra del suo presente e indirizza lo sguardo al futuro della vita eterna. Fra i motivi ispiratori di questo capolavoro letterario vi è quello della scoperta della vera gioia che si trova solo in Dio e che scaturisce dalla confessione dei propri peccati.
L’intento di insegnamento pratico, nonché di lode a Dio, dell’intera opera è rintracciabile anche nella suddivisione in più sezioni: i libri I-IV raccontano la propria esistenza lontana dalla retta via; i libri V-VIII espongono il cammino verso la luce e la gioia come esperienza del ritorno a Dio; il libro IX si sofferma sul Battesimo e l’episodio estatico vissuto a Ostia insieme alla madre Monica; il libro X raccoglie le motivazioni dell’intero scritto; mentre i libri XI-XIII sono una prolungata meditazione della Scrittura (sui primi versetti del Libro della Genesi) in cui si affronta la condizione temporale dell’essere umano, il passaggio dalle tenebre alla luce e il traguardo dell’amore divino come consistenza della creatura spirituale e immagine della Trinità. Celebre, fra le altre, è l’affermazione con cui si apre l’intera opera: «Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te» (I,1.5), espressione suggestiva del percorso di vita dalle tenebre alla luce.
Le Confessioni mostrano, dunque, l’attualità dei contenuti della speranza cristiana e ci guidano in maniera esemplare ad allargare il desiderio della felicità fino all’incontro con Dio, colui che «è più intimo a me di me stesso» (III,6,11).
don Giuseppe Militello

