XXXV Il Settembre dell’Accademia
A Verona l’avvio entusiasmante l’8 e il 9 settembre.
La rassegna veronese sarà l’unica a presentare entrambi i programmi proposti nella tournée europea dall’orchestra sassone.
A Verona anche la prima esecuzione in Italia della Sinfonia n 6 di Mahler nell’ambito del Ciclo completo delle sinfonie mahleriane che la Staatskapelle sta affrontando per la prima volta nella sua storia, su iniziativa di Gatti.
Il 9 settembre in programma Brahms e Beethoven con il tocco lirico e profondo della talentuosa Beatrice Rana al pianoforte.
Sarà un avvio scoppiettante quello de “Il Settembre dell’Accademia 2026” al Teatro Filarmonico di Verona.
Il Maestro Daniele Gatti, tra i direttori d’orchestra più acclamati, torna attesissimo nella città scaligera dopo il successo di due anni fa, alla guida della storica e monumentale Sächsische Staatskapelle Dresden – di cui sarà Direttore Principale fino al 2030 per scelta degli stessi orchestrali – con due concerti in due serate successive l’8 e il 9 settembre.
Verona sarà così l’unica città, nell’ambito della tournée in Europa della Staatskapele, in cui verranno eseguiti entrambi i programmi messi in calendario in questo periodo.
Un’occasione davvero rara e fortemente voluta dal Presidente dell’Accademia Filarmonica Luigi Tuppini, che darà modo di godere della qualità eccelsa della compagine tedesca fondata nel 1548 da Moritz, Elettore di Sassonia, e dell’interpretazione che Gatti – da quest’anno anche Direttore Musicale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – saprà imprimere a composizioni e autori che da sempre lo stimolano, oggetto di studio e di ricerca continui.
Il concerto dell’8 settembre sarà infatti dedicato alla Sinfonia n. 6 in la minore (GMV 46), che lo stesso Mahler definì Tragica: un’esecuzione che s’inserisce nel Ciclo completo delle sinfonie del compositore austriaco, affrontato per la prima volta nella sua storia della Staatskapelle Dresden, proprio su iniziativa del Direttore milanese.
Il legame tra Daniele Gatti e la musica di Gustav Mahler costituisce uno dei sodalizi interpretativi più acclamati e profondi della musica sinfonica contemporanea e quella al Teatro Filarmonico di Verona sarà la prima esecuzione in Italia della Sinfonia n. 6 da parte del prestigioso ensemble sassone nell’ambito di questo progetto.

Il 9 settembre invece, con l’eccezionale presenza di Beatrice Rana al pianoforte, in programma ci saranno invece Ludwing van Beethoven con l’Ouverture dell’Egmot e il Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore n. 4 e Johannes Brahms con la Sinfonia n. 2 in re maggiore.
In pratica le due serate saranno un concentrato – sia pure in ordine inverso – dell’evoluzione del sinfonismo tedesco-austriaco tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento, con due composizioni agli antipodi.
La Sesta Sinfonia (1903- 1904) con i celebri colpi di martello con cui Mahler volle raccontare il crollo e l’impotenza dell’uomo di fronte al destino, rappresenta un’assoluta novità rispetto alla sue precedenti composizioni, con un’audacia armonica che presagisce il dissolvimento tonale delle avanguardie. Soprattutto rappresenta il dramma, lo stupore e la tragedia della vita.
Mahler adotta un’orchestra immensa, dove, per la prima volta inserisce la celesta e lo xilofono (che si aggiungono a un organico di percussioni già imponente), creando così una «tavolozza timbrica sfaccettata, dove gli strumenti – ricorda Valerio Sebastiani – assumono perfino significati simbolici: i campanacci delle mucche all’alpeggio alludono alla dimensione naturale, pacifica e idilliaca cui Mahler affianca però un “senso dell’allontanamento dalla terra, della estrema solitudine”; il martello, l’irruzione violenta del destino; lo xilofono, un diabolico scroscio di risa; le campane, la solennità religiosa».
Il significato autobiografico riconosciuto dallo stesso musicista ai suoi lavori qui diventa addirittura presagico per il compositore, che pure vivendo un periodo felice della vita, di lì a poco avrebbe subito i “tre colpi” brutali della sorte: la morte della primogenita Maria Anna all’età di soli cinque anni, l’imminente rottura con l’Opera di Stato di Vienna e la malattia che lo avrebbe condotto pochi anni dopo a prematura morte (1911).
Di tutt’altro tenore il concerto della sera successiva; qui sarà la volta di un altro caposaldo della musica romantica tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma totalmente opposto per atmosfere: Brahms scrive la Sinfonia n. 2 in re maggiore (dopo la lotta per comporre la prima sinfonia) in estate a Pörtschach sul lago, 26 anni prima del lavoro mahleriano: una musica solare, dall’atmosfera pastorale, in cui tutto scorre e, anche nei momenti di tensione, nulla si rompe.
È la luce d’estate in Austria, rispetto alla notte prima del crollo dell’impero che viviamo nell’opera di Mahler.
Brahms è considerato sicuramente l’erede spirituale e musicale di Beethoven e dunque l’accostamento in programma con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in sol maggiore Op. 58 di Ludwig van Beethoven e l’ouverture dell’Egmont è perfetto.
Per l’occasione un’altra star internazionale – Beatrice Rana alla sua prima collaborazione con Daniele Gatti – giunge a coronare due serate di eccellenze: al Teatro Filarmonico di Verona, che fin dagli esordi ha dato spazio alla folgorante carriera della Rana, la pianista salentina, che si è da poco esibita davanti ai leader mondiali al vertice del G7 in Francia, affronterà quello che è ritenuto uno dei suoi cavalli di battaglia e tra le interpretazioni più mature. E Il modo insolito per l’epoca con cui si apre il concerto beethoveniano – con il pianoforte solo che introduce il tema principale in totale intimità – non potrà che esaltare il tocco lirico e profondo della Rana, neomamma dal maggio scorso.
L’attenzione deve restare alta.
“Il Settembre dell’Accademia” promette momenti di grande musica per tutto il cartellone, e tornerà dopo una settimana (il 16/09) con un altro appassionante concerto e a protagonisti di primo piano del panorama musicale internazionale: la Bergen Philharmonic Orchestra con la travolgente direzione di Dima Slobodeniouk e – attesissimo – il pianista norvegese Leif Ove Andsnes, undici candidature ai Grammy, sette Gramophone Awards e numerosi altri riconoscimenti internazionali, acclamato dal Wall Street Journal come «uno dei musicisti più dotati della sua generazione». In programma: il Secondo concerto per pianoforte di Brahms e la Quarta Sinfonia di Čajkovskij.
Quindi, invertendo il rapporto, il 23 settembre la Baltic Sea Philharmonic, con il suo direttore ospite principale l’americano Robert Trevino, eseguirà le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra Op. 33 di Čajkovskij e la Prima Sinfonia di Brahms. Da scoprire nell’occasione, al violoncello, la stella nascente Charlotte Melkonian (classe 2013) definita un vero prodigio.
Chiude l’edizione 2026 della rassegna promossa dall’Accademia Filarmonica di Verona un’altra storica e amata istituzione musicale: l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con due star internazionali; il direttore Stanislav Kochanovsky e il pianista Nikolai Lugansky.

