Antonino Zichichi, tra scienza e fede (quarta parte)
di Giuseppe Lalli
Le Leggi Fondamentali della Natura sono: l’insieme delle tre summenzionate Forze, vale a dire la Forza Gravitazionale, che, alla luce della scoperta di Einstein, si può definire “la scultura dell’Universo”; la Forza Elettrodebole, che risulta dalla miscela delle Forze Elettromagnetiche, alla cui funzioni essenziali si è già accennato, e le richiamate Forze di Fermi, dette Deboli (che costituiscono la valvola di sicurezza che impedisce che il Sole non si spenga né salti in aria), miscela resa possibile, come si è dianzi accennato, dall’esistenza di quella massa immaginaria di cui nessuno, fino a poco tempo fa, poteva supporre l’esistenza; la Forza Subnucleare forte, quella forza che nel nucleo dell’atomo tiene insieme i protoni e i neutroni, che potremmo definire “colla nucleare” (scoperta nel 1947), senza la quale, infatti, a causa dell’interazione elettromagnetica, che tende ad allontanare i protoni (carichi positivamente) dai neutroni (senza carica), il nucleo non potrebbe esistere (giova ricordare che nel cuore del nucleo dell’atomo si è scoperto un vero e proprio universo, governato dalle stesse leggi dell’universo cosmico); più le Tre Colonne Fondamentali (vale a dire le tre famiglie di particelle elementari, in ciascuna delle quali è presente un quark e un leptone).
Le frontiere della nostra conoscenza del cosmo sono ormai tali che Zichichi si sente autorizzato ad affermare che esiste ciò che egli chiama “Il Supermondo”, che può suonare fantascienza ma che è invece, a parere del grande scienziato, il futuro della fisica moderna, un salto epocale dell’intelligenza umana, una scoperta che diventa a suo avviso necessaria se si vuole far diventare realtà il sogno dell’umanità di tutti i tempi, vale a dire che il mondo nasce da una sorgente comune, ciò che comporta l’Unificazione di tutte le Strutture e Forze Fondamentali a cui si è accennato in precedenza. Questa visione scientifica si fonda sull’idea che se non esistesse questo “Supermondo”, se non fosse possibile questa Grande Unificazione, non si potrebbe spiegare l’esistenza di quelle sette forze naturali che ci sono oggi note e di cui si è parlato, che sono presenti sia nel mondo cosmico che in quello subnucleare, e che obbediscono alla stessa Logica. Tutto muove da quella Fisica virtuale nata nel 1932 con la scoperta della “polarizzazione del vuoto” (ciò che all’apparenza sembra un paradosso), che consiste nel fatto che un fotone (un quanto di luce) produce una coppia di elettrone–antielettrone che si annulla e ridiventa fotone: un fenomeno di quella realtà virtuale che la fisica moderna è chiamata ad indagare, e per la quale Zichichi usa l’immagine di un uomo nel deserto che parla con sé stesso. Ebbene, oggi, a parere di Zichichi, tutte le frontiere della fisica sono nella realtà virtuale, fatta di fenomeni invisibili, che non possono essere, per definizione, osservati in modo diretto, e tuttavia danno luogo ad effetti misurabili e riproducibili. Il “Supermondo” non è, dunque, nella visione del Nostro, un’ipotesi fantasiosa, ma la conseguenza logica dello studio rigoroso finora condotta dalla scienza sulla natura, e della cui necessità egli è in grado di fornire la formalizzazione matematica.

Coerentemente con questa impostazione, si può – ad avviso dello scienziato – così argomentare: se esiste “la particella di Higgs”, non potrebbe esistere la “Super particella di Higgs”? Se le dimensioni di quella realtà virtuale, vale a dire non visibile, che è il “Super Spazio” non sono quattro (le tre dimensioni dello Spazio – lunghezza, larghezza, altezza – più il Tempo) ma, forse, quarantatré (ciò che si può non solo ipotizzare ma formalizzare matematicamente, cioè in maniera rigorosamente logica), siamo autorizzati a chiederci: se esiste il “Super Spazio”, perché non dovrebbe esistere il “Super Mondo”? E se esiste il “Supermondo” il primo esempio potrebbe essere, per l’appunto, l’ipotizzata “Super particella di Higgs”. Siamo in attesa di conferme sperimentali, anche se ci vorranno, come per la particella di Higgs, molti anni. Ma Zichichi non demorde: è un uomo senza tempo…Si tratterebbe, come per altre scoperte delle scienze della natura, di trasferire l’astratta ma rigorosa evidenza matematica nella concreta realtà fisica, rimanendo, in ogni caso, nell’Immanenza, non disturbando l’aldilà. Paradossalmente, quel che sappiamo del mondo fisico è molto più astratto di quanto non si potesse supporre. A chi però dovesse lamentare l’inutilità delle scoperte della fisica moderna, bisognerebbe ricordare che da questa astrazione ci viene una grande potenzialità pratica. Una delle tante scoperte fatte dal grande fisico siciliano è aver dimostrato che il protone – che insieme al neutrone, suo fratello gemello sia pure con carica elettrica neutra, costituisce il nucleo dell’atomo – che era stato considerato, al pari dell’elettrone, una particella elementare, ossia fatta solo di sé stessa e quindi priva di struttura, possiede in realtà una struttura cosiddetta “tipo tempo”.
Il protone e il neutrone, che insieme all’elettrone costituisce il tessuto dell’intera realtà della materia, contengono invisibili universi subnucleari, ciò che nessuno aveva mai previsto e che ha aperto alla mente umana orizzonti impensabili fino a pochi decenni fa. Si è tentati di dar ragione a Gottfried W. Leibniz (1646–1716), filosofo e matematico geniale, quando pensava che un pezzo di materia in realtà è una colonia di anime. La ricerca sulla fisica delle particelle mette in crisi, insieme al linguaggio ordinario, lo stesso senso comune: si parla, come abbiamo visto, di “massa immaginaria”, “polarizzazione del vuoto”, “struttura tipo tempo”. Chi avrebbe potuto anche solo immaginare che le particelle di cui è fatta una sola goccia d’acqua fossero sorgenti inesauribili di fenomeni nuovi e di leggi rigorosissime? E chi avrebbe mai potuto concepire che le stelle si sarebbero potute studiare grazie all’indagine condotta su quell’universo subnucleare che sta dentro di noi, così come dentro di noi sta quella realtà strabiliante chiamata Supermondo a cui si è accennato? Il modo in cui queste nuove frontiere della fisica moderna si pongono con il tema del rapporto tra Scienza e Fede diventa, come si può facilmente immaginare, questione di capitale importanza. La complessità che esse evocano è tale che ci lasciano intravedere una realtà che l’intelligenza è in grado di cogliere e persino di formalizzare matematicamente in quanto logicamente consequenziali alle leggi fondamentali conosciute e studiate, ma che le categorie mentali umane, figlie dell’universo quadridimensionale, non riescono a rappresentare. Questo ci ricorda che la vera scienza non aspira a stabilire verità ultime e immutabili ma il suo obiettivo è di avvicinarsi alla realtà del mondo fisico con successive approssimazioni.
C’è, in ogni caso, materia più che sufficiente per credere che non possiamo essere figli del caso. Se fossimo figli del caso, o del caos, non potrebbero esistere le leggi fondamentali della natura, testè richiamate, che sono patrimonio del sapere scientifico e che, come si può evincere già da una loro sommaria illustrazione, obbediscono ad una precisa logica, cioè ad un coerente e ordinato svolgimento. C’è dunque una logica nella complessità, e il tutto non può non rimandare ad un autore. Altro che materialismo! Esso è smentito dalla complessità della materia: siamo in presenza di un’affascinante ricerca, quella della fisica moderna, che si configura come una metafisica della materia, o, meglio, una scienza che può fornire delle basi solide ad una nuova filosofia della natura, e che più della metafisica classica può rendere conto della grande complessità del mondo. Si può concludere che conosciamo troppo la materia per poter essere materialisti. E siamo appena agli inizi: nessuno scienziato può dire dove porterà quel gran libro aperto da Galilei circa quattro secoli fa.

