Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino: città erniche
È scritta nella pietra la storia millenaria di questi borghi della Ciociaria, nel Lazio meridionale. L’antico popolo degli Ernici (herna=pietra) infatti, fortificava gli insediamenti con mura megalitiche di enormi massi incastrati a secco in opera poligonale.
Le quattro città del popolo ernico sono le Hernica Saxa, le Rocce Erniche, ricordate da Virgilio nell’Eneide. Ciascuna sorge in posizione panoramica dominante offrendo una visione circolare sulla Valle del Sacco, circondata dai Monti Ernici e dalla catena dei Lepini.
Con il Progetto “Hernica Saxa. Dove la Storia lega, la Cultura unisce”, diretto da Antonio Ribezzo, presidente della sezione Archeoclub d’Italia di Ferentino, si sono candidate a Capitale italiana della Cultura 2028 ponendosi come modello innovativo, ispirandosi alla Lega Ernica del VI secolo a.C. che difendeva il territorio da Roma e dalle incursioni di Volsci e Sanniti.
Il progetto continuerà a perseguire gli obiettivi, sostengono convintamente i quattro sindaci, in un’alleanza sinergica fondata sulla cultura come motore di sviluppo economico e coesione sociale, fino alla creazione di un grande Museo Virtuale delle Città Erniche, il più esteso sistema di mura megalitiche d’Europa, che il progetto intende candidare a Patrimonio UNESCO.
Anagni, patria di Gregorio IX e Bonifacio VIII, nel XIII secolo fu residenza dei pontefici e sede di eventi storici, come il celebre “schiaffo”.
La Cripta di San Magno nella Cattedrale celebra la sintesi pittorica del pensiero medievale, definita “Cappella Sistina del Medioevo”. Sono 21 le volte ripartite da 12 colonne, affrescate con la storia della Salvezza dalla Creazione al Giudizio Universale, e un ciclo sulla Teoria degli Elementi platonici, su una superficie di 540 m². Sulle pareti i miracoli attribuiti a S. Magno. Accanto alla Cripta l’oratorio di San Tommaso Becket.

Fuori dalle mura, nel monastero delle clarisse di San Pietro in Vineis nel 1926, nel corso dei lavori per realizzare un Convitto per orfani, in un ambiente posto sopra la navata destra vennero rinvenuti pregevoli affreschi sulla Passione, Resurrezione, San Francesco e altri santi.
Alatri è dominata dall’Acropoli, spazio sacro e presidio difensivo protetto da una delle più imponenti opere di architettura megalitica d’Europa.
L’aspetto attuale risale alla trasformazione del II sec. a.C. con mura ciclopiche poligonali che racchiudevano un tempio, oggi inglobato nella Cattedrale di San Paolo. Una lapide ricorda che lo scrittore tedesco Gregorovius nel suo Grand Tour, davanti alle mura di Alatri ebbe un’emozione maggiore che alla vista del Colosseo.
Due le porte di accesso: Porta Minore, e Porta Maggiore sul lato meridionale con architrave monolitico di straordinarie dimensioni, oltre a tre nicchie (santuari). La strada che costeggia le mura è stata scavata nel terrapieno per la visita di papa Gregorio XVI nel 1843.
La Cattedrale di San Paolo è edificata sullo sperone roccioso (ierone), dove il 21 giugno gli alatrensi vengono a celebrare il natale della città. Si crede, infatti, che in quella data il primo raggio di sole sullo ierone ne abbia disegnato il perimetro.
All’interno, la statua del patrono San Sisto I e la reliquia del Miracolo Eucaristico dell’Ostia Incarnata, avvenuto nel 1228, quando una ragazza conservò in un fazzoletto un’ostia consacrata, trovata tre giorni dopo mutata in carne viva.
Il Museo archeologico, privo di barriere fisiche, sensoriali e cognitive, grazie ai fondi del PNRR, verrà riaperto il 16 maggio per la Notte europea dei Musei.
La collegiata di Santa Maria Maggiore prospetta sull’omonima piazza col suo gigantesco rosone traforato a motivi trilobati, affiancata dalla fontana dedicata a Pio IX che portò l’acqua in città.
Nel complesso di San Francesco è stato rinvenuto, all’interno di un cunicolo, l’affresco del Cristo nel Labirinto, un unicum dell’arte medievale europea che ha attratto l’interesse internazionale.
Vasto anche il patrimonio immateriale di tradizioni religiose e civili, come la spettacolare Processione del Venerdì Santo con 600 figuranti in costume, che racconta Vecchio e Nuovo Testamento e culmina nella scena recitata della Crocifissione.
Veroli è una terrazza panoramica sui Monti Ernici. La basilica di Santa Maria Salome conserva le reliquie della santa protettrice e la Scala Santa. Nel Seminario, la Biblioteca Giovardiana è la più antica del Lazio meridionale.
Il Museo archeologico integra due strutture romane: la sostruzione in opera poligonale dell’antico foro e un ipogeo a quattro vani comunicanti. Pregevoli i Fasti Verulani, un calendario romano inciso su lastra di marmo. Di prossima apertura il Museo archeologico nazionale dei Popoli italici “Amedeo Maiuri” con una sezione dedicata a Ernici, Volsci e Latini.

L’arte si intreccia alla spiritualità nell’Abbazia di Casamari, massima espressione dell’architettura gotico-cistercense, con chiostro e sala capitolare di ispirazione francese.
Tra secolari faggete, il pianoro di Prato di Campoli è una meta di trekking e picnic per godere della vista panoramica e fare escursioni.
Ferentino è posta sulla via Latina, arteria di collegamento con il sud della penisola. Da Porta Montana si raggiunge il mercato coperto di età sillana, inserito nel tessuto murario dell’Acropoli, ricavato nella sostruzione del terrazzamento nel II – I secolo a.C.
Sulla spianata, la cattedrale è rivestita di conci in travertino. All’interno, pavimento cosmatesco e l’elegante ciborio duecentesco sulle spoglie del Patrono Ambrogio, centurione e martire cristiano tenuto prigioniero nel criptoportico dell’Acropoli, grande opera ingegneristica romana.
La chiesa abbaziale di Santa Maria Maggiore è tra i monumenti più significativi del Lazio meridionale, edificata su una domus romana in stile gotico cistercense.
Le pendici dell’Acropoli sono contenute da una possente opera muraria. Nel lato meridionale, la fascia pelasgica di blocchi di pietra calcarea è sovrastata da quella in opus quadratum di epoca romana in travertino con finestre. Nel Medioevo si effettuò un’ulteriore sopraelevazione e alcuni tratti furono fortificati con torri. Nel tratto meridionale della cinta muraria, Porta Sanguinaria mostra le tre epoche costruttive: preromana, romana e medievale. Da qui transitavano i condannati a morte, giustiziati nella sottostante Aia del Monticchio.
Sfruttava il declivio della collina sottostante il teatro romano, i cui resti sono stati scoperti nel 1923 in un giardino privato, sovrastato da case medievali edificate sulle strutture della gradinata. Unico edificio teatrale in Ciociaria, attesta il ruolo della città in epoca imperiale. Rilevanti interventi di restauro e consolidamento lo hanno restituito alla fruizione pubblica.
Sotto Porta Maggiore, nell’antico foro esterno alla città, sulla roccia viva è scolpita l’epigrafe del II secolo d.C., appena restaurata, del monumento funerario e testamento del quadrumviro per l’edilizia e la giustizia Aulo Quintilio Prisco che ricorda le cariche pubbliche, i benefici e doni che il magistrato elargì al popolo ferentinate.
La gastronomia è elemento identitario. La zona è a vocazione vitivinicola, e i romani disboscavano e piantavano vigneti. Da “cesae” (alberi tagliati) deriva il nome del vitigno Cesanese, a cui attribuivano poteri medicamentosi apprezzati da papi, imperatori e nobili che andavano a depurarsi a Fiuggi.
La cucina ciociara è legata ai prodotti della terra. I piatti della tradizione sono le paste fresche con farina e acqua: sagne, fettuccine, fini fini, gnocchi e ciambelle al vino.
Un’attrazione gastronomica è ad Anagni il timballo alla Bonifacio VIII: fettuccine condite con sugo di regaglie e polpettine, infornate in una teglia rivestita di prosciutto. La ricetta è tramandata da oltre trecento anni dalla famiglia del ristorante Casa del Gallo, che l’ha depositata all’Ufficio Brevetti.

