Una fede condivisa
Gesù vince la diffidenza di Tommaso mostrando le sue piaghe. Affidiamoci alla misericordia di Gesù, che sana le nostre ferite e ci invia per portare pace a chi è nella paura.
«Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui». Ciò che scrive Pietro nella sua prima lettera esorta ciascuno di noi a vivere la beatitudine della fede che il Risorto proclama dopo essere stato riconosciuto da Tommaso: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Tommaso pretende di vedere personalmente giacché non si fida della testimonianza degli altri e della comunità. Non ha creduto alla parola della Maddalena. La sua assenza, nel primo giorno della settimana, lo attesta: egli non è con gli altri apostoli perché non ha accolto l’annuncio di Maria. Allo stesso modo non crede a ciò che i suoi compagni gli dicevano. C’è qui un verbo all’imperfetto per sottolineare l’insistenza con cui gli altri discepoli gli hanno annunciato il loro incontro con il Risorto, come pure l’ostinazione di Tommaso a non credere alle loro parole. E il Signore si manifesta al discepolo incredulo non quando è solo con sé stesso, ma quando è di nuovo nella comunità. Ogni comunità cristiana è questo luogo in cui non solo ogni bene è in comune, come ci dice la pagina degli Atti, ma dove è soprattutto la fede ad essere condivisa e ciascuno sostiene la fede dell’altro.
d. Luca Fallica, Abate di Montecassino
Perdonati e chiamati alla santità
La II Domenica di Pasqua, detta in Albis, chiude l’ottava pasquale, ed è tradizionalmente legata al Battesimo dei catecumeni che, in questo giorno, deponevano le vesti bianche (alba), simbolo della purezza della vita nuova in Cristo. Il 30 aprile del 2000, in occasione della canonizzazione della beata suor Maria Faustina Kowalska, san Giovanni Paolo II istituì per questo giorno la festa della divina Misericordia, adempiendo alla richiesta di Gesù a suor Faustina nel 1931. Leggiamo nel suo Diario: «Nessun’anima troverà giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua deve essere la festa della Misericordia e i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia» (p. 378).
Alcuni hanno criticato l’unione delle due denominazioni, ma è evidente il loro legame: la risurrezione è il trionfo della misericordia, che offre perdono e vita nuova nella grazia a chi si converte. Va, infatti, ricordato che la misericordia divina va intesa come un invito alla conversione e non come un “permesso a peccare”. Dio, infatti, è amore (1Gv 4,8), ma anche giustizia. La Scrittura è chiara: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15); «Se non vi convertite, perirete» (Lc 13,3); «Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Nessuna promessa di impunità per il peccato, quindi, ma un invito alla santità. È nel Dio trinitario che «l’amore, contenendo la giustizia, dà l’avvio alla misericordia, che a sua volta rivela la perfezione della giustizia» (Dives in misericordia 8).
Dio è pronto a perdonare ogni peccato, ma chiede al peccatore umiltà, pentimento e ferma decisione a lottare contro il male (CCC 1458). La croce di Cristo, poi, ci ricorda che la grazia è gratuita, ma esige una risposta: fede, conversione e impegno nella vita nuova. In questa domenica, la Chiesa ci annuncia: «Cristo è risorto! La misericordia di Dio ha vinto sul nostro peccato!». Tocca a noi accoglierla e lasciarci trasformare dalla grazia.
don Pietro Roberto Minali, ssp

