Il potere silenzioso del Regno
Il male cresce accanto al bene. In ognuno di noi ci possono essere sia grano sia zizzania.
La pazienza di Dio ci insegna a non giudicare, ma ad attendere, con speranza, la mietitura.
Tre parabole ci parlano oggi del modo paziente e discreto con cui Dio fa crescere il suo Regno nel mondo e nei cuori (Vangelo). Quella della zizzania e del buon grano mostrano il bene e il male che crescono insieme; il padrone del campo ordina ai servi di non estirpare ora la zizzania per non rischiare di sradicare con essa anche il buon grano. Dio educa al discernimento, a non giudicare troppo presto, ma a credere nella possibilità di conversione di ogni uomo. Quelle del granello di senape e del lievito rivelano la forza nascosta del Regno: un seme quasi invisibile che diventa poderoso e una piccola quantità di pasta lievitata che fa crescere tutta la massa. Così agisce Dio: non s’impone con potenza, ma porta vita senza misura; la grazia che ha messo in noi, pur nascosta, ha la forza di esplodere se la lasciamo agire. Dio attende, trasforma, non giudica con fretta ma coltiva con tenerezza. Egli è padrone e Signore di tutti e per questo è capace di essere indulgente con tutti (I Lettura). E quando noi, fragili e impazienti, non comprendiamo i suoi disegni, lo Spirito viene in aiuto e intercede per noi secondo il suo volere (II Lettura): egli lavora silenziosamente nel cuore perché tutto sia in lui e per lui.
don Donato Allegretti
Monte santo e solitario. Qui conosci il vero Francesco
L’Anno Giubilare Francescano ci invita a riscoprire la personalità del Santo nella sua piena e robusta grandezza, lontana da un vago naturalismo. Qui lo faremo con due riflessioni su La Verna, il monte dove san Francesco ricevette le stimmate e che resta, anche oggi, uno dei “luoghi-primavera dello Spirito”. Tutto ebbe origine nell’anno del Signore 1213, allorquando il santo Francesco, nella regione di Montefeltro parlò così bene e appassionatamente dell’amore di Dio, che il conte di Chiusi in Casentino, Orlando Catani, presente tra il popolo, disse al Santo: «Io ho in Toscana un monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia… S’egli ti piacesse, volentieri io ti donerei a te e ai tuoi compagni per salute dell’anima». Il Santo accettò e da allora è un luogo santo, un luogo dello spirito, un luogo primavera dello spirito, destinato alla preghiera e alla contemplazione di Dio. E inoltre il Santo su questo monte “solitario e salvatico”, ricevette le stimmate. Si leggano le bellissime pagine dei Fioretti. Per ogni buon cristiano che vuole conoscere e soprattutto imitare la grande fede del Santo di Assisi, La Verna appare simile nella tensione spirituale e, fatte le dovute distinzioni, ai monti santi della Bibbia: Moria, Tabor, Calvario. Il “Salire a La Verna” potrebbe quasi costituire un poemetto della vita e dell’anima in cui sono superate le sdolcinate e qualunquistiche immagini del Santo fatte ad arte per dire tutto e nulla. Ci si immerge nella grande e vigorosa personalità di penitenza, di preghiera, di grande rispetto e devozione alla Chiesa. A La Verna non ci si va solo per respirare l’aria pura e immergersi nel suggestivo panorama dei boschi, ma anzitutto per “guardare in faccia” questo gigante della fede cristiana che è san Francesco. Siamo quasi trascinati a confonderci con gli innumerevoli suoi seguaci che, nell’arco di tanti secoli, sono saliti qui. E qui potremmo risentire la voce del Santo che non ha sbattuto la porta in faccia alla Chiesa, non è uscito, ma è rimasto dentro cercando di “rinnovellarsi”, pur nei limiti della fragilità umana. E il suo secolo, il XIII, non era migliore del nostro, ma era solamente “impelagato” in contraddizioni sociali diverse dalle nostre.
don Vincenzo Arnone

