Il regno di Dio è il tesoro più grande
Il credente è colui che fa una coraggiosa scelta di fede: rinuncia con gioia a tutto per possedere questo tesoro del Regno.
Oggi ricorre la 6ª Giornata dei Nonni e degli Anziani.
Oggi la Parola pone alla nostra attenzione il tema della sapienza. Salomone chiede a Dio un cuore docile che sappia distinguere il bene dal male, cioè il discernimento per governare con giustizia e saggezza (I Lettura). Le parabole del Regno sottolineano l’importanza di riconoscere il bene più prezioso (Vangelo). Così fanno i protagonisti delle parabole del tesoro e della perla che agiscono con prontezza per raggiungere il bene tanto desiderato. Similmente il discepolo, che ha fatto un incontro personale e concreto con il Signore Gesù e ha scoperto che è lui la felicità a cui tanto aspira, vende ogni cosa per rimanere in questa relazione che nel suo discernimento ha compreso essere il bene più grande. Nella terza parabola gli angeli, alla fine del mondo, separano i buoni dai cattivi così come fanno i pescatori che raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Chi comprende queste parabole – dice l’evangelista – è come uno scriba che, divenuto discepolo, possiede il tesoro della sapienza. San Paolo ricorda che per coloro che amano Dio tutto concorre al bene e perciò il bene massimo, la salvezza, dà significato alle loro sofferenze (II Lettura).
don Antonio Sozzo
Qui vengono elargiti i privilegi che donano la vita eterna
Arrivati al monte La Verna con il cuore gonfio di amore, a mani vuote e la mente aperta a tutte le suggestioni religiose, si trova, in sul principio, un prezioso aiuto nella contemplazione delle opere dello scultore Andrea Della Robbia: Natività, Annunciazione, Deposizione, Ascensione; immagini pie, delicate, che emanano pace e serenità, così come il santo Francesco faceva nel superare il peccato, l’odio e le guerre di allora. La Cappella delle stimmate è poi il massimo segno della forza e della grandiosità del Santo, in preda all’ardore divino.
Si risente l’eco dei Fioretti in quell’innocenza di linguaggio e di azioni che agli occhi del moderno lettore potrebbe sembrare un ricordo archeologico, ma al cuore del credente, invece, un messaggio perennemente attuale: «Gli apparve un Uomo in forma di serafino, confitto a una croce. A quell’apparizione il beato servo dell’Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il significato… Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso Uomo crocifisso».
Qui il visitatore-pellegrino non deve chiedere spiegazioni storiche, artistiche, ma immergersi nel silenzio, carico di significati e di messaggi spirituali; è il caso di dire: il silenzio vale più della parola, il silenzio parla. «Altissimo onnipotente bon Signore, tue son le laude, la gloria e l’onore et omne benedizione. Altissimo onnipotente bon Signore».
Si scende, il monte alle spalle, come una nuvola sacra che fugge e rincorre i pensieri del pellegrino attento. E inoltrandosi nei tornanti che conducono a Chiusi, a Bibbiena, la sagoma del Monte, a mano a mano scompare, ma non l’eco della preghiera che i frati e gli ospiti alzano al Signore Dio ogni giorno nella recita dell’Ora nona: «Crucis Christi Mons Alvernae / recenset mysteria / ubi salutis aeternae / dantur privilegia…»: Il Monte della Verna rivive i misteri della croce di Cristo, là dove vengono elargiti gli stessi privilegi che donano la vita…
don Vincenzo Arnone

