Galà di Casa Sant’Anna con i Savoia
Al Galà di Casa Sant’Anna il principe Filiberto di Savoia, ospite d’onore.
Anche quest’anno si è tenuto a Roma il noto Galà di Beneficenza per raccogliere fondi da destinare a Casa Sant’Anna. Ospite d’onore al Gran Galà di “Casa Sant’Anna Onlus”, Emanuele Filiberto di Savoia.
Ottima riuscita dell’evento, organizzato nella Capitale dalla Delegazione Lazio degli Ordini Dinastici Sabaudi presso la residenza storica dell’Aurora Pallavicini, sul Colle Quirinale.
L’evento benefico è stato dedicato alla promozione delle opere di Casa Sant’Anna, fondata vent’anni fa dal Parroco Don Vittorio Bernardi, che cura vari progetti nelle periferie della Capitale.
Prima di dare il via all’evento, il Capo della Real Casa di Savoia ha raccontato ai Media presenti qualcosa su ciò che lo riguarda e a cui tiene fortemente, come ad esempio una battaglia che combatte da molto tempo, ovvero il trasferimento sul suolo italiano delle salme dei suoi nonni: l’ultimo Re d’Italia Umberto II e la consorte Maria José del Belgio. A tal proposito, il Principe si augura di poter risolvere presto questa situazione: «l’idea, più che la pratica, può definirsi a buon punto. Ho potuto parlare con la presidenza del Consiglio, con diversi ministri, con il Vaticano e sono tutti d’accordo. Adesso ci vuole solo il beneplacito, e non l’autorizzazione, della presidenza della Repubblica».

Quindi il Principe aspetta il consenso del Presidente Sergio Mattarella.
«Io credo – prosegue Emanuele Filiberto – che sarebbe un gesto molto giusto e molto bello da parte del Presidente della Repubblica. Un gesto che significherebbe una riappacificazione con Casa Savoia, per chiudere un cerchio che era aperto dal ’46. Spero che tutto questo possa farsi al più presto». Le parole di Emanuele Filiberto ovviamente, vanno contestualizzate al raggio d’azione del governo italiano e quindi della premier Giorgia Meloni, che è sicuramente una delle figure per le quali, il Principe, con riferimento al suo specifico ruolo, nutre un certo rispetto.
La sua opinione in merito:
«All’interno credo che l’Italia stia andando bene. Vedremo quel che succederà dopo, ma al momento il mio giudizio è positivo. Credo che il nostro sia un Paese molto forte, politicamente e diplomaticamente. L’Italia è un Paese che ora ha saputo mantenere e rafforzare i rapporti con le grandi potenze». Si parla poi di sport. Una delle passioni tra le più note del Principe riguarda proprio lo sport, nello specifico quello che a detta di molti potrebbe considerarsi lo sport nazionale: il calcio.
Emanuele Filiberto in merito ha dichiarato: «La mia passione per il calcio nasce in maniera semplice. Ero in esilio a Ginevra quando la Juventus venne a giocare contro il Servette. All’epoca, agli inizi degli Anni ’80 non c’era il satellite. E, dunque, ho scoperto questa squadra bella, interessante e molto legata a Casa Savoia. È da qui che è nata la mia passione per il calcio.
Passione che si è rafforzata quando ho scoperto che in Italia, a Torre Annunziata, c’era una squadra che si chiamava “Savoia”. Parliamo di una squadra che ha avuto tanti problemi, anche a livello di infiltrazioni camorristiche, per la complessità del territorio, ma anche di una squadra che era in Serie A e che aveva quasi vinto lo scudetto nel ’24, oltre cento anni fa».
Ho sempre pensato che non fosse una squadra da lasciar cadere. E adesso, infatti, siamo saliti dall’Eccellenza alla Serie D e siamo sul filo dei play-off. Se tutto va bene, spero di arrivare quest’anno in Serie C. Il calcio è complicato, costoso e bisogna avere le persone giuste. Ed io credo di averle» dichiara il Capo della Real Casa, soddisfatto soprattutto della ripresa della sua squadra che dallo scorso dicembre ha macinato punti in classifica, ottenendo una lunga striscia di risultati utili. Il cognome di Emanuele Filiberto, indubbiamente, costituisce un’eredità pesante da portare avanti in Italia, specie nella contemporaneità. Ma, nelle parole del Principe, il ruolo di Casa Savoia trova e deve trovare spazio: «Quello che facciamo con gli Ordini Dinastici si concentra sull’aiuto al prossimo, sostenendo iniziative anno dopo anno. Sono molto fiero di quello che stiamo facendo e dei miei delegati, in Italia e all’estero, grazie ai quali l’anno scorso siamo riusciti a dare un milione di euro in beneficenza» dice orgogliosamente Emanuele Filiberto.
«Voglio fare – prosegue – quella che chiamo “beneficenza a chilometro zero”, con ogni delegazione pronta ad aiutare il suo territorio con associazioni piccole ma concrete. Quello che raccogliamo può fare la differenza. Il ruolo di Casa Savoia è anche di memoria storica. Non dimentichiamo che per più di 80 anni la storia è stata riscritta dai vincitori e a mio avviso, non sempre è stata scritta molto bene. Subito dopo un referendum, ancora adesso con molti punti interrogativi, Casa Savoia è stata demonizzata. Spero che attraverso tutto quello che ho fatto e che continuo a fare, anche in televisione, possa coltivarsi l’affetto con il pubblico».
Emanuele Filiberto cita la Tv perché in effetti è un volto noto del mondo televisivo, con celebri apparizioni in programmi come “Ballando con le Stelle” o “Amici”. Stando alle dichiarazioni del Principe la scelta di approdare sul piccolo schermo non è stata casuale: «ho fatto televisione per farmi conoscere dagli italiani. Dopo 30 anni di esilio, molte cose erano state scritte su di me che non erano giuste. Chiedendomi quale fosse il modo più efficace, la televisione mi è parsa come il giusto modo di entrare ogni settimana nelle case degli italiani. E da “Ballando con le Stelle” in poi ho continuato». Il Principe conclude affrontando la questione più ostica che gravita attorno a Casa Savoia: quella inerente ai gioielli di famiglia. Emanuele Filiberto ha dimostrato di credere nei propri mezzi perché «lo Stato italiano non c’entra in questo: è la giustizia italiana che deve decidere». Su questo punto Emanuele Filiberto è molto determinato; e ci tiene a precisare: «Abbiamo depositato le nostre memorie e stiamo aspettando il giudizio che dovrebbe arrivare a breve, con quelli che sono i tempi della giustizia italiana. Ma che l’Italia lo accetti o no, la mia volontà è quella di continuare questa battaglia. Se non in Italia alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Penso che, alla fine, ci riusciremo perché è una cosa giusta. Questi gioielli sono gioielli privati, acquisiti con i soldi personali dei membri di Casa Savoia, sequestrati dopo che mio nonno li ha solo depositati alla Banca d’Italia. All’epoca anche Einaudi (l’allora governatore della Banca d’Italia, NdR) aveva detto “non capisco perché il Re li deposita qua, i gioielli sono i suoi”. Quello che non ho mai capito è perché non siano mai stati esposti o fatti vedere» conclude Emanuele Filiberto di Savoia.

