Giardino di Ninfa nel Lazio
di Maria Serena Patriarca, giornalista e travel blogger
Giardino di Ninfa: alla scoperta di questa perla floreale del Lazio, unica nel suo genere.
Oggi vi portiamo alla scoperta di una tappa “cult” della primavera nel Lazio: il bellissimo Giardino di Ninfa. Colori, aromi, profumi, il canto degli uccelli e la “musica” delle acque: paradossalmente il Giardino di Ninfa, a cui si accede con visite guidate e con le validissime spiegazioni delle guide, andrebbe invece assaporato nel totale silenzio e nell’immersione nella sua affascinante natura, che sembra dipinta in un quadro di magia.
Tutto a Ninfa ha un suono, ad iniziare dai giochi d’acqua voluti da Roffredo Caetani (che, non a caso, era musicista) e che con varie cascatelle tramutano in una sorta di note musicali le acque del laghetto sorgivo omonimo.
Più di 8 ettari di estensione, oltre 1300 piante introdotte nel giardino, ben 100 uccelli censiti. Questi i numeri del Giardino di Ninfa, oasi floreale di rara bellezza nel Lazio, a pochi minuti di auto dal borgo di Norma. Come ogni anno, la stagione primaverile attira qui turisti da tutto il mondo, tant’è che sono organizzate visite guidate anche in Inglese. All’interno del giardino di Ninfa si trovano 250 specie di rose, meli ornamentali e ciliegi e che in primavera fioriscono in modo spettacolare, nonché una grande varietà di aceri giapponesi, betulle, magnolie decidue, iris palustri, glicini, lavanda in un trionfo di colori unico nel suo genere.
Non a caso, il giardino di Ninfa è stato dichiarato Monumento Naturale dalla Regione Lazio nel 2000, al fine di tutelare il giardino storico di fama internazionale.
Ma da dove deriva il nome Ninfa? Sembra risalga ad un tempio di epoca romana costruito nei pressi dell’attuale giardino, dedicato alle divinità delle acque sorgive.
Le prime notizie del borgo di Ninfa risalgono all’VIII secolo, quando l’insediamento entrò a far parte dell’amministrazione pontificia, ed ebbe un ruolo strategico per la presenza della via pedemontana che permetteva di recarsi al sud evitando la Via Appia, troppo spesso impaludata e non percorribile.
Dall’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città, e fu governata da varie famiglie nobiliari come i Tuscolo e i Frangipane, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina: nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella chiesa di Santa Maria Maggiore, di cui oggi restano i ruderi. Si alternarono poi i Conti, la famiglia Colonna ed i Caetani.
Nel 1298 Benedetto Caetani, noto come Papa Bonifacio VIII, acquistò Ninfa ed altri territori vicini per suo nipote Pietro II Caetani.
L’anno 1382 segna uno dei momenti più difficili della storia di Ninfa: la città fu saccheggiata e distrutta dalle truppe sostenitrici dell’antipapa nel Grande Scisma.
La città non fu più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la vicina pianura, e i pochi abitanti sopravvissuti se ne andarono lasciandosi alle spalle i resti di una città fantasma; gli stessi Caetani si spostarono a Roma. In questo triste frangente le cinque chiese (a cui vennero dati i nomi delle basiliche romane, come Santa Maria Maggiore e San Giovanni, di ognuna delle quali oggi resta l’abside, e i cui affreschi, in gran parte, sono stati portati al Castello Caetani di Sermoneta) continuarono ad essere frequentate dagli abitanti delle vicine colline per tutto il XV e in parte del XVI secolo, per poi essere abbandonate anch’esse.
Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un “Giardino delle Delizie“: fece realizzare, accanto alla rocca medievale, un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, coltivandovi pregiate varietà di agrumi, fra cui il Citrus Cajetani. Nel XVII secolo anche il Duca Francesco IV si occupò dell’hortus conclusus ma presto la malaria costrinse anche lui ad abbandonare Ninfa. Della sua opera rimangono le fontane e le polle d’acqua.
Alla fine dell’Ottocento i Caetani ritornarono sui possedimenti da tempo abbandonati. L’inglese Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onoraro Caetani, con due dei suoi sei figli, Gelasio e Roffredo, si occupò di Ninfa creandovi un giardino in stile british. Furono bonificate le paludi, furono estirpate gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, e vennero piantati i primi faggi, cipressi, lecci, così come moltissime piante di rose. Furono restaurate anche alcune rovine, fra cui il palazzo baronale (municipio), che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede di alcuni uffici della Fondazione Roffredo Caetani.
La realizzazione del giardino fu guidata soprattutto da sentimento e sensibilità, seguendo un indirizzo informale, libero, spontaneo, senza geometria stabilita.
Ma c’è una donna che svolse un ruolo fondamentale per il Giardino di Ninfa in epoca più recente, ovvero negli anni Trenta del Novecento: si tratta di Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, che introdusse nuove specie di arbusti e rose, ma soprattutto aprì le porte del Giardino al circolo di letterati ed artisti legato alle riviste letterarie da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”.
L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani: pittrice delicata e sensibile, curò il giardino come se fosse un grande quadro, con particolare cura nell’accostamento dei colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, evitando l’uso di sostanze inquinanti. Insieme alla madre Marguerite, Lelia introdusse numerose rose rampicanti, magnolie, prunus, e realizzò il rock garden, chiamato anche “colletto”.
Donna Lelia istituì la Fondazione Roffredo Caetani nel 1972, cinque anni prima della sua morte, al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, e di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta.
Per prenotazioni visite ed informazioni consultare il sito www.giardinodininfa.eu

