A tu per tu con il Maestro Alessandro Lupo Pasini
Il Maestro Lupo Pasini, musicista eclettico, sin da piccolo scopre la sua propensione alla musica che lo porta nel corso della sua carriera a lavorare con importanti istituzioni tra cui il Teatro La Scala di Milano. Di base un eccellente pianista sia solista che accompagnatore. Ha accompagnato celebri nomi della lirica e non solo.
Maestro quado ha capito che la musica sarebbe stata la sua strada?
All’età di 3 anni persi la vista, a causa di un’infezione agli occhi, per 8 mesi. Quando, finalmente, la riacquistai, sapevo riprodurre qualsiasi brano ascoltassi alla radio o in televisione. A 6 anni feci il mio primo concerto di pianoforte. Da lì capii che la musica avrebbe coinciso con la mia vita.
Degli anni di studio cosa le è rimasto impresso?
L’importanza di ogni docente che mi ha seguito. Tutti hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia preparazione. C’è sempre da imparare, nella vita. E anche oggi, dopo tanti anni, so di non sapere e continuo a studiare. Ma, in fondo, questo è l’aspetto più affascinante della musica. Non basta una vita.
Quali sono le esibizioni che ritiene più importanti e perché?
Mi spiace ripetermi ma tutte le esibizioni, anche davanti ad un pubblico esiguo, hanno lo stesso valore di quelle davanti a 100.000 persone. Anzi, davanti ai pochi, occorre impegnarsi anche di più. Lo meritano per il solo fatto di esserci.
Lei ha accompagnato molti cantanti, con chi ha trovato una maggiore coesione?
Ogni cantante, più o meno famoso, come ogni musicista, ha qualcosa da donare. Ho sempre apprezzato tutti quelli con cui ho collaborato. Tutti mi hanno saputo emozionare. Ciascuno a proprio modo.
La musica classica, ma non solo. Lei porta avanti da tempo un progetto che possiamo definire crossover, dove la musica classica/lirica trova un punto di incontro con il pop ce ne può parlare?
Non credo esitano “categorie” musicali. La musica è una. Io amo suonare dal barocco al pop. Sono (musicalmente parlando) onnivoro. Il progetto Pop& Opera nasce proprio da questa consapevolezza: offrire al pubblico generi apparentemente così distanti per dimostrare che la musica è una, non ha confini né barriere né, tantomeno, classificazioni di genere.
Dal suo punto di vista qual è il punto di incontro tra due generi musicali all’apparenza distanti?
La musica è un punto d’incontro. Le distanze, casomai, le creiamo noi classificandola in generi.
Che cosa è per lei la musica?
La musica coincide con la mia vita. Dico sempre, sorridendo, che quando sarò ricco pagherò per suonare. È un bisogno, uno scambio di energia con il pubblico, durante il quale dimentico tutti i problemi e godo di quel momento e di quella magia, unica ed irripetibile.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Fare più musica possibile e incontrare sempre più pubblico per donare gioia, spensieratezza e qualche emozione. La musica è un mezzo, non un fine; serve a far star bene chi la fa e chi la riceve.

