L’idolatria
“Si sono fatti un vitello di metallo fuso… gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele” (Es 32.8).
Scorrendo le pagine della Bibbia è grande lo stupore che suscita nel lettore l’amore con cui Dio guida il suo popolo e la premura con cui lo protegge in tutte le tappe della sua storia (pensiamo all’esodo dall’Egitto e all’ingresso nella terra promessa).
A motivo di questo intenso legame con il suo popolo, al punto che Dio considera Israele sua “sposa”, la Bibbia non esita a presentare Dio come un “Dio geloso”, perché non tollera che il suo popolo si rivolga ad altre divinità. Queste lo trascinerebbero nel tradimento dell’idolatria, orientando il suo cuore e il suo culto agli idoli scolpiti dalle mani dell’uomo o alle immagini con cui vengono raffigurati. Per questo Dio educa costantemente il suo popolo alla luce della sua Parola: “Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idoli né immagine alcuna. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso” (Es 20,3-5).
La Bibbia è la storia di Dio che la guida, ma è anche la storia dell’uomo che la abita. Nella dimora dell’uomo, cioè nel suo cuore, può non esserci più posto per il vero Dio. Il vero Dio regola l’universo, ne stabilisce l’armonia e il progresso, conservandone la bellezza e l’ordine. A lui si oppone l’idolo, che la Bibbia conosce in tutte le sue dimensioni.
L’idolo si presenta sotto l’immagine di tutto ciò che vive nel creato (persone, animali, cose) con la pretesa di sostituirsi al vero Dio, come anche con il volto del denaro, del successo, del potere, della carriera, del lavoro.
Allora, come dice il profeta Abacuc, l’uomo rivolge a questi idoli il suo culto “offrendo sacrifici e bruciando incenso perché grazie a loro gode di ogni abbondanza e il suo cibo è succulento” (1,15-16).
E il rischio di un culto che può tentare l’uomo e la donna di ogni tempo.
don Primo Gironi, ssp, biblista

