Passeggiando per San Fele
San Fele ( Sandə Fèlə in dialetto lucano) è un comune italiano di 2 615 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.Storicamente proviene dal feudo corrispondente alla Valle di Vitalba, insieme a Rionero in Vulture, Monticchio (Basilicata), Sant’Andrea, Montemarcone (Avigliano), Montesirico, Rapone.
Il suo nome in origine fu Santo Felice; le forme Santo Fele e San Fele (quella ufficiale) derivano anch’esse dal latino Felix, Felicis, ma nella forma del nominativo (Felix). San Fele è un comune prettamente rurale, noto per la presenza nel suo territorio del santuario di Santa Maria di Pierno.È situato nella parte nord-occidentale della Basilicata, a 872 m s.l.m., arroccato tra il Monte Castello e il Monte Torretta. Fa parte della Comunità Montana del Vulture.In epoca antica, il territorio di San Fele fu abitato dagli Ausoni, che lasciarono diverse testimonianze nel circondario del comune. Il nucleo della città ebbe origine nel 969 d.C., con l’edificazione di un castello fortezza, voluto da Ottone I di Sassonia per avvistare e fronteggiare eventuali assedi da parte dei Bizantini e, circa un secolo dopo, iniziarono a sorgere intorno al presidio i primi centri abitati. Il quartiere sviluppatosi lungo le pendici del Monte Castello è stato rinominato “Rione Costa”.
Il castello fortezza era “di forma bislonga e fabricato a guisa di un vascello […] Federico II lo strinse anchora, e per renderlo del tutto inespugnabile, e lo fiancheggiò di alcune mezze lune e torrioni”; questo è quanto riportato nella relazione di Ardoini del 1674, ma al tempo in cui scriveva era “quasi distrutto e con la sola prospettiva di mura”
Nel 1036, alcuni ribelli milanesi che osteggiavano l’arcivescovo di Milano furono confinati a San Fele e, liberati da Corrado II, rimasero ivi a causa dell’epidemia che colpì Milano. Gli esuli milanesi si imparentarono con le popolazioni della vicina valle di Vitalba, formando le prime famiglie della città. Per porre fine allo scontro tra normanni e papato, San Fele ospitò Ruggero II e il papa Onorio II, ove iniziarono a stipulare i primi accordi di pace. Sotto la dominazione angioina, la città fu affidata ai feudatari Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun.
Dal 1432 il feudo di San Fele fu amministrato da Troiano Caracciolo, duca di Melfi, e dai suoi discendenti fino al 1613, quando subentrò la famiglia Doria, che mantenne la proprietà fino al 1811. Nel frattempo il terribile terremoto del 1456 aveva sconvolto San Fele, danneggiando la chiesa di Pierno.Nel 1799 la popolazione innalzò l’Albero della libertà. L’euforia per la nuova era, la Repubblica Napoletana (1799), svanì presto e molti furono giustiziati.
· 20 gennaio: Festa del Patrono San Sebastiano
· 1ª domenica di maggio: Festa della Madonna di Pierno
· 30 luglio: Festa di San Giustino de Jacobis
· 15 agosto: Festa della Madonna di Pierno
· 8 settembre: Festa della Madonna di Pierno
a vocazione turistica del territorio di San Fele è di tipo naturalistica ed escursionistica. Le cascate di San Fele fanno da traino all’economia della zona. Esse si formano lungo il corso del torrente Bradano (conosciuto anche come Bradanello, per distinguerlo dal Fiume Bradano), che nasce in località Matise, per poi confluire nella Fiumara di Atella e poi nell’Ofanto. A monte dell’abitato di San Fele il torrente procede con numerose cascate, chiamate localmente anche “U uattenniere”, nome dialettale della Gualchiera, macchina utilizzata in passato per follare la lana sfruttando la forza dell’acqua. Ci sono anche resti di antichi mulini ad acqua, i quali hanno cessato di funzionare negli anni ’30 del XX secolo. I sentieri che conducono alle Cascate di San Fele si articolano lungo vecchie mulattiere, di cui se ne servivano coloro che abitavano in località Montagna per giungere in paese. Tra questi, il sentiero che parte dal Monte Castello (937 m s.l.m.), dal quale è possibile osservare il Vulture e la Valle di Vitalba. La cascata più alta è detta “U urtone”. Ad oggi sono accessibili al pubblico:
· cascata U Uattënniérë, da battendiere, oggi “gualchiera”;
· cascata degli Innamorati, nome attribuito a seguito della miniserie televisiva sul Brigante Carmine Crocco girata a San Fele;
· cascata U Paradisë, il Paradiso;
· cascata U Urtonë, che origina da uno degli affluenti del torrente Bradano, nel vallone Corbola.
La comunità locale è impegnata in lavori di ripristino di ulteriori aree.
www.comune.sanfele.pz.it

