Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie
Una delle più celebri e brevi poesie di Giuseppe Ungaretti: “Soldati”.
Scritta verso la fine della Prima Guerra Mondiale, precisamente nel 1918.
Inizialmente la titolò “Militari”, comunque sia il titolo è a dare il significato a tutto il testo.
Una poesia che ci porta a pensare all’autunno, la stagione più insita d’ispirazione per tanti poeti, e alla caducità della vita.
Ci riporta a qualcosa di molto attuale, di universale che riguarda la natura umana, la precarietà, la fuggevolezza.
Qui il poeta si racconta soldato in trincea verso la fine della Grande Guerra, ed è stata composta, per dare una connotazione più chiara, nel Bosco di Courton in Francia. Luogo e data sono indicati sotto il testo, in uso come a dare l’aspetto di un diario. Questo componimento fa fede alla poetica di Ungaretti.
La parafrasi è quasi palese e chiara e ti porta a dare questa conclusione. I soldati stanno come le foglie d’autunno sugli alberi. Si presenta come un componimento dallo schema circolare, parte da un inizio e chiude con la fine, chiudendo il cerchio.
E’ composta di quattro versi liberi brevi il cui significato è ben chiaro.
I soldati sono in trincea sotto la minaccia di uno scontro a fuoco così le foglie sono destinate a cadere in autunno, una vera e propria similitudine.
L’autunno qui è visto come la guerra, come la morte.
Una visione alquanto pessimista, dove si evidenzia la fragilità umana.
La vita dei soldati in trincea è precaria così come quella delle foglie in autunno.
Non va trascurata la poetica di Giuseppe Ungaretti che ha ridefinito la poesia italiana del Novecento ed è di riferimento per comprendere la corrente dell’Ermetismo. Va conosciuta perché crea le basi per tanta di quella poesia che si è succeduta nei tempi a seguire.
Di origini umili, la sua famiglia emigrata ad Alessandria d’Egitto dove le diede i natali nel 1888. Poi si trasferì a Parigi, si laureò alla Sorbona e strinse i contatti con gli esponenti francesi e italiani dell’avanguardia simbolista. Schieratosi tra gli interventisti, di fronte alla Prima Guerra Mondiale a cui prese parte come volontario. In quegli anni pubblica la sua prima raccolta poetica “Il porto sepolto” (1916),e successivamente rielaborato in “Allegria di naufraghi” (1919).
Rientrato in Italia aderì al fascismo (1921), e nella seconda metà degli anni venti ne prese le distanze, si convertì al cattolicesimo (1928), diede così alle stampe la sua seconda raccolta poetica “Sentimento del tempo” (1933). Nel 1936 ottiene la cattedra in letteratura italiana presso l’università di San Paolo del Brasile ove rimane fino al 1942 quando si sposta a Roma e lì continua ad insegnare letteratura italiana all’università. Successivamente pubblica “Il dolore” (1947), “Un grido e paesaggi” (1952) contrassegnate in parte dal tragico evento della scomparsa del figlio Antonietto (1936).
Muore a Milano nel1970, dopo aver visto la sua intera raccolta nel Volume “Vita di un uomo”.
Importante soffermarsi sul movimento letterario del Novecento dell’Ermetismo di cui fu fautore e precursore, soprattutto anticipando le tematiche. Il termine le fu dato da Francesco Flora nel 1936 che fa riferimento ad una concezione mistica della parola poetica e lo si adduce alla figura leggendaria e mistica di Ermete Trismegisto, del periodo ellenistico, al quale erano stati attribuiti testi filosofici misterici e spirituali, che si ispirava all’antica sapienza egizia. Tuttavia un legame si può trovare anche verso Ermete, dio delle scienze occulte, proprio per sottolineare la difficoltà di comprensione di questo genere di poesia. La poesia è di carattere chiuso (ermetico) e volutamente complesso, solitamente ottenuto attraverso un susseguirsi di analogie di difficile interpretazione.
La poesia che scrive Ungaretti è dei primi del Novecento, ma ha un eco universale. Le guerre ancora esistono e la vita sta alla morte sempre.
Foto: Linda Lucidi

