Ruggero Marino e Cristoforo Colombo (prima parte)
Ho avuto il grande piacere di intervistare un giornalista e scrittore che ha dedicato oltre 30 anni a studiare Cristoforo Colombo e oggi ne riporto la prima parte.
Il Dott. Ruggero Marino ha onorato con la sua presenza entrambe le edizioni del prestigioso premio internazionale COLUMBUS INTERNATIONAL AWARD (che premia coloro che si sono distinti per avere tutelato e diffuso la cultura italiana nel mondo) e anche per il 2023 sarà il relatore centrale che ci permetterà di approfondire sempre più il mondo legato all’eccellente figura dell’esploratore e navigatore italiano.
Italian’s News presenterà la terza edizione del premio il prossimo maggio, unitamente a molte istituzioni e associazioni, italiane e straniere, per una produzione firmata MaMa communication.
Per meglio assaporare questa parte di storia e crescere culturalmente ho diviso l’intervista in due parti (la seconda verrà pubblicata domenica prossima).
Prima di iniziare l’intervista vi ricordo i titoli di alcuni libri scritti dal Dott. Marino: “Cristoforo Colombo e il papa tradito”, “Cristoforo Colombo l’ultimo dei Templari”, “L’uomo che superò i confini del mondo”, “Dante, Colombo e la fine del mondo” e in inglese “On pre-columbian contacts between America and other continents” a cura del Professore Emilio Spedicato.
> Dott. Marino come è nato il suo interesse per Cristoforo Colombo?
Sono oltre 30 anni che mi occupo di Cristoforo Colombo e del papa, che mi compiaccio di avere praticamente “resuscitato”, Innocenzo VIII, Giovanni Battista Cybo (1484-1492), genovese ed ignorato fino a poco tempo fa perfino dalla cosiddetta “scuola di Genova”. Tutto è cominciato come in un film, da una lettera al giornale, “Il Tempo”, dove lavoravo come caporedattore, occupandomi anche della cultura. Io dell’argomento sapevo quel poco o niente che si impara a scuola. Un viaggio nel 1492, tre caravelle, un marinaretto avido e ignorante, che non ha capito mai nulla di quello che avrebbe fatto. Una incredibile fandonia durata oltre 500 anni. Eravamo quasi alla vigilia dei 500 anni della “scoperta”. La lettera, firmata da un personaggio, che si diceva discendente del pontefice, mi invitava a visitare una tomba in San Pietro. Unica tomba traslata dalla vecchia basilica costantiniana alla nuova San Pietro, in un omaggio singolare per un papa colpito da “damnatio memoriae”. Un monumento bellissimo del Pollaiolo, con un’epigrafe che dice “Novi orbis suo aevo inventi gloria” cioè “Nel tempo del suo pontificato la gloria della scoperta di un Nuovo Mondo.” Perché? Perché visto che Innocenzo muore sette giorni prima della partenza di Colombo? Il giallo mi intrigò visto anche che il successore di Cybo era il famigerato Borgia, Alessandro VI, spagnolo, che darà tutto agli spagnoli.
> Nel suo ultimo libro “Dante, Colombo e la fine del mondo”, come aveva giá fatto sempre in precedenza lei ricostruisce tassello per tassello una storia diversa o forse sarebbe meglio dire sconosciuta anche agli studiosi, che intreccia personaggi di spicco rimasti sino ad ora fuori delle vicende colombiane.
Dopo 30 anni posso serenamente affermare che la storia tramandata su Cristoforo Colombo è un’incredibile “fake news” ed è ancora più incredibile che attraverso i secoli nessuno se ne sia accorto anche da parte di illustri studiosi. Si è accettato quanto era stato divulgato dai vincitori di quel lontano “deguello”, le teste coronata di Spagna, con il risultato di copiarlo fino ai nostri giorni. Se ne sono evidenziati solo alcuni particolari, trascurandone altri molto più importanti. Il “deus ex machina” del viaggio fu il papa Innocenzo VIII, i finanziamenti arrivano tutti tramite la bolla della crociata oltre ai suoi familiari (il papa era il consuocero di Lorenzo il Magnifico di cui fa cardinale il figlio minorenne che diventerà papa Leone X) e uomini di Giovanni Battista Cybo. Come i Geraldini di Amelia che lo aiutarono a corte in Spagna. I Medici furono tra i finanziatori del primo viaggio. Alessandro Geraldini convincerà Isabella a far partire il navigatore.
> Dott. Marino è lapalissiano che Colombo non fu il primo?
Certamente, fu l’ultimo, il definitivo quello con cui cambiò il corso dell’umanità. Colombo non sapeva? Colombo va da casello a casello, aveva le carte custodite nella biblioteca vaticana di Innocenzo VIII. Il musulmano Piri Reis, sulla sua famosa carta dei primi del Cinquecento, dove c’è più America di quella fino ad allora percorsa, afferma che si trattava di mappe o di un libro che risaliva alla mitica biblioteca di Alessandria. Ci sarebbe da parlare poi di Pico della Mirandola con le sue tesi per unire dal punto di vista della fede passato, presente e le tre grandi religioni, di Toscanelli che si scriveva con Colombo, di un mondo nel quale alchimia, astrologia, cabala costituivano la “forma mentis” della gran parte degli studiosi o se vogliamo degli “iniziati”.
> Nel 1905 il sovrintende veneziano Cesare Augusto Levi scriveva il saggio “Il vero segreto di Dante Polo”, il cui l’autore metteva in relazione l’esploratore veneziano con il sommo poeta, rivelando che i due erano affiliati all’Ordine del Tempio. Ci racconta di questo curioso legame.
Siamo nel campo delle supposizioni. Ma ci sono molti più indizi dei tre canonici che dovrebbero costituire una prova. Dante e Marco Polo si sarebbero conosciuti. Il poeta pare abbia assistito al rogo dei Templari a Parigi e quando nella “Divina Commedia” parla di Marco Lombardo, alcuni studiosi affermano che possa riferirsi a Marco Polo, altro personaggio per me completamente mistificato. Così quando i suoi versi coinvolgono San Bernardo di Chiaravalle, il santo dei cavalieri templari, lo definisce il “con-templante”. I Polo partono con dei religiosi che si perdono per strada, recano per il Gran Khan l’olio del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Propongono un’alleanza contro I Turchi. Più che mercanti paiono agenti segreti di Roma. Quando il veneziano parla del Cipango è evidente che sta parlando dell’America, come ho spiegato nei miei libri e come ribadisco nell’ultimo “Dante, Colombo e la fine del mondo” uscito da poco e sul mio sito www.ruggeromarino-cristoforocolombo.com.” Dante si dice abbia fatto parte dei “Fedeli d’amore”, filiazione templare. La croce sulle vele di Colombo è una croce crociata, una croce templare e di resurrezione. Altre volte compare lo stemma del Santo Sepolcro e di Gerusalemme. La croce verde con cui scende a terra parrebbe quella di san Lazzaro. Innocenzo VIII, cosa che in precedenza non era riuscita a nessuno, concentrò in un unico ordine i vari ordini cavallereschi, in alcuni dei quali erano confluiti i Templari dopo la loro condanna. Dante e Colombo sono indubitabilmente due cavalieri. Ambedue hanno combattuto, uno a Campaldino l’altro pare a Granada, hanno avuto a che fare con gli ordini mendicanti, muoiono con il saio francescano, hanno rischiato la vita: con il pericolo di scomunica ed eventuale condanna Colombo, con la condanna a morte Dante. Tutti e due scrivono che chi sa leggere e scrivere lo fa in quattro modi diversi. Due pontefici, in tempi diversi, hanno tentato la loro beatificazione. Ma quello che mi preme sostenere è che il poeta della “Divina Commedia” aveva nozione dell’esistenza dell’altro mondo al di là dell’Atlantico, parla difatti di un altro polo e di quattro stelle che sono esattamente la croce del sud. Il viaggio, il “folle volo” del pagano di Ulisse è per molti versi un’anticipazione del cristiano Colombo. Dante ricorda anche l’impresa fallita in Atlantico dei fratelli genovesi Vivaldi. I tempi per la Chiesa diventano improcrastinabili sotto il pontificato di Innocenzo VIII, figlio di un ebreo e nipote di una musulmana. Nel suo sangue si concentravano le tre religioni del libro. Si cercava una pace universale sotto la Chiesa di Roma o, se non fosse stato possibile, l’ultima crociata con l’oro delle Indie?
Grazie Dott. Marino per quella bella spiegazione e invito i lettori a seguirci per la seconda parte che verrà pubblicato lunedì prossimo, 28 novembre.

