Il Signore cerca cuori docili
Oggi è la Domenica della Parola di Dio, la cui celebrazione quest’anno è illuminata da un passaggio della Prima lettera di Giovanni: «Vi annunciamo ciò che abbiamo veduto» (1Gv 1,3). Un testo che lega, inequivocabilmente, l’annuncio della Parola a un’esperienza di fede vissuta e incarnata. Ciò di cui lo scrittore sacro si presenta quale testimone oculare è il “Verbo della vita”, Gesù Cristo, che “era da principio”, cioè all’opera quale creatore già al principio del mondo, in quanto Verbo, Parola eternamente preesistente (Gv 1,1).
In ebraico, non a caso, per esprimere la vitalità della Parola di Dio, si usa il termine dabar, che indica una Parola che plasma, che crea, che si fa carne, evento, ponendoci di fronte a un Volto, prima di metterci davanti a un testo. L’esperienza di fede dell’autore della Prima lettera di Giovanni non è quindi solo fondata su racconti o convincimenti personali, oppure dall’aver visto qualcosa, ma sgorga con vigore dall’aver toccato con mano una realtà tangibile! Non la generica manifestazione di qualcosa di divino, ma la stessa Incarnazione del Verbo.
L’ascolto della Parola porta anche noi a rivivere l’esperienza di chi è stato diretto testimone degli eventi della nostra salvezza: ci conduce a vedere, a toccare con mano, pieni di stupore, a contemplare il Verbo di Dio, il Rivelatore del volto del Padre. Per questo la Parola può essere per il credente, per chi ha il cuore docile, per chi è pronto a lasciarsi cambiare dentro, fonte inesauribile di luce, sorgente sempre zampillante di vita nuova. Ogni pagina della Sacra Scrittura letta, ascoltata, contemplata nello Spirito, in comunione con la Chiesa, e quindi con tutti i testimoni che ci hanno preceduto a partire dagli apostoli, fa di ognuno di noi, oggi, nuovi e autentici testimoni del Verbo della vita.
don Pietro Roberto Minali, ssp

