Trasfigurazione e preghiera per i cristiani perseguitati
La gloria del Figlio
Dopo aver sostato nel deserto, oggi siamo condotti sul monte della Trasfigurazione. Nel deserto Gesù vince il tentatore rimanendo figlio; ora la sua condizione filiale si manifesta nella luce di un corpo trasfigurato ed è confermata dal Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato». La sua gloria, però, non può essere bloccata sul monte, in tre capanne, come vorrebbe Pietro. Occorre rimettersi in cammino perché soltanto lungo la strada che sale a Gerusalemme potrà manifestarsi, ed essere riconosciuta, la gloria luminosa che trasfigura Gesù: è infatti la gloria di chi offre la vita nell’amore. Sapendosi amato dal Padre, Gesù ama, fino al dono della propria esistenza, tutti i suoi fratelli e sorelle. Anziché costruire capanne per fermarci, siamo invitati a seguirlo. Anche noi, come Abramo, dobbiamo uscire dalla terra dei nostri egoismi per incamminarci verso la terra che Dio ci mostra: quella di una vita che si realizza donandosi. Questa è la vocazione santa alla quale Dio ci chiama, come Paolo scrive a Timòteo. Colui che ha vinto la morte fa risplendere in noi la sua vita nuova. L’amore che trasfigura Gesù deve trasformare anche noi, rendendoci in lui nuove creature.
fr. Luca A. Fallica, Comunità Ss. Trinità di Dumenza
Preghiamo il Rosario in piazza, per tutti i cristiani perseguitati
«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia», ci dice nostro Signore. Come si può vivere oggi, pur dentro la sofferenza, l’inizio della beatitudine promessa da Gesù Cristo? Un’esperienza, un tentativo è quello dei gruppi “Nazarat” che ogni 20 del mese a Rimini e in diverse altre città e paesi, in Italia e non solo, propongono pubblicamente, in piazza, la recita del Rosario per i cristiani perseguitati in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo. Questo gesto cattolico, in pubblico e “allo scoperto”, è cominciato il 20 agosto 2014, per iniziativa di un gruppo di amici, a pochi giorni dall’inizio delle persecuzioni sistematiche nei confronti delle minoranze cristiane della piana di Ninive dopo la fondazione del Califfato.
Subito, spontaneamente e in piena gratuità, sono nati altri gruppi “Nazarat” come quello di Rimini, identificati con l’immagine della “nun”, cioè la lettera con cui il fanatismo islamico marchiava le case delle famiglie cristiane perché fossero espropriate dei loro beni e allontanate con la violenza in un esodo forzato. Il Rosario “Nazarat” non si è interrotto nemmeno durante la pandemia, trasformandosi e adattandosi alle varie situazioni. E così, da più di otto anni, ogni mese la preghiera a Maria santissima, nostra Madre, viene in aiuto a chi soffre per la fede.
Oltre venti case religiose e clausure in Italia, Siria, Nigeria e altri paesi si uniscono dalle loro sedi alla preghiera. Nell’occasione si raccolgono offerte, poi inviate direttamente a famiglie, sacerdoti e comunità per alleviarne i bisogni. Ci si può unire all’iniziativa scrivendo all’indirizzo nazarat@nazarat.org. Chi lo sta facendo è aiutato a vivere una nuova esperienza: «La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia» (Catechismo della Chiesa Cattolica 1435).
Marco Ferrini

