Alleluia!
Oggi Cristo è risorto e in lui ci è aperto il passaggio alla vita eterna.
Dal fondo del sepolcro come dal fonte battesimale è scaturita per noi la salvezza.
Dall’abisso del peccato e della morte si è sprigionata la vita nuova, la vita dei figli di Dio, che rinasce per non morire più.
«Questo è stato fatto dal Signore, una meraviglia ai nostri occhi!» Sì, chi è passato con Cristo da morte a vita contempla la realtà con occhi nuovi, come quelli del discepolo Giovanni: occhi di cielo capaci di scorgere nella terra segnata dalle ombre i segni luminosi della vita risorta.
Vuoto è il sepolcro, la pietra tolta, i teli posati, il sudario avvolto con cura… Il discepolo amato «vide e credette».
Che cos’è la Pasqua se non un “passaggio di sguardo”? Dal vedere con gli occhi del corpo al contemplare con gli occhi dello Spirito.
Se nel Vangelo i discepoli non incontrano ancora il Risorto, è perché il primo vero dono pasquale è la fede che nasce dal loro cuore, come dal nostro: la capacità di vedere e comprendere la storia oltre ciò che appare, con gli occhi del Risorto, per essere sin d’ora partecipi della sua gloria.
(Sorelle Clarisse, Monastero Immacolata Concezione – Albano L. (RM))
Cantare non l’inno dei vincitori ma quello degli sconfitti!
Secondo il mondo, Cristo quel Venerdì santo fu sconfitto, secondo Dio egli fu vincitore. Coloro che lo condannarono a morte gli offrirono proprio l’occasione di cui egli aveva bisogno; coloro che chiusero con la pietra il sepolcro, gli offrirono proprio la porta che egli desiderava spalancare; il loro apparente trionfo aprì la strada alla sua suprema vittoria. Il Natale ha insegnato che il Divino sta sempre dove il mondo meno se lo aspetta; poiché nessuno si attendeva di trovarlo avvolto in fasce e posto in una mangiatoia.
La Pasqua conferma la lezione ripetendo che il Divino sta sempre dove il mondo meno se lo aspetta; poiché nessuno fra quelli del mondo si attendeva che uno sconfitto sarebbe stato il vincitore, che la pietra scartata dai costruttori sarebbe divenuta testata d’angolo, che colui che era morto, sarebbe ritornato a camminare e che, ignorato, posto in un sepolcro, sarebbe diventato la nostra risurrezione e la nostra vita. Nel giorno di Pasqua, io non intono il canto dei vincitori, ma quello di coloro che hanno subìto la sconfitta. Io canto l’inno dei vinti, quelli che caddero nella battaglia della vita, l’inno dei feriti, dei battuti, che perirono soccombendo nella mischia. Non il canto di giubilo dei vincitori, per i quali risuona l’acclamazione elevata in coro dalle nazioni, di quelli con la corona della gloria terrena sulla fronte, ma l’inno dei miseri, degli umili, degli esausti, di quelli dal cuore spezzato, che lottarono e persero, facendo con coraggio la loro parte, silenziosa e senza speranza.
La morte spazzò via il loro fallimento, tutto venne travolto eccetto la loro fede. Mentre il mondo, in coro, innalza il suo elogio a coloro che hanno vinto, io rimango nel campo dei vinti, nell’ombra, con i caduti, i feriti, gli agonizzanti, là recito sottovoce un requiem, poso le mie mani sulla loro fronte contratta dalla sofferenza, innalzo sommessamente una preghiera, tengo la mano impotente e sussurro: «Otterranno la vittoria solo coloro che hanno combattuto la buona battaglia, che hanno sbaragliato il demone che li tentava nel loro intimo, che hanno conservato la fede rifiutando di farsi sedurre da quei beni che il mondo stima così tanto; che, per una causa superiore, hanno osato soffrire, resistere, combattere e, se necessario, morire».
Parla, o Storia! Chi sono i vincitori nella battaglia della vita? Scorri i tuoi annali e di’: sono quelli che il mondo chiama vincitori che conquistarono il successo effimero di un giorno? Sono i martiri o Nerone? Gli Spartani, caduti alle Termopili? O i Persiani e Serse? I suoi giudici o Socrate? Pilato o Cristo?
La redazione di Italian’s News augura a tutti i lettori e alle rispettive famiglie una serena Pasqua del Signore.

