A tu per tu con il tenore Enrico Iviglia
Parlando di musica lirica noi discutiamo sia di un’arte che di una parte della nostra storia, questo lo sa bene il tenore Enrico Iviglia con il quale ho avuto il piacere parlare. Tra i suoi numerosi impegni ha trovato il tempo concedersi a noi per un’intervista.
Come e quando ha capito che la musica sarebbe stata la sua vita?
Già all’età adolescenziale sentivo la necessità di cantare e di esprimermi attraverso la musica, trasformata, successivamente, in lavoro grazie ad alcuni contratti formalizzati che mi hanno permesso di capire e tramutare la passione in lavoro.
Quando è avvenuto il suo debutto?
Nel 2002, cantando un piccolo ruolo all’interno dell’Opera mozartiana Idomeneo, nel circuito AS.LI.CO, (Associazione Lirica Comasca – Cremona, Brescia, Pavia, Como, etc…) Successivamente, la sorte ha voluto che sostituissi all’ultimo momento un collega indisposto nell’opera L’Elisir d’Amore. Le maestranze e gli addetti del mestiere hanno dato fiducia al mio coraggio e intraprendenza proponendomi nuove scritture in teatro, destando l’attenzione di manager e agenzie di rappresentanza.
Quale ruolo sente come suo?
Principalmente i ruoli rossiniani. Dal Conte d’Almaviva nel barbiere di Siviglia, a Narciso nel turco in Italia; Don Ramiro in Cenerentola e Rodrigo dell’Otello di Gioachino Rossini.
Come si prepara ad interpretare un ruolo?
Studiando la parte (musica e testo), analizzando il personaggio, lasciando riposare il ruolo per qualche mese (come avviene con il vino). Poi lo riprendo con l’aiuto di un maestro di spartito e, se ci sono dei punti ostici, li analizzo con il mio maestro Jorge Ansorena con cui verifico la tecnica del canto.
Ci racconti un aneddoto legato alla sua carriera?
Ne racconto due. Il primo è legato ad una porta scenica chiusa internamente con un chiavistello ed era impossibile entrare in palco…
Il secondo è un effetto neve realizzato con i coriandoli diffusi con un forte ventilatore… Potete immaginare, cantando, dove potessero finire!
Qual è la sua esibizione che le è rimasta impressa e perché?
Porto con me la produzione di barbiere di Siviglia eseguita in centro America. Tre mesi al fianco di amorevoli colleghi argentini e sudamericani, visitando Nazioni come il Costa Rica, l’Honduras, il Panama. Umanità che hanno accolto con grande entusiasmo e infinita reverenza l’arte italiana dell’opera lirica.
Cos’è per lei l’arte e la musica?
Una linfa rigenerante per la vita sia per chi la esegue e, spero, per chi la ascolta.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Ho appena concluso Turandot (Pong) al Teatro Verdi di Trieste, mi vede un’estate ricca di concerti e recital, tra cui segnalo la Messa in do minore di Mozart a Vigevano. Per tutti i dettagli si può consultare il sito enricoiviglia.it .

