W-Eye a Materica. Tra design e saper fare
WOOD I LOVE. Quando il design diventa racconto.
Proseguono gli appuntamenti che accompagnano ogni domenica la mostra “Materica. Tra design e saper fare“, aperta fino al 18 giugno a Venezia presso i suggestivi ambienti di Fàbrica 33, nel contesto della Venice Design Biennial, l’evento che celebra il design contemporaneo, accompagnando il primo mese della Biennale di Architettura.
L’esposizione diventa – per il forte desiderio dei curatori Paola Bellin e Luciano Setten – anche un’occasione di incontro con importanti designer ed artisti del panorama nazionale che in cinque Talk, tenuti proprio in sede d’esposizione, condividono con il pubblico le storie e le idee che si celano dietro le loro produzioni.
Sabato 11 giugno alle ore 18:00 sarà il brand W-Eye a parlare di innovazione e saper fare: si tratta di straordinari occhiali in legno, molti dei quali esposti in mostra, con una storia unica da condividere racchiusa nei dettagli, nelle forme e nei materiali.
E saranno gli ideatori di questo progetto – l’imprenditore Doriano Mattellone e Matteo Ragni, tra i più giovani designer vincitori del Compasso d’Oro nel 2001 e nuovamente nel 2014 – a raccontare al pubblico la nascita di questo ambizioso progetto.
W-Eye crea un prodotto unico nel suo genere: un occhiale senza cerniere realizzato in legno e alluminio, che ha rivoluzionato il concetto stesso di fare occhiali.
L’idea prende forma dall’esperienza di Doriano nella falegnameria artigianale di famiglia con sede a Udine: nel corso degli anni, la sua passione e dedizione lo hanno portato a inventare uno stampo rivoluzionario per sedie che poteva adattarsi alla creazione di occhiali innovativi.
La vera svolta per il progetto arriva nel 2008, quando Doriano Mattellone e i suoi figli incontrano Matteo Ragni e danno vita ad un marchio che unisce artigianato, funzionalità e innovazione in un prodotto assemblato con sette fogli di legno e due di alluminio, i quali, grazie a un’abile disposizione delle fibre, conferiscono agli occhiali una resistenza e un’elasticità sorprendenti.
Ogni paio di occhiali prodotto da questa azienda racconta una storia di collaborazione e di eccellenza artigianale. Ogni dettaglio, dalla selezione dei materiali alla lavorazione è curato con la massima attenzione per garantire unicità, qualità e durabilità.
Nel 2011 e nel 2015, W-Eye è stata nominata per il prestigioso Silmo d’Or, il premio più importante nel settore dell’ottica, vinto 2015 nella categoria degli occhiali da sole. Nel 2017, lo stesso modello vincente ha conquistato il German Design Award Special.
E quando nel 2020 per celebrare i dieci anni di W-Eye dieci designer si mettono in gioco con un brand che ha saputo osare, il risultato non può che essere eccezionale: nascono dieci paia di occhiali unici che raccontano la storia, la tecnica e le ambizioni di altrettante punte di diamante del panorama del design italiano, tra cui lo stesso Ragni, Antonio De Marco, Diego Grandi, Giulio Iacchetti, JoeVelluto, Chiara Moreschi, Luca Nichetto, Lorenzo Palmeri ed Elena Salmistraro. La creazione di un occhiale non è quindi solo un gesto individuale, ma diventa collettivo. È un racconto personale ed intimo che, tuttavia, diventa universale. È la condivisione di storie e valori che si manifesta nella collaborazione di più mani e più menti.
Quando il design diventa racconto, il risultato è un’esperienza autentica che va al di là del semplice oggetto.
“Il progetto per W-EYE gravita attorno al concetto di imperfezione. Come il neo che caratterizza e definisce il corpo o un volto, una piccola interruzione, un gap della montatura, resa possibile dall’anima solida dell’alluminio, conferisce all’occhiale un segno distintivo leggero e al tempo stesso di carattere.” Diego Grandi.
“L’occhiale MATCH nasce principalmente da 2 riflessioni. La prima è che tutti gli occhiali W-Eye nascono dall’unione (quindi un match) tra 2 materiali, legno e alluminio. La seconda riflessione è rivolta all’utilizzo del legno come materiale naturale e quindi facilmente soggetto all’effettodei 4 elementi. Di conseguenza è venuto spontaneo mettere in relazione il legno con il fuoco, generando una stanghetta/match (in questo caso la parola è utilizzata nel suo altro significato di fiammifero).
Questo particolare lo si nota soprattutto quando non si indossa l’occhiale, ma anzi nel momento in cui si toglie.” JoeVelluto.

