Il mondo fluttuante. Ukiyoe – Visioni dal Giappone
Il Museo di Roma a Palazzo Braschi presenta centocinquanta capolavori dell’arte giapponese di epoca Edo, tra il Seicento e l’Ottocento, sull’ukiyoe, il filone artistico più innovativo del tempo, traducibile come “immagini del mondo fluttuante”, genere pittorico che include rotoli da appendere e da srotolare, paraventi di grande formato, dipinti a pennello su seta o carta, stampe in policromia con matrice in legno su carta.
L’esposizione offre una panoramica dei duecentocinquanta anni di pace sotto il governo militare dei Tokugawa, connotati da cambiamenti sociali, economici ed artistici, che si conclusero a metà ‘800 con l’apertura del Paese all’occidente e la restaurazione che riportò l’imperatore al centro del potere.
Sono oltre 30 gli artisti dell’ukiyoe presenti, dalle scuole seicentesche come la Torii fino alla grande scuola Utagawa. Oltre a dipinti e silografie sono esposti strumenti musicali, giochi da tavolo, un soprakimono e accessori femminili e maschili.
La tecnica dell’ukiyoe, importata dalla Cina, favorì la produzione in serie di immagini e libri, agevolando il mercato delle stampe prodotte da un editore che finanziava il progetto e metteva in vendita le opere. La grande novità furono i soggetti, diversi dalla pittura parietale aristocratica delle scuole di Kyoto. A Edo fu la classe emergente dei mercanti a determinare la tendenza all’acquisto di oggetti alla moda e tessuti pregiati, al godimento di intrattenimenti e svaghi, dei quartieri di piacere e le case da tè, di feste stagionali e gite fuori porta, cogliendo l’attimo fugace. L’ukiyoe lascia anche trasparire una raffinatezza culturale, con la diffusione delle arti come discipline formative, talvolta usate per aggirare la censura del governo che vietava come soggetti le cortigiane e gli attori.

Il percorso comprende sette sezioni che spaziano tra gli aspetti culturali, estetici, artistici, sociali, politici ed economici.
La rappresentazione della bellezza femminile è veicolo di concetti educativi e morali, con le donne di Utagawa Toyoharu e Kitagawa Utamaro impegnate in attività artistiche, discipline chiave per la formazione della persona colta. A corredo di questa sezione, una selezione di strumenti musicali dell’epoca provenienti dalla collezione di Vincenzo Ragusa e Cristoforo Robecchi.
Tra le arti performative sono rappresentate la danza, sia quella ufficiale sul palcoscenico che quella popolare in occasione di festività, e il teatro kabuki che inscenava storie reali sotto forma di parodie per evitare la censura, le cui locandine contribuirono alla nascita dell’ukiyoe. La ritrattistica di attori e le vedute dei quartieri del teatro e degli interni con i protagonisti sul palco furono filoni in auge.
I quartieri di piacere dove imperavano le regole della seduzione e dell’eleganza, sono rappresentati con gli interni delle case da tè o lo struscio nelle vie da grandi maestri quali Utagawa Toyoharu, Kitagawa Utamaro, Keisai Eisen e molti altri. Completano questa sezione un soprakimono della collezione del Conte di Bardi, ventagli e accessori vari.
Intrattenimento, giochi e passatempi sono raffigurati da vari artisti tra cui Kuniyoshi, che dedicò serie di stampe al divertimento come caricature e composizioni arcimboldesche e scene di giocoleria e acrobazie. I set di carte da gioco e conchiglie testimoniano la raffinatezza dei prodotti artigianali.
Il filone dei luoghi celebri e vedute naturali e architettoniche di tutte le province è quello più apprezzato internazionalmente, grazie alla famosa Grande Onda di Kanagawa, parte delle Trentasei vedute del monte Fuji di Katsushika Hokusai, divenuta icona pop. Partendo dal ponte del Giappone (Nihonbashi) a Edo, che costituisce il “chilometro zero”, è evocato un viaggio fino alla capitale imperiale Kyoto. Dalle opere di Eirin e Hiroshige si desume l’influenza delle vedute europee, importate nella prima metà del Settecento, in un tragitto attraverso le montagne e lungo il mare tra scenari naturali e le vedute del Fuji, tra cui i tre trittici dedicati ai “Tre Bianchi”, quello della neve, della luna e dei fiori di ciliegio qui sostituito dalla schiuma delle onde.

L’influenza esercitata dall’arte giapponese e dall’ukiyoe sulla cultura occidentale tra fine ‘800 e inizio ‘900 rivive in mostra attraverso l’esperienza dello scultore Vincenzo Ragusa e dell’incisore Edoardo Chiossone, invitati dal governo giapponese come formatori e specialisti negli istituti di grafica e arte. Negli anni diventarono collezionisti, dando origine a due nuclei di arte orientale in Italia, oggi conservati presso il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova e al Museo delle Civiltà di Roma.
La mostra, a cura di Rossella Menegazzo, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.
“Le opere in mostra ci raccontano quanto quella di Edo fosse una società alfabetizzata e come si usassero le arti come disciplina formativa dell’individuo – afferma Rossella Menegazzo -. Ma ci raccontano anche l’apertura del Giappone all’Occidente e i rapporti speciali che il paese ebbe con il Regno d’Italia, poiché tutti i pezzi esposti provengono dalle collezioni di artisti o diplomatici italiani, i primi viaggiatori e residente in Giappone nella seconda metà dell’Ottocento”.
“L’ukiyoe ha influenzato numerosi artisti occidentali, da Van Gogh a Monet fino ai manga, diventando un ponte culturale tra Oriente e Occidente e Roma, che nella sua lunga storia è stata sempre aperta alle altre culture, rappresenta il luogo ideale per accogliere queste opere straordinarie” ha dichiarato al momento dell’inaugurazione l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Miguel Gotor.
Museo di Roma – Palazzo Braschi
Piazza San Pantaleo, 10 – Roma
fino al 23 giugno 2024
dal martedì alla domenica ore 10:00 – 19:00
biglietto € 15,00; biglietto cumulativo mostra+museo € 21,00

