Alla scoperta di Maenza
Maenza è un comune italiano di 2.928 abitanti della provincia di Latina nel sud del Lazio.
Il territorio di Maenza, in gran parte collinare, si trova a 360 metri di altezza sul livello del mare e si estende per 42,57 km². È circondato da monti come il Monte Gemma, il Monte Sentinella, il Monte Calvello, il Monte Mattarese e il Monte Ravola Scrima con ampie zone coperte da boschi.
È l’ultimo paese della provincia di Latina, prima di quelle di Roma e Frosinone, confinando con queste attraverso i comuni di Carpineto Romano a nord e con Supino ad est. Il centro abitato è posto su una collina che si distacca dall’estremità orientale dei Lepini, da qui la vista si perde verso valle fino al mare: nelle giornate serene si possono scorgere le isole di Ponza, Zannone e Palmarola.
Sull’origine del nome Maenza sono state avanzate diverse ipotesi. Secondo alcuni esso deriva da quello dell’eroe Magenzio, il Mazentius di origine etrusca, costretto ad allontanarsi dalla patria Cere, e ricordato nel libro X dell’Eneide come alleato di Turno contro Enea.
Una diversa ipotesi sul nome e sulla fondazione del paese potrebbe essere legata all’invasione dal Nord Europa da parte di popolazioni germaniche, che dopo la conquista del territorio edificarono qui una fortificazione, richiamandosi nella denominazione alla città di Magonza (Mainz).
Secondo altri, infine, Magentia potrebbe trarsi dalla radice “mag” (crescere) che insieme a “gens” (gente) vuole significare “gente che cresce”.
La storia del popolo maentino appartiene alle antichissime popolazioni delle civiltà pastorali italiche, le cui origini appartengono all’XI secolo, infatti proprio durante questo periodo la città vicina di Priverno era stata rasa al suolo e sottomessa dai Romani, quindi gli abitanti di Priverno costretti a fuggire, fondarono Maenza, che dovette resistere alla dominazione da parte dei popoli germanici. In realtà Maenza presentava già dei nuclei abitativi prima della distruzione di Priverno, ancora più antichi, risalenti all’età romana grazie alla testimonianza di una lastra che omaggiava una casa in campagna risalente ad un certo Lucio (oggi la lastra è custodita nel castello e la casa è divenuta la Chiesetta del Patrono Sant’Eleuterio.
La storia di Maenza, come quella di innumerevoli borghi medioevali, si intreccia strettamente con le vicende dei feudatari dominanti. Numerose casate ebbero in feudo Maenza e tra esse figurano gli Annibaldi, i Caetani, i da Ceccano i Borgia, gli Aldobrandini, i Doria Pamphili, i Borghese, i de Cabannis e i Pecci. Ma quella cui più strettamente si ricollegano le sorti di Maenza fu senza dubbio la casata dei Conti di Ceccano, della quale lo stesso Gregorovius scrive: «Nei Monti Volsci primeggia dinastia antichissima della contrada la casa dei Conti di Ceccano che, per ricchezza e dignità, era nella Chiesa tenuta in gran conto. Quei signori si erano fatti potenti prima ancora che sorgessero in fiore i Colonna; già fin dal tempo di Enrico IV si teneva nota che Gregorio, uno dei loro antenati, aveva ivi officio di Conte. La morte di lui (1104) è la prima volta che si faccia menzione di questa casa di Conti.»
Tra i personaggi più significativi della casata troviamo Giovanni da Ceccano, autore della celebre Cronaca di Fossanova che si spinge fino al 1217, e ben quattro cardinali: Annibaldo, Giordano, Stefano e Teobaldo, domenicano, che insegnò teologia a Parigi e fu in stretti rapporti con san Tommaso d’Aquino di cui contribuì a diffondere la dottrina.
Dei Conti di Ceccano ricordiamo Berardo I (1204-1254) che tra i suoi numerosi feudi scelse come residenza abituale proprio Maenza e vi fece costruire lo splendido Palazzo Baronale, palazzo che ospitò anche Tommaso d’Aquino, il quale, come risulta dai verbali del procedimento di canonizzazione, compì a Maenza il suo primo miracolo. Altro importante personaggio della casata fu Giacomo I (1299-1363) che prese parte attiva alle travagliate vicende che sconvolsero lo Stato della Chiesa nel periodo in cui la sede pontificia era trasferita ad Avignone: Giacomo I dispose che le sue spoglie fossero tumulate in una cappella del duomo di Maenza.
Tra gli avvenimenti che portarono Maenza alla ribalta della storia, un fosco episodio avvenuto nel settembre del 1123. Un familiare pontificio di nome Crescenzio, forse incaricato dal Papa di riscuotere i tributi dei feudatari della zona fu assassinato nel territorio di Maenza e rapinato di tutto quanto portava con sé. Papa Callisto II ritenne responsabile del fatto il Signore di Maenza, contro il quale fece muovere immediatamente le truppe pontificie; il paese fu occupato e il feudatario, dopo un processo sommario, decapitato sulla piazza del castello. L’episodio è sintomatico della situazione di costante conflittualità esistente all’epoca tra la Santa Sede, che andava progressivamente consolidando il controllo politico-amministrativo sul proprio territorio, e i feudatari, che, gelosi della loro autonomia, tentavano di resistere all’opera accentratrice dei Papi.
Anche successivamente, a seguito di altre ribellioni dei feudatari della zona, Maenza con altri centri limitrofi fu di nuovo occupata dalle truppe pontificie inviate da papa Onorio III (1216-1227).
Sempre nell’ambito delle contese territoriali, e in particolare della secolare rivalità tra Orsini e Colonna, rientra un significativo evento della storia di Maenza: con una bolla del 28 maggio 1300 papa Bonifacio VIII, sostenuto dagli Orsini, confiscò il feudo dei Conti di Ceccano, che erano schierati dalla parte dei Colonna, e lo passò direttamente sotto il dominio del cardinale Matteo Orsini.
Maenza tornò ai conti di Ceccano nel 1304 per volere di papa Benedetto XI, che pretese però da loro formale atto di sottomissione.
Nella seconda metà del Trecento fu signore di Maenza fu Raimondello Cabanni da Ceccano, che ne ebbe il dominio dalla madre Margherita da Ceccano, figlia di Giacomo I; Raimondello nel 1390 fece costruire una nuova cinta muraria e rinnovò il castello, in cui lasciò il suo stemma e un’iscrizione commemorativa in eleganti esametri latini, collocata sul portale d’ingresso:
Maenza passò ai nel XV secolo ai Caetani e in seguito a varie altre casate che, però, le attribuirono scarsa importanza e la trascurarono lasciandola lentamente decadere; il colpo di grazia Maenza lo ricevette nel 1520, quando fu saccheggiata e distrutta da Giovanni dalle Bande Nere, inviato da papa Leone X.
Un altro papa Leone, dopo quasi quattro secoli, si interessò di Maenza in termini positivi: si tratta di Leone XIII (1878-1903), nativo della vicina Carpineto. Il feudo passò infatti alla famiglia dei conti Pecci di Carpineto, che diede i natali a Gioacchino Pecci, e l’allora papa Leone XIII, amava trascorrere lunghe giornate di caccia nel ricco territorio maentino ed in paese, dove i Pecci possedevano un’abitazione con giardino posta all’ingresso del paese (Palazzo Pecci, attualmente sede del Municipio). Notevole fu l’impulso che il Papa diede alle attività di carattere religioso: fu ricostruita la chiesa collegiata di Santa Maria Assunta in Cielo e fu istituito un Educandato per le fanciulle di civil condizione diretto dalle suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue fondato da santa Maria De Mattias.
I tempi cambiano, e avanzano le forze borghesi: nel 1930 gli eredi Pecci alienano a favore del comm. Ercole Micozzi quasi tutti i loro beni siti nei comuni di Priverno e Maenza.
Fra gli avvenimenti di maggior rilievo ricordiamo la rivolta del marzo 1911, l’influenza spagnola del 1918 e la distruzione di una parte dell’abitato a causa di un bombardamento aereo nel 1944. Nel 1928 il Comune fu soppresso e Maenza fu collegata a Priverno; è tornata sede comunale nel 1947 (per le sofferenze patite dalla popolazione durante questo ventennio è stata proposta la medaglia d’argento al merito civile).
La piazza coperta, di origini medievali, sorge in prossimità della Porta Maggiore, uno degli accessi al borgo medievale di Maenza. La tradizione narra che la Loggia dei Mercanti fosse stata costruita per tutte quelle persone che, giunte a Maenza a tarda sera e impossibilitate ad accedere al borgo perché le porte erano chiuse, potessero trovare riparo dalle intemperie proprio in questo luogo.
Nel tempo la loggia è stata utilizzata anche come mercato, da qui il suo nome. Oggi ristrutturata è utilizzata per incontri e manifestazioni. Inoltre, su una parete, l’Amministrazione Comunale ha posto una lapide che ricorda le vittime del primo conflitto mondiale. Dalle sue finestre è possibile ammirare il panorama sottostante.
Eventi: Festival internazionale del folklore (luglio); Rock sotto il Castello (agosto).

