Il soffio del perdono e della vita nuova
L’attività degli apostoli viene presentata in continuità con quella di Gesù, che affida loro la stessa sua missione di annunciare il Vangelo e di operare guarigioni: «Molti prodigi avvenivano fra il popolo per mezzo degli apostoli» (I Lettura). Il libro dell’Apocalisse (termine che significa “rivelazione”) descrive la presenza rassicurante di Gesù in mezzo alla sua comunità radunata “nel giorno del Signore” (la domenica) per ascoltare la sua parola di speranza che la sostiene nell’affrontare la persecuzione: «Non temete!» (II Lettura).
È nella domenica che Gesù viene in mezzo a noi e mostra – come all’incredulo Tommaso – “le sue mani e il suo fianco”, cioè i “segni” e i “luoghi” della sua passione, fonte della nostra salvezza e rivelazione della sua misericordia. Il “soffio” di Gesù che dona lo Spirito («Soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”»), ricorda il soffio di Dio nella creazione, quando dona la vita all’uomo («Soffiò nelle sue narici e l’uomo divenne un essere vivente»: Gen 2,7). Con la sua Pasqua Gesù dona a tutti noi una nuova vita, segnata dal soffio del perdono dei peccati e dal soffio della gratuità della sua misericordia (Vangelo).
don Primo Gironi, ssp, biblista
Misericordia: amore infinito del Padre
Il tema della misericordia divina, intesa come la capacità infinita di Dio che giunge fino a perdonare i nostri peccati in virtù del suo amore, non è solo uno dei capisaldi dell’insegnamento di papa Francesco, ma è anche principio ispiratore del suo approccio alla cura del gregge affidato a lui e ai suoi confratelli vescovi. Papa Francesco, non dimentichiamolo, è arrivato a indire addirittura un Anno Santo straordinario, il Giubileo della Misericordia (2015-2016), con lo scopo di rinnovare nella Chiesa la consapevolezza di essere presente nel mondo come segno e strumento della Misericordia del Padre rivelato nel suo Figlio. Così Francesco continua, sulla scia del Vaticano II e la sua apertura, ad affrontare le grandi problematiche dell’uomo e del mondo, compiendo un ulteriore passo con un approccio personale indirizzato alla creatura che vive nel peccato, ma che vuole uscire dalla sua prigionia per sperimentare l’amore infinito del Creatore che gli viene incontro nella sua situazione concreta, offrendogli la salvezza.
In questi giorni, in cui l’Alleluia pasquale risuona ancora forte nelle orecchie dei fedeli, ognuno si deve interrogare non soltanto sulla propria volontà o meno di accogliere la misericordia di Dio che è stata rivelata in modo così mirabile nella Risurrezione di Cristo, ma anche sulla chiamata ad essere, in virtù del battesimo, partecipe della stessa misericordia: ognuno nel proprio stato di vita, per i fratelli nella Chiesa e nel mondo. Uno degli atteggiamenti più contraddittori che possiamo assumere da cristiani è quando leviamo la nostra voce per bloccare la strada del ritorno del fratello a Dio, lasciando intendere che i suoi peccati sono al di là della misericordia divina. Così si viene a vanificare l’opera salvifica del Padre che vuole non la morte del peccatore, bensì la vita, e per questo, per dirlo con il Rito della Penitenza, ha voluto riconciliare a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, ed effondere lo Spirito Santo per il perdono dei peccati.
Questo Giubileo, importante occasione di crescita e di fede per i ragazzi dai 12 ai 17 anni, sia per tutti uno stimolo a imitare le virtù eroiche di san Carlo Acutis.
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