Gesù è il Buon Pastore
Gesù è il Buon Pastore che ci invia nel mondo come suoi testimoni. Testimoni della sua tenerezza e del suo amore, della cura che ha verso ogni uomo e della sua preoccupazione che nessuno vada perduto.
Ascoltiamo la sua Parola e seguiamolo con docilità ed impegno. Ci condurrà alle fonti della vita, alle sorgenti della salvezza. Preghiamo per tutta la Chiesa, affinché non manchino mai risposte generose agli inviti di Dio. Non manchi mai chi segua il Buon Pastore con la disponibilità della sua esistenza, donando a lui tutto ciò che da lui ha ricevuto.
Le letture di questa domenica parlano dell’ac cesso a una modalità di vivere che salva la vita. In origine, è lo stile di vita condiviso tra gli Ebrei, ma poi, con Gesù Cristo, aperto a chiunque. Nel vangelo, Gesù precisa che la sua famiglia, il suo popolo, il suo gregge, sono coloro che “ascoltano la sua voce”. A costoro Egli dà la vita eterna. La lettura dagli Atti rac conta di come in poco tempo la predicazione si fosse diffusa ad Antiòchia e, nel giro di una settimana, “quasi tutta la città si era radunata per ascoltare la parola del Signore”. Si tratta di quanti sono destinati alla vita eterna dal la parola che hanno ascoltato e, perciò, come precisa Apocalisse, la prospettiva si amplia a “ogni etnia, tribù, popolo e lingua”.
«Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripen so alla mia vita come a un lungo discorso che ho ascoltato… io l’ascolto da tempo imme morabile: come pensare, come non pensare; come comportarsi, come non comportarsi; chi detestare e chi ammirare; cosa abbracciare e quando scappare; cos’è entusiasmante, cos’è massacrante, cos’è lodevole, cos’è superficia le, cos’è sinistro, cos’è schifoso, e come resta re un’anima pura. Si direbbe che parlare con me non sia un ostacolo per nessuno. Questa forse è una conseguenza del mio essere an dato in giro per anni con l’aria di chi aveva un gran bisogno che qualcuno gli rivolgesse la parola. Ma qualunque ne sia la ragione, il li bro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: “Ascoltando”». Que ste parole di Philip Roth valgono bene per un cristiano. Ci sono persone che dicono di sé di essere cristiani perché appartengono al Cri stianesimo, condividono vaghe idee e qualche corrente di pensiero. Più raramente troviamo un cristiano che si dica tale perché appartiene al Cristo. Nel primo caso, l’etichetta è d’obbligo perché si prendono pensieri, parole e ideali e si portano con sé. Nel secondo caso, si porta la propria vita, la testa e il cuore all’incontro col Signore, per ascoltarsi l’un l’altro e viversi la vita come un lungo discorso che va costruen dosi con Gesù Cristo. Non importa da dove si venga, a quale etnia si appartenga o quale lin gua si parli, importa accettare di raccontarsi col Signore e dove si sceglie di andare insieme con Lui. Come dice Gesù stesso: “le mie pe core ascoltano la mia voce” e “nessuno può strapparle dalla mia mano”.
Don Rocco Malatacca

