Santissima Trinità
Dio è comunione di persone: Padre, Figlio e Spirito. E la Trinità è modello di comunione e amore per ogni comunità cristiana, chiamata a vivere nell’unità e nel rispetto reciproco sotto la guida dello Spirito di verità. Si celebra oggi il Giubileo dello Sport.
Una speranza che non delude
«La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (II Lettura). Questo versetto paolino è stato scelto dal Papa per intitolare la bolla di indizione del Giubileo. L’Anno santo è un evento di perdono e di riconciliazione: camminando verso Roma e verso le altre chiese giubilari viviamo un cammino di riconciliazione con Dio e tra di noi. Possiamo farlo sapendo di non rimanere delusi, perché è lo Spirito, che colma i nostri cuori dell’amore di Dio, a guidarci nella verità, come promette Gesù in Giovanni (Vangelo). Per l’evangelista, “verità” è Gesù stesso, che ci rivela il volto del Padre e media il dono dello Spirito. Verità è il volto trinitario di Dio, che ci accoglie come figli riconciliati nel suo abbraccio. C’è un duplice movimento che oggi la parola di Dio ci ricorda: lo Spirito riversa l’amore di Dio in noi e al tempo stesso ci conduce nella verità, cioè a dimorare nell’amore trinitario. La Sapienza di Dio (I Lettura), che ha posto le sue delizie tra di noi, ci conduce nella gioia di una speranza che ha la Trinità, e l’incontro con il suo mistero d’amore, quale traguardo vero del suo pellegrinaggio.
d. Luca Fallica, Abate di Montecassino
Lo sport: virtù e disciplina a servizio dell’uomo e del cristiano
Il Giubileo dello Sport che si celebra in questi giorni vuole abbracciare un vasto mondo di discipline e di persone che, a titolo diverso, dal professionista a chi lo pratica solo per hobby, entrano in gioco con il proprio corpo, sperando non soltanto di vincere, anche se soltanto contro il proprio orologio smart, ma di migliorare o mantenere la propria salute. Sbaglierebbe di grosso chi pensasse che la Chiesa non debba occuparsi dello sport, o perché manifestazione di edonismo o perché in qualche modo frivolo. Lo sport invece è un campo privilegiato di formazione umana perché richiede virtù e disciplina, che sono propedeutiche all’esercizio delle virtù cristiane. Lo sport si basa sull’osservanza delle regole, sul rispetto per gli altri, sull’accettazione del proprio limite; richiede impegno, costanza e tenacia; le discipline di squadra incoraggiano la fraternità e aumentano la consapevolezza che facciamo parte di qualcosa di più grande di noi, per cui il successo o meno della squadra si basa sul contributo di tutti e di ciascuno, proprio come nella società.
Rimane vero, tuttavia, che c’è una più diretta attinenza dello sport al cristianesimo, come ha compreso bene l’apostolo Paolo, che scrive: «Non sapete che i corridori nello stadio corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Voi dovete correre in modo da guadagnarlo» (1Cor 9,24); e ancora: «Ho combattuto la buona battaglia per il mio Signore, sono giunto al termine della mia corsa e mi sono mantenuto fedele. Ora per me è giunto il momento di non combattere più e riposare» (2Tim 4,7).
Così lo sport diventa una metafora non solo del ministero apostolico, ma della vita cristiana in generale, analoga a quella del pellegrinaggio che in qualche modo la completa. Mettersi alla sequela di Gesù è una gara che richiede tutte le caratteristiche di chi si mette in campo, ma anche la capacità di amare quando non c’è il contraccambio, di credere quando Dio sembra assente e di sperare contro ogni speranza.
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