Messaggeri di speranza
L’invito alla speranza del profeta Isaia (I Lettura) è una visione stupenda dell’umanità che avanza, sia pure attraverso lotte e difficoltà, verso un destino di gloria e di pace. Era la speranza che egli intendeva infondere nei cuori smarriti dei suoi connazionali per invitarli ad avere fiducia solo in Dio, al quale tutto è possibile.
Nel Vangelo è Gesù che invia i seminatori di speranza. Il Signore potrebbe, senza dubbio, fare tutto ma, di fatto, chiede la nostra corresponsabilità e chiama, appunto, ognuno di noi ad essere artigiano della speranza.
Come ai settantadue così anche a noi Gesù dà i suoi consigli per la missione: essere animati non da spirito di dominio e di conquista, ma di dolcezza e di pace: si tratta di trovare la via del cuore per aprirlo al Vangelo, con i mezzi della semplicità e dell’essenzialità, senza nessun ricorso a opere impressionanti, e per affidare solo a Dio il successo della nostra fatica. Essere messaggeri di speranza: perché? Perché il mondo nel quale viviamo gronda violenza, paura, isolamento, mancanza di ideali. Solo il messaggio di Cristo e dei suoi “messaggeri” può rispondere a queste attese angosciose e donare luce, liberazione e salvezza.
don Donato Allegretti
Giosuè, testimone di Dio salvatore
A Giosuè è intitolato un libro della Bibbia, nel quale è descritta la conquista della Terra Promessa, speranza del popolo di Israele uscito dall’Egitto. Giosuè è giovane e alla sua guida Dio affida il popolo che sta per entrare nella terra della libertà. Mosè invece è già molto avanzato negli anni, muore a 120 anni, senza poter entrare in questa terra (cf. Dt 34,6).
Giosuè è «pieno dello spirito di saggezza» (Dt 34,8), grazie al quale alimenterà nel suo popolo la speranza di possedere una terra e di prendervi dimora sotto la protezione di Dio. Giosuè diventa il legame tra due generazioni: quella di Mosè, che ormai ha compiuto la missione ricevuta da Dio, e quella dei giovani che le succedono, sostenuti dalla speranza di preparare il popolo al futuro di felicità promesso da Dio.
Il legame tra le generazioni anche oggi è una garanzia per il futuro della nostra società. La storia biblica è una storia di successione di generazioni che si trasmettono la speranza in sinergia tra esperienza (gli anziani) e novità (i giovani), tra gratitudine (da parte dei giovani) e incoraggiamento (da parte degli anziani). Giosuè è perciò testimone di speranza per i giovani che si preparano alla vita e al futuro.
Dio stesso incoraggia ciascuno di loro, come ha fatto con Giosuè: «Sii coraggioso e forte, perché tu dovrai assegnare a questo popolo la terra che ho giurato ai loro padri di dare loro» (Gs 1,8). Giosuè è anche testimone della speranza nella salvezza offerta da Gesù.
Nella lingua ebraica i nomi Giosuè (Iehoshua) e Gesù (Ieshua) sono simili: entrambi significano “Il Signore salva” e indicano la speranza non solo di entrare nella Terra Promessa, ma anche nel regno di Dio, annunciato e promesso da Gesù.
La Bibbia ama ricordare questo intreccio che lega il nome di Giosuè alla speranza della salvezza: «Secondo il suo nome, [Giosuè] fu grande per la salvezza degli eletti di Dio» (Sir 46,2).
don Primo Gironi, ssp, biblista

