Non sono venuto a portare pace, ma divisione
Luca mette in evidenza le esigenze della sequela, cioè gli impegni che i discepoli sono chiamati a prendere se vogliono seguire veramente il Signore.
Oggi, come in ogni tempo, scegliere di accogliere Gesù e vivere da credenti vuol dire fare scelte controcorrente o uscire allo scoperto di fronte al lassismo dilagante, esponendosi al rischio del giudizio e dell’incomprensione anche da parte di familiari e amici: si tratta di prendere posizione contro chi sceglie sé stesso e non lui, il Dio della pace. In questo senso è da intendere la “divisione” che Gesù dice di essere venuto a portare.
Lo Spirito Santo, fuoco che Gesù dona ai suoi, infiamma il cuore dei discepoli e dona forza e coraggio per essere testimoni. Già il profeta Geremia (I Lettura) è chiamato a fare scelte difficili per vivere da testimone e per non recedere di fronte alla persecuzione. Anche lui, come tutti coloro che vogliono rimanere fedeli al Signore Dio, ha bisogno di forza e coraggio. La vita di fede (II Lettura) è una corsa fatta con perseveranza tenendo sempre fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.
don Antonio Sozzo
Il “tesoro prezioso” per camminare nella Verità
Il Giubileo della Speranza (2025) ci offre l’occasione di riflettere sulle verità di fede che proclamiamo nel Credo durante le celebrazioni domenicali e le solennità.
La coincidenza con il 1700° anniversario del Concilio di Nicea (325), antica località dell’Asia Minore (oggi corrispondente alla città turca di Iznik), ci incoraggia in questo breve itinerario sulla “professione di fede” che è frutto anche del Concilio ecumenico di Costantinopoli (381) e che, per questo, prende il nome di Simbolo niceno-costantinopolitano. Più lungo e dettagliato del Simbolo degli apostoli (l’antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, tuttora consegnato ai battezzandi), la sua esposizione delle verità di fede comuni a tutte le grandi Chiese d’Oriente e di Occidente ne fa un testo normativo, ricco e prezioso, sul quale si fonda l’edificio della fede cristiana. Il Credo ci trasmette ancora la testimonianza del periodo in cui, terminate le persecuzioni contro i cristiani, cominciarono le grandi discussioni teologiche: tra i vari dibattiti, uno dei più sofferti fu quello contro gli ariani che sostenevano la non perfetta uguaglianza tra il Padre e il Figlio, considerando quest’ultimo una creatura che ha avuto inizio nel tempo. La dichiarazione solenne dei circa 330 Padri di Nicea precisò allora la divinità di Gesù Cristo, attraverso una serie di affermazioni poste di seguito, una dopo l’altra: «Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». Il successivo Concilio di Costantinopoli si pronuncerà sullo Spirito Santo, all’interno del mistero di un solo Dio in tre Persone: verità di fede che costituisce il vertice della rivelazione cristiana e che dischiude il nostro destino di comunione eterna con Dio.
Nella “professione di fede” abbiamo, dunque, a disposizione il “tesoro prezioso” che ci sostiene nel cammino nella Verità, da custodire e meditare nel cuore quale “sigillo spirituale” (come lo definiva sant’Ambrogio) che ci permette di essere in comunione con la Trinità di Dio e con la fede di tutta la 58 Chiesa (cf. CCC 197).
don Giuseppe Militello

