Diritti umani, Shoah e la poesia
Roberto Malini, il poeta della Shoah, che pone luce sugli assassini dei diritti umani.
Poeta, scrittore, saggista, amante e mecenate dell’arte, nato a Milano nel maggio del 1959, oggi vive a Pesaro.
Ha iniziato a scrivere poesie nel 1972 dietro l’invito del suo mentore, il filosofo Fulvio Papi.
Nel 1975 la sua novella “L’uovo”, divenne ispirazione per l’omonimo film di animazione in 3D del regista Dario Picciau, premiato in numerosi festival internazionali, e tale collaborazione persiste anche in futuro producendo documentari, cortometraggi e poemi video.
Le sue prime poesie sono uscite nella rivista “Nuovi Argomenti”, da qui seguono le pubblicazioni di raccolte in versi “Il maestro delle danze divine”, “La legge del volo” e “Belante cosmo”.
Negli anni ottanta ha tenuto diverse performance di poesia e musica, da solo o con amici.
Negli ultimi anni ha pubblicato raccolte in versi, “Poesie dell’olocausto”, “Il silenzio dei violini” con Polansky, “Bligal di pietra e luce”, con la sorella poetessa Daniela, “Dichiarazione” e “Il giardino dei poeti quantici”. Tra le varie pubblicazioni anche saggi storici, novelle, e racconti.
Roberto Malini nel 2018 ritira il “Premio Rotondi”, come salvatore dell’arte dell’olocausto, recuperando 240 opere di artisti ebrei, prima e durante le persecuzioni, e in seguito scomparsi nei lager nazisti. Tali opere sono state donate al Museo della Shoah di Roma.
Il giovane Roberto dal 2000 in poi si sarebbe impegnato a ricostruire le vite degli artisti dell’Olocausto e i loro dipinti.
“La prima opera l’ho comprata nel 2000 a Parigi, raffigurava un rabbino e proveniva dal ghetto di Lòdz’, in Polonia. Era firmata David Weiss e datata 1939. In una galleria di Parigi presentavo un portfolio di 30 incisioni che avevo realizzato sui bambini ebrei deportati. L’inaugurazione della mostra coincideva con la finale del campionato di calcio Italia-Francia, per cui all’evento si presentarono poche persone esponenti della comunità ebraica. Uno di loro mi portò quest’opera e la volli comunque pagare”
Il resto delle opere è il risultato di viaggi presso le comunità ebraiche e principali musei nel mondo, specialmente Stati Uniti e Israele. Le parole di testimonianza hanno fatto da bussola per la ricerca. Molti degli artisti ebrei internati nei lager rappresentavano il filone artistico yiddish. Tra i quadri ce n’è anche uno di Chagall.
Il ruolo fondamentale che traspare nell’attività, che non è limitata alla scrittura, di Roberto Malini è quello di consegnare all’umanità un patrimonio, mettere in evidenza quel terrore vissuto durante i rastrellamenti, le deportazioni e il calvario, subito da ebrei, omosessuali, cristiani, dissidenti, sacerdoti, intellettuali o comunque esseri umani scomodi al regime, nei campi di concentramento e di sterminio, facendone una sua ragione di vita. Conoscendo Roberto Malini si apre un mondo che per alcuni era oscuro, ed è quello che l’autore poi si prefigge di fare, porlo in luce per far si che non si dimentichi e non si ripeta. Mi racconta di come sua nonna materna, Noemi Bersan, donna di straordinaria umanità si soffermava a trasmettere con i suoi racconti il valore della tolleranza, e che non esistono differenze umane, ma solo esseri più fragili che hanno bisogno di sostegno e sostentamento. Il piccolo Roberto si commuoveva, ascoltando la nonna, sulle realtà della sua epoca, sulle deportazioni e le persecuzioni razziali e da lì la sensibilità di bambino, mossa anche dalle lezioni di vita dei sopravvissuti alla Shoah chiamati nelle scuole, è stata tale da accendersi verso l’approfondimento e la conoscenza e con il tempo ha maturato sempre più consapevolezza e fervore, tanto che il suo primo desiderio è stato quello di incontrare i testimoni dell’olocausto che a sua volta, ha intervistato, raccogliendo appunti e registrando video per realizzare film, scrivere articoli o libri. Alcuni testimoni sono diventati cari suoi amici: Tamara Deuel, Thomas Gazit, Piero Terracina, Nedo Fiano, ecc… tutti grandi fonti di ispirazione e di studio per lo scrittore.
La poesia di Roberto Malini è strumento di liberazione emotiva e l’arma che usa per la tutela e difesa dei soprusi contro l’umanità; usa il linguaggio della memoria, una sintassi allegorica, si esprime attraverso figure impossibili, perde e ritrova il filo del discorso, cerca di esprimere l’inesprimibile.
Di seguito riporto una poesia presentata al 24° Festival Internazionale Poesia di Genova (7 giugno 2018) il cui titolo è: Apriamo le porte della paura.
Il mondo
può cambiare
in un solo istante:
è l’attimo
in cui apriamo
una porta.
Ci sono porte
di legno
e di metallo,
porte di vento
e d’acqua,
porte d’occhi
e di mani.
Apriamole!
Apriamo le porte
della paura
e lasciamo entrare
la gioia.
Apriamo le porte
dell’indifferenza
e lasciamo entrare
l’amicizia.
Apriamole,
non rinunciamo
all’istante migliore
della nostra vita.
Apriamole!
Che i bambini
vedano giardini
e genti
che cantano.
Apriamo le porte
di legno
e di metallo,
le porte di vento
e d’acqua,
le porte d’occhi
e di mani.
Apriamole!
Apriamo le porte
della paura,
perché
il mondo
può cambiare
in un solo istante.
Il mondo
può cambiare
in un solo istante.

