Intervista alla musicista Diletta Fosso
Diletta Fosso è una giovanissima musicista che si sta affermando recentemente con determinazione in ambito spettacolo nazionale ed internazionale.
Dopo la vittoria del 2° posto a NYCANTA 2025 trasmesso dalla RAI lo scorso 10 dicembre, è stata ospite quale Testimonial versus la guerra presso la Camera dei Deputati, a Montecitorio.
Il suo personale percorso è diviso fra vita privata, scuola, concerti, studio formativo professionale.
Solare e attenta a temi importanti dell’attualità è certamente una rivelazione destinata a distinguersi nel panorama musicale ed artistico in generale. Molte le cose interessanti che ha rivelato in questa esclusiva intervista. Buona lettura.
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Diletta, come ti definisci? In 3 parole…
Sensibile, libera, determinata.
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Quando è nata la tua passione per la musica?
La musica è sempre stata in casa mia: la mia mamma ha studiato musical, mio papà composizione, quindi sono cresciuta tra prove, colonne sonore e canzoni che giravano a ogni ora. Ho iniziato a suonare il violoncello a 4 anni, ma il momento in cui ho capito che poteva essere davvero “la mia strada” è arrivato alle medie, quando mi sono esibita davanti a tutta la scuola cantando e suonando: ho sentito una connessione fortissima con chi mi ascoltava e lì mi sono detta: “Ok, è questo quello che voglio fare nella vita”.
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Supporto dalla tua famiglia? Condividono la tua arte?
Assolutamente sì, senza di loro non sarei qui. Mio papà scrive con me, mi aiuta negli arrangiamenti e mi accompagna ovunque, anche se odia guidare e facciamo chilometri tra prove, concorsi e concerti. Mia mamma tiene insieme tutta l’organizzazione, mi aiuta sulla parte scenica, mi riporta a terra quando serve e mi ricorda di godermi il viaggio. Le mie sorelle suonano anche loro: a volte Camilla sale sul palco con me al piano. È davvero una famiglia “musica h24”, ma in mezzo ci sono anche libri, cinema, chiacchiere e vita normale.
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Come gestisci gli impegni scolastici con gli impegni artistici?
È un Tetris continuo! Frequento il Liceo Linguistico Cairoli e il Conservatorio Vittadini di Pavia, quindi tra compiti, lingue straniere, lo studio del violoncello e i concerti il tempo è sempre pochissimo. Cerco di organizzarmi, studio appena posso, anche sull’autobus, e ho professori che per fortuna seguono da vicino il mio percorso, il che è bellissimo. È faticoso, ma per qualcosa che ami davvero lo spazio lo trovi.
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La vita privata di una giovane cantautrice e musicista? C’è un “moroso”?
La mia vita privata è tutta scuola, conservatorio, prove, amici, libri, film… e Alfred, il mio violoncello. Per ora il mio “moroso” è lui: gli ho dato un nome, lo porto ovunque e non lo lascerei mai. L’amore, quello romantico, arriverà quando deve arrivare: in questo momento sono totalmente concentrata sulla musica e sulla mia crescita, e va bene così.

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Il rapporto con colleghi artisti?
Sono fortunata, perché ho incontrato musicisti generosi e curiosi. Lavoro con professionisti più grandi di me che mi trattano come una collega e non solo come “la ragazzina col violoncello”, e questa è la cosa più bella. Con “Oltre il rumore” ho creato una playlist per la pace con una ventina di artisti che hanno prestato la loro voce al progetto: vedere persone con percorsi diversi unirsi intorno a un messaggio comune mi ha fatto capire quanto la musica, insieme, possa davvero amplificare le idee.
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E con i compagni di scuola?
I miei compagni di liceo mi supportano un sacco: mi seguono sui social, vengono ai concerti, alcuni hanno partecipato ai videoclip di “Nuvole” e “Il vento sale”. Certo, ogni tanto scherzano, ma è un modo affettuoso per dire che ci tengono. Vivere la scuola sapendo che c’è una classe che fa il tifo per te rende tutto più leggero, soprattutto quando arrivo stanchissima dopo un live.
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Altri cantanti e musicisti tra i tuoi parenti anche avi?
Oltre mia mamma che ha studiato musical, papà composizione e le mie sorelle che suonano, avevo un bisnonno che non ho mai conosciuto che era diplomato in violino, anche se in realtà nella vita faceva tutt’altro. Per il resto no, ma i miei nonni mi tramandano un corredo molto vario che passa per le lettere, l’ingegneria, le lingue e l’atletica.
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La tua giornata tipo?
Più o meno così: mattina liceo, lezioni, verifiche, amici; pomeriggio conservatorio, violoncello, canto, prove; sera compiti, scrittura dei testi, idee musicali per brani nuovi oppure live, interviste, spostamenti. Nel mezzo cerco di ritagliarmi momenti più normali: un libro sul comodino, un film con la mia famiglia, una chiacchierata con le amiche per restare ancorata alla realtà.
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A soli 15 anni super impegnata e già violoncellista e cantautrice. Complimenti. La tua formazione artistica?
Studio violoncello al Conservatorio Vittadini di Pavia e parallelamente porto avanti il percorso cantautorale. Vengo dalla musica classica, amo Vivaldi, Debussy, Prokof’ev, ma ascolto anche tanto rock anni ’90, cantautorato, musical e colonne sonore. Ho partecipato a concorsi, masterclass, spettacoli teatrali: tutte cose che mi hanno formato, non solo tecnicamente ma anche come persona che deve stare su un palco e comunicare qualcosa di vero.
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Sei giovane ed hai fatto moltissime cose ed hai un bel curriculum… vuoi raccontare ai lettori?
In quest’ultimo anno la mia attività è cresciuta molto. Ho vinto il Concorso Nazionale per la Canzone d’Autore Emergente “Città di Quiliano” nel dicembre del 2024, oltre a diversi concorsi nazionali come Gran Galà dei Festival, Musical Day, Musical Café e School Life Music. Sono stata finalista a contest letterari con i miei racconti, ho aperto concerti di gruppi storici come gli Yo Yo Mundi e i La Crus, ho suonato con il quartetto Archimia, sono arrivata ai callback finali di talent come “Io Canto Generation” e “The Voice Kids” e sono stata invitata a parlare di musica, femminismo e nuove generazioni in eventi pubblici, fino alla Camera dei Deputati. Tutto questo mentre costruivo i miei primi singoli: Nuvole, Oltre il rumore, Il vento sale e poi Belli/e, che ho portato a New York classificandomi seconda al concorso NYCanta.
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Che dire… fantastica! Ricordi qualche aneddoto per esempio sui tuoi incontri con produttori musicali, colleghi, personaggi vari incontrati in questo ambito lavorativo?
Una volta un produttore, ma non faccio nomi, mi ha detto: «Il tuo problema è che sei una musicista». Che stupidaggine! Tralasciando il discorso artistico, che sarebbe il più importante, anche dal punto di vista commerciale, il musicista è quello che ti indovina il tema, il tema che poi ti resta in testa per tutta la vita. Dobbiamo invertire il pensiero dominante che vuole la musica senza il musicista. Un altro mi ha detto: «Se fossi lesbica, venderesti di più». No comment.
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Ed infatti! No comment! Si sa che spesso la carriera dei giovani, qualsiasi ambito, è contrastata da diverse difficoltà, luoghi comuni, e da ciò che dici si evince che è stato così anche per te. Corretto?
Sì, eccome. Quando sei giovane a volte non ti prendono sul serio, oppure ti vedono solo come “quella promettente, poi vedremo”. Ho vissuto anche episodi di cyberbullismo, con insulti sul mio aspetto fisico in una chat di ex compagni: avrei potuto bloccare tutto, invece ho trasformato quel dolore in scrittura, ed è da lì che sono nate le prime canzoni, tra cui “Nuvole”. Ci sono i “no” ai talent, i commenti cattivi sui social, i pregiudizi sul fatto di essere ragazza: ma ogni fatica è diventata materiale creativo, qualcosa da ribaltare in musica.
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C’è una cosa che intendi realizzare a cui tieni fortemente, alla quale non rinunci anche se potrebbe essere molto difficile?
Vorrei vivere di musica senza rinunciare al violoncello e alla profondità dei temi che affronto. Mi piacerebbe realizzare un disco che abbia un filo conduttore forte, quasi come un diario aperto, in cui convivano leggerezza e impegno, storie intime e temi sociali. E sogno un progetto più ampio su temi come la violenza di genere o il bullismo, magari legato a un cortometraggio o a incontri nelle scuole: usare la musica come strumento concreto di cambiamento.
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Pensi sia cambiato il mondo artistico, della cultura e spettacolo, specie in ambito musicale, in questi ultimi anni?
Non lo so, sono troppo giovane. Immagino che i social abbiano reso tutto più veloce e “misurabile” in numeri, ma allo stesso tempo hanno dato voce a chi prima restava ai margini. Vedo un pubblico più abituato a consumare musica in fretta, ma vedo anche una nuova attenzione per i progetti autentici, per chi ha davvero qualcosa da dire e non rincorre solo i trend. È un mondo complicato, ma pieno di possibilità se riesci a restare te stessa.

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Dei cantanti e musicisti di oggi, anche gruppi noti cosa ne pensi? Secondo te quanto talento vero “circola”?
Credo che di talento vero ce ne sia tanto, più di quanto sembri. Il problema è che spesso viene coperto dal rumore di tutto il resto: algoritmi, mode passeggere, brani pensati solo per i 15 secondi di un reel. Mi piacciono gli artisti che sanno essere pop ma con un’anima: penso a Elisa, Olivia Rodrigo, Willow, a chi non ha paura di mettersi a nudo nei testi e cerca un suono personale. Io faccio il tifo per chi rischia, per chi osa restare riconoscibile senza omologarsi.
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A tuo avviso, quanto ha influito ed influisce l’avvento della tecnologia? Anche nel tuo ambito.
La tecnologia è un’arma a doppio taglio. Da una parte permette a una quindicenne con un violoncello di arrivare in posti che una volta erano impensabili: puoi registrare, promuoverti, creare video con pochi mezzi. Dall’altra rischia di appiattire tutto, tra auto-tune usato per coprire le stonature e brani fatti in serie. Io sono favorevole alla tecnologia quando ha un senso artistico: per esempio in “Oltre il rumore” abbiamo usato l’intelligenza artificiale per creare un lyric video che sembra disegnato da una bambina, trasformando uno strumento moderno in un mezzo per raccontare un’emozione.
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Hai ricevuto diversi premi, ad esempio nel 2024 per la canzone d’autore emergente. Com’è stato?
È stato paradossalmente perfetto: valigia dimenticata a casa, niente abiti di scena, papà con le stampelle, vento 20 nodi e pioggia battente… e in mezzo a tutto quel caos, “Nuvole” che mi porta al primo posto sul podio e mi fa capire che in fondo agli ostacoli c’è sempre una luce.
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Quest’anno altro grande successo quale finalista a NYCanta, che hai citato prima, la kermesse che ti ha permesso di volare in America ed aggiudicarti il 2° posto. Soddisfatta? Che esperienza hai vissuto?
Volare a New York con “Belli/e” è stato un sogno a occhi aperti. Cantare in un contesto internazionale, con una giuria composta da nomi come Iva Zanicchi, Roby Facchinetti, Gaetano Curreri, Renato Tanchis e Marino Bartoletti, e arrivare seconda è qualcosa che sto ancora metabolizzando. Oltre al risultato, è stato bellissimo sentire che il messaggio del brano, cioè la critica ai canoni di bellezza tossici e ai filtri dei social, arrivava forte anche lontano da casa.
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Quale cantautrice hai scritto i diversi pezzi, molti interessanti che hai elencato. Puoi raccontare l’ispirazione e il senso per ciascuno e quale messaggio hai voluto trasmettere?
“Nuvole” nasce dall’equilibrio fragile tra sogni e realtà: è la storia di un funambolo che cammina su un filo sospeso tra il desiderio di volare e la paura di cadere. È dedicata a chi si sente in bilico ma continua a cercare il proprio posto nel mondo. “Oltre il rumore” racconta la guerra attraverso gli occhi di una bambina di dieci anni: è un inno alla pace, ma anche un grido, un modo per non restare indifferenti di fronte alle immagini che vediamo ogni giorno. “Il vento sale” è un viaggio di libertà: parla di un’estate con gli amici, del vento che ti spinge avanti, della voglia di uscire dalla routine e vivere ogni giorno come una possibilità nuova. “Belli/e” è una riflessione ironica e poetica sulla bellezza vera contro i filtri dei social: mette insieme l’inglese dei trend e l’italiano della vita vera per dire che non dobbiamo assomigliare ai nostri selfie ritoccati per sentirci a posto con noi stessi. In tutte le canzoni cerco sempre di mescolare leggerezza e profondità, raccontando storie che possano far sentire meno soli.
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Quali valori sono importanti per Diletta? Quali provi a trasmettere?
I valori a cui tengo di più sono l’empatia, la libertà, la giustizia e l’autenticità. Nelle mie canzoni cerco di difendere chi è più fragile, parlare contro la violenza – fisica, verbale o digitale – e ricordare che la bellezza è anche nelle imperfezioni. Vorrei trasmettere l’idea che si può essere sensibili e forti allo stesso tempo, sognatori ma con i piedi per terra, e che ognuno ha il diritto di esistere così com’è, senza doversi cancellare per piacere agli altri.
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Sogni nel cassetto che non hai mai detto a nessuno?
Uno dei miei sogni segreti è andare all’Eurovision! Un altro è scrivere un musical per il teatro con le mie canzoni e una bella storia da raccontare. Forse oggi la forma del musical è un po’ superata, ma secondo me resta ancora potentissima.
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In Italia hai mosso i primi passi. Hai provato l’ebrezza di esibirti all’estero. Ti piacerebbe trasferirti e provare a divenire famosa a livello internazionale?
L’esperienza a New York mi ha fatto capire quanto sia importante portare la propria musica fuori dall’Italia. Mi piacerebbe molto lavorare all’estero, magari con qualche progetto in inglese. L’inglese è la mia lingua preferita, ho un debole per le espressioni idiomatiche. Senza però perdere le radici italiane che per me sono fondamentali.
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Diletta Fosso: a chi pensi di voler dire un semplice GRAZIE?
Vorrei dire grazie alla mia famiglia, perché crede in me anche quando faccio fatica a crederci io. Grazie agli amici che mi filmano, mi sopportano e mi aspettano anche quando arrivo in ritardo. Grazie ai maestri che mi hanno spinto a osare di più, a chi mi ha detto dei “no” che mi hanno fatto crescere e a tutte le persone che ascoltano le mie canzoni: ogni volta che qualcuno si sente un po’ meno solo con la mia musica, io mi ricordo perché ho iniziato.
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Grazie Diletta per l’intervista. Fra le tante questa fatta ad una giovanissima quale sei mi spinge ad augurarti un percorso di crescita luminoso e meritevole. Ad Maiora.

