Alvaro Amici: l’ultimo grande stornellatore della Roma popolare
Se si dovesse dare una voce all’anima della Roma verace, quella dei vicoli di Trastevere, delle osterie illuminate dal sole calante e dell’ironia amara ma dolcissima del popolo, quella voce sarebbe senza dubbio quella di Alvaro Amici.
Cantautore, attore e cabarettista, Amici (Roma, 21 febbraio 1936 – Roma, 25 febbraio 2003) ha attraversato la seconda metà del Novecento come uno degli ultimi, autentici custodi della tradizione canora romana. La sua non era una Roma da cartolina, ma la Roma della gente comune, raccontata con il piglio fiero dello stornellatore e la sensibilità del poeta di strada.
Nato nel cuore della capitale a metà degli anni Trenta, Alvaro Amici cresce respirando la romanità più pura. Fin da giovane mostra una predisposizione naturale per il canto, ma è l’incontro con lo stornello la tipica forma poetica e musicale romana, spesso improvvisata e pungente a consacrarlo.
Amici non si limitava a cantare: interpretava. La sua voce, potente ma capace di sfumature malinconiche, divenne ben presto il simbolo di un genere che rischiava di essere dimenticato con l’avvento della modernità.
Nel suo vastissimo repertorio, Alvaro Amici ha saputo ridare vita a classici intramontabili
Il talento di Alvaro Amici era troppo straripante per confinarsi solo ai palcoscenici musicali. La sua fisicità verace, il volto espressivo e la battuta pronta lo resero un perfetto caratterista per il cinema e un pilastro del cabaret romano.
Ha lavorato sul grande schermo accanto a mostri sacri del cinema italiano, portando nei film quella stessa autenticità che metteva nelle sue canzoni. Nei cabaret della capitale, invece, Amici era un maestro dell’improvvisazione, capace di intrattenere il pubblico per ore alternando risate sguaiate a momenti di profonda commozione.
“Alvaro Amici sul palco non recitava la parte del romano: lui era Roma. Con la sua chitarra in mano, era capace di farti ridere a crepapelle e, un attimo dopo, di farti scendere una lacrima cantando di un amore perduto o di una Roma che stava cambiando troppo in fretta.”
Alvaro Amici ci ha lasciati il 25 febbraio 2003, pochi giorni dopo il suo 67° compleanno, nella sua amata Roma.
Oggi, a distanza di anni, la sua eredità è più viva che mai. In un’epoca in cui le tradizioni dialettali rischiano di sbiadire, le sue registrazioni rimangono un punto di riferimento per chiunque voglia accostarsi alla canzone romana. Amici ha dimostrato che lo stornello non è un pezzo da museo, ma una forma d’arte viva, pulsante e tremendamente attuale.
Chi ascolta oggi Alvaro Amici non ascolta solo della musica: fa un viaggio nel tempo, tra i sanpietrini bagnati di pioggia, il profumo di un’amatriciana in un’osteria e lo spirito immortale di una città che non smetterà mai di cantare.

