Oggi, Giornata Mondiale della Poesia
La Giornata Mondiale della Poesia si celebra ogni 21 marzo e coincide con l’equinozio primaverile di ogni anno, dal 1999, quando durante la 30esima Conferenza generale a Parigi dell’UNESCO, fu istituita con l’obbiettivo di sostenere la diversità linguistica attraverso l’espressione poetica e aumentare l’ascolto di lingue a rischio di estinzione. Quindi oggi ricorre la 23esima Giornata Mondiale della Poesia e si elogia in tutte le lingue del mondo e in tutte le espressioni poetiche, che benché non sembrerebbe, ne esistono infinite, tra stili e generi. Con questa occasione teniamo a ricordare che la poesia racchiude un solo nocciolo, un nucleo di origine universale, che non avverte diversità e che è il sentimento e l’emozione umana.
Io percepisco sulla pelle del mio volto scoperto, folate di magia e di amore, quello che sentiva Alda Merini, nata il giorno di primavera, quello che sentiva Leopardi quando vide la donzelletta tornar dalla campagna, quello che il Sommo poeta, Dante, sapeva riconoscere: – Amar ch’ha nulla amato, amar perdona […] – Quello che ogni poeta rappresenta, descrive e che unisce in un canto ad unisono con l’amore per la poesia.
Tale termine ha un’origine etimologica che risale dal greco antico: ”poiesis” e vale a dire “creazione”.
Nasce ancor prima della scrittura, non si conosce la vera e propria origine, si pensa che i popoli baltici, nel XVIII sec. a. c. si trasferirono nel Mediterraneo, stabilendosi in Grecia facendo nascere la civiltà Egea. Una cultura fatta di miti, leggende, canti, culto dei morti, e valori: gloria, amore e rispetto. Il poeta riceve l’ispirazione dalle Muse, figlie di Zeus e Mnemosine( la dea della Memoria), guidate da Apollo.
Gli antichi consideravano la poesia un dono delle Muse, i poeti sono gli intermediari. Per tutta la civiltà arcaica la poesia ha un aspetto sacro. Cantori, menestrelli e cantastorie portarono la poesia nelle strade recitando a memoria. Era una vera e propria virtù.
Comunque nei tempi cambiando forma e luogo essa si manifestava come mezzo di condivisione e spettacolo, e Dioniso o Bacco, dio dell’ebbrezza della Grecia antica, ci aveva a suo tempo ispirato e tramandato poteri e doti da adottare nel recitare.
Poi si passa in maniera graduale alla scrittura…dagli antichi filosofi greci, Aristotele (334-330 a.c.) che ne sancì un trattato, un’Ars Poetica dove introduce la mimesi e la catarsi, esamina e distingue l’epica, la tragedia e più tardi la commedia. Anche Ovidio si impegnò sulla stessa direzione con un altro trattato, e anche la letteratura latina ci fa conoscere diversi poeti, tra i tanti Catullo, Virgilio, Apuleio ecc…e man mano si passa ai nostri giorni e di evoluzioni ne abbiamo viste molteplici e disparate.
Persino dalla nostra religione, capisaldi importantissimi hanno utilizzato dei versi per predicare e diffondere il culto. Come fece Sant’Agostino con le sue “Confessioni” e San Francesco con i suoi “Cantici”.
Senza trascurare il Sommo Poeta che con la sua opera ha racchiuso un testamento di genere universale, nel trecento, divenuto poi di tutti i tempi.
Petrarca scrisse: -Tra tutte le forme d’arte quella che assicura una più lunga sopravvivenza è la poesia, l’unica capace di innalzare monumenti più duraturi del bronzo.-
L’arte di creare con le parole, il suono musicale, e il ritmo delle stesse, ricorrendo ad una metrica, un componimento di versi, il cui significato semantico si lega ai fonemi, dando una sorta di musicalità, con un linguaggio aulico, è poesia. E’ proprio questa particolarità che rende vivo un sentimento da trasmettere e per questo si distingue dalla prosa e tutti gli altri generi. Con il tempo la poesia si è resa più fruibile e di uso comune. Questo dato di fatto l’ha resa alla portata di tutti senza ricorrere a studi particolari di esami didascalici, di scomposizioni interpretative, di esegesi e parafrasi, ( che ricordiamo dai nostri studi, complesse) così si va ad impostare una poesia in versi liberi, benché restino musicali e d’impatto emotivo. Questo ha un po’ rivoluzionato la poesia, ma ampliato la comprensione e la diretta trasmissibilità. Ogni verso racchiude le sue strofe con le sue rime, quando i versi hanno lo stesso numero di sillabe e finiscono con le stesse lettere a partire dall’ultimo accento tonico si possono definire regolari e quindi tradizionali (idilli, sonetti, ballate, canzoni, liriche, ecc…) altrimenti sono irregolari perché non obbediscono a discipline di metrica e sono poesie moderne.
La rima baciata, alternata, incrociata, incatenata, e gli endecasillabi si usano per introdurre una poesia a schemi, frutto di sofisticati studi, che bensì la riporti con dettatura ad una musicalità contraddistinta, ha bisogno di essere ridotta a imposizioni circoscritte in schemi che non lasciano la dovuta estemporaneità alle parole di librarsi.
E l’arte del poetare tocca aspetti di natura infinita.
E’come cogliere un fiore fresco e prima che si sfiguri lasci che ogni petalo si dissolva intatto a testimonianza di una vita.
Ogni poeta ha lasciato un pezzo, più o meno grande della sua passione, di come ha compreso, non compreso, riconosciuto o svelato i tanti lati chiari o oscuri della mente umana e del mondo.
Tutto questo non è assolutamente irrilevante, anzi oltre a conoscere la mente umana, in generale, scopre la nostra.
Durante il mio poetare scrissi rivolgendomi ai poeti, e a me stessa:
Poeta
Sono un servitore dell’anima.
Immergo la mia brocca
in una sorgente chiara,
ove l’azzurro del cielo,
intarsiato da intrecci di rami,
può affogare.
Avvolgo il filo
di una storia vecchia
per lasciarla cadere,
e a volte lo allento
per farlo respirare,
altre lo tiro e lo stringo,
senza farlo spezzare.
Pizzico le corde dei sentimenti
solleticandoli,
come fa un poeta,
nulla si può creare
senza linfa,
senza musica,
che accompagna i gesti
di qualsiasi creatura.
Siamo poeti
vuoti e stanchi,
per tante parole,
già scritte ed ascoltate,
ma mai
nessun motivo
ci costringerà
a lasciare il capo
di quel filo,
a non esser voce,
a non esser servitori di emozioni,
che accelerano il ciclo
di un’anima randagia.
Poesia edita Bertoni, tratta da “Non smettere-Sei tu che mi fai bella” pubblicazione marzo 2022.
E per concludere: -Annaffiatevi di poesia, sarà per voi, bellezza!-

Dipinto a olio di Linda Lucidi
