Andiamo a conoscere Maida
Maida (pronuncia Màida, Majida in calabrese [‘majida]) è un comune italiano di 4 641 abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria.
L’abitato di Maida sorge su una collina che si affaccia sulla Piana di Sant’Eufemia tra i fiumi Jayari a ovest e Cottola a est. Il territorio comunale comprende anche la frazione di minoranza etnica e linguistica albanese (arbëreshë) di Vena di Maida (Vjna in lingua arbëreshe), posta a 242 metri s.l.m.
Il territorio di Maida fu abitato dai tempi più remoti. Lo testimoniano le numerose grotte presenti nella zona, certamente abitate in epoche lontanissime e alcuni reperti scoperti nel litorale. Nel 1980, durante una campagna di scavi promossa dall’Università di Pisa, sono stati scoperti in località Casella manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore, nel loro strato originario. Si tratta in maggioranza di choppers unifacciali e raschiatoi in scheggia. Altri manufatti dello stesso periodo, del Paleolitico Superiore e del Neolitico, sono stati rinvenuti perché portati in superficie dalle attività agricole. Si tratta di schegge corte e spesse in selce, quarzite e diaspro, per la maggior parte raschiatoi. Dal II millennio a.C. in poi ci furono varie invasioni di popoli indoeuropei. Tra i tanti ricordiamo gli Enotri. Tra il VII e il VI secolo a.C. arrivarono i Greci, che, anche in questi luoghi, fondarono delle città. Alcuni scrittori (Vossio) sostengono che a Maida sorgesse l’antica Lametia, altri (Barrio) la identificano con Melania. In seguito troviamo i Romani e i Longobardi.
Nel 1496 sale sul trono napoletano Federico d’Aragona che conferma a Maida tutti i privilegi goduti precedentemente e ne elargisce dei nuovi.
Nel dicembre del 1691 il feudo fu acquistato da Fabrizio Ruffo. Dopo la sua morte (1692) gli succedettero dapprima il nipote Francesco, poi il figlio di questi Carlo e, via via, altri eredi della famiglia, tra cui Ippolita.
Essa fu una buona feudataria, in quanto era cresciuta nella cittadina ed era legata affettivamente a Maida.
Durante il periodo della contro-rivoluzione borbonica, il 16 luglio 1806, il territorio di Maida fu teatro di una battaglia tra francesi ed inglesi, risoltasi in favore di questi ultimi.
I nomi “Maida Hill” e “Maida Vale” a Londra prendono origine da questa battaglia.
Nel 1903 il comune acquista e demolisce la chiesa di San Michele Arcangelo, su quel terreno verrà edificato nel 1930 il monumento ai caduti. Durante il periodo fascista furono podestà di Maida Pietro Bilotta, dal 1927, e Nicola Votta, dal 1938, dopo essere stato commissario prefettizio nell’anno precedente. Nel 1944, sindaco il generale Ferdinando Fabiani, venne istituita una “Scuola Ginnasiale” con il contributo di diversi cittadini. Nel 1951 venne inaugurata l’agenzia della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania. Nel 1953 il paese subì la devastazione di un’alluvione, che innescò una nuova ondata di emigrazione.
Ogni anno, il 2 aprile, si festeggia nei ruderi del convento dei Padri Minimi, la Ciciarata. Dopo la messa vengono distribuiti gratuitamente pasta e ceci ai fedeli, in ricordo della carità del santo patrono; la comunità di origine maidese ad Ambler continua la tradizione insieme ad altre comunità di emigrati nel mondo. Negli anni in cui il 2 aprile cade durante la settimana santa, la festa viene posticipata.
Chiesa di Santa Maria Cattolica
Anticamente era una chiesa di rito greco, era punto di riferimento dei monaci basiliani, che vivevano nelle “Laure”. Il titolo di “Cattolica” è proprio dovuto al fatto che i monaci la chiamavano katholikon. La chiesa mantenne la pianta a croce greca, probabilmente fino al 1783, quando fu distrutta da un terremoto. I maidesi vollero ricostruire la chiesa nella configurazione attuale. La chiesa sorge ora su dei contrafforti ottenuti da un antico palazzo baronale.
Chiesa di San Nicola de Latinis Una lapide sulla facciata, sopra il portone, ricorda i restauri avvenuti nel 1638 su commissione di Marcantonio Loffredo. Sopra di essa vi è una nicchia contenente una statua del santo realizzata nel 1955. Contiene il quadro di San Nicola, si tratta di una trasposizione del XVII secolo dell’iconografia bizantina del santo.

