Una lingua tra errori e bollicine
Nel mondo massmediale locale ma anche internazionale vengono pubblicizzati prodotti commerciali che alludono alla (presunta) lingua napoletana: sulla cartellonistica pubblicitaria, sulle insegne di locali, in Internet, nelle frasi romantiche, sullo scatolame, ecc..
Sfortunatamente però nella stragrande maggioranza dei casi ciò che si spaccia per Napoletano, col Napoletano non ha nulla da spartire, trattandosi di orrori ortografici o giù di lì… Molto spesso chi se ne giova per motivi commerciali non è neppure legato al territorio campano né nazionale…
I due idiomi infatti, Napoletano ed Italiano non solo hanno ortografie (e grammatiche) differenti ma soprattutto corrispondono a forme (ed articolazioni/espressioni ) del pensiero diverse, dalle cui discendono appunto frasi ed ortografie differenti che mai vanno né confuse né sottoposte a traduzioni letterali, in rispetto appunto di entrambi.
L’ultimo caso più eclatante è il video di lancio della sponsorizzazione della Coca Cola della società sportiva Calcio Napoli che riporta una frase che si vorrebbe in Napoletano. Frase putroppo errata.
Video che ha scatenato le ire dei più e di numerosi apprendisti stregoni della lingua di Totò e Viviani o di Basile ma che sfortunatamente “hanno miso ‘a coppa”, ovvero aumentato errori ed orrori ortografici con incredibili ed errate, appunto correzioni, riportate addirittura con plauso dalla stampa napoletana.
E questo è un grosso guaio permanendo ahimè il silenzio di alcuni organi che in regione Campania dovrebbero tutelare questo immenso patrimonio linguistico e culturale.
È per questa ragione che l’Accademia Napoletana, per la tutela della lingua e cultura napoletane, referente Unesco per questa materia, compie e si sforza di compiere un’attività correttiva e di sensibilizzazione ad una più accurata e, appunto, corretta grafia della lingua napoletana, onde arginare un disastro sempre più grande…. che attenta alla stessa esistenza del Napoletano come lingua materna. Ed ovviamente in quanto eredità culturale dei napoletani stessi di cui l’Italia si vanto nel mondo (si pensi sólo ad esempio alla canzone classica napoletana).
Questa situazione infatti è tanto più grave in quanto tale presunto “Napoletano” viene utilizzato appunto per commercializzare prodotti o emblemi che richiamano impropriamente le eccellenze napoletane e campane non avendo con queste, né origine né senso o valore, culturale o enogastronomico, finendo per dare un colpo mortale alla nostra economia locale, già in pena, oltre che alla nostra stessa identità linguistica, appunto e, veracemente, napoletana. Occorre pertanto e l’Accademia Napoletana è sempre disponibile in tal senso, prodigarsi attivamente per l’inserimento di questo patrimonio culturale in percorsi didattici, primera che sia veramente troppo tardi.

