Signore, salvami!
Nelle tempeste della vita affidiamoci a Cristo, fissiamo lui e non guardiamo le onde delle difficoltà. La nostra fede, seppur piccola, ci sostiene.
Il protagonista del brano evangelico è Pietro con la sua paura. Egli, infatti, teme prima le onde della tempesta; poi perché, da lontano, non riconosce Gesù che, infatti, scambia per un fantasma; infine perché, rispondendo all’invito del Signore «Vieni!», dopo aver fatto qualche passo, ha timore di affondare. In un primo momento, si fida di Gesù ma poi, distogliendo lo sguardo da lui per guardare i propri piedi, non si fida più, ha paura e lancia un grido: «Signore, salvami!». Il grido di Pietro non è soltanto il grido di chi sta annegando nella tempesta; è il grido di chi, volendo seguire Gesù, si sente espropriato da sé stesso. In realtà spesso le vicende della vita ci espropriano da noi e mandano in frantumi i nostri desideri e sogni. Possiamo decidere, nelle prove, se arrenderci oppure abbandonarci all’abbraccio di Gesù, afferrati dalla sua mano che ci salva. Anche nella prima lettura è descritta una teofania, cioè una manifestazione di Dio che si mostra non nella potenza, ma nel “sussurro di una brezza leggera”. Talvolta è necessario un udito fine per riconoscere la vicinanza di Dio nella nostra vita e gustare la dolcezza della sua presenza!
don Antonio Sozzo
Riposo estivo “oasi dello spirito”
Il riposo estivo non solo è una meritata pausa dalle fatiche e routine quotidiane, ma, per il cristiano, soprattutto opportunità di rinnovamento interiore. La vacanza, ispirata al riposo di Dio (Gen 2,2-3), ricaricando corpo e spirito con preghiera, Scrittura e carità diventa tappa di fede e testimonianza viva di fiducia nella Provvidenza, equilibrio tra azione e contemplazione. Nelle vacanze è importante poter sperimentare silenzio e solitudine, che aprono il cuore all’ascolto di Dio. In un mondo saturo di stimoli, il silenzio è spazio sacro dove risuona la sua voce. Ritiri, passeggiate nella natura o meditazione in eremo staccano dal rumore interiore e sintonizzano con la Parola, come Gesù nel deserto (Mt 4,1-11); si crea lo spazio per discernere la volontà di Dio e riposare in lui (Sal 62). Solo nel silenzio l’anima trova pace e la fede diventa profonda e trasformativa. È, quindi, cruciale evitare vacanze rumorose in località turistiche dispersive, dove divertimenti effimeri, feste incessanti e consumi sfrenati diventano trappole spirituali, e dove il riposo si dissolve in nuovo stress e il cuore si distrae e allontana dall’essenziale. La Bibbia avverte contro l’idolatria del piacere (Ef 5,3-5): le vacanze “chiassose” replicano, camuffata, la routine quotidiana, solo con più caos. Si perde l’opportunità di crescita, scivolando in un vuoto interiore che lascia più esausti al ritorno. Per il cristiano è un invito a scegliere con saggezza: non fuggire dal mondo, ma viverlo per elevarsi. Approfittiamo, allora, della vacanza per entrare nello “spazio dell’altrove”, rompendo la ripetitività delle routine quotidiane. L’altrove non è solo un luogo lontano, ma un atteggiamento interiore: apertura al nuovo, al mistero di Dio che si rivela nella creazione, nelle relazioni o nelle culture diverse. Pellegrinaggi, volontariato o letture, non solo spirituali, ci fanno uscire dal “prevedibile” e “controllato” del quotidiano. Per il cristiano è incontro con l’Infinito e assaggio del regno di Dio: il riposo diventa profezia di eternità. Le vacanze non interrompono, ma continuano il cammino di fede, vivendo “nel mondo ma non del mondo” (Gv 17,14-16), testimoniando che il vero riposo è in Cristo.
don Pietro Roberto Minali, ss

