2 agosto: il Perdono d’Assisi e Indulgenza plenaria
Il Perdono d’Assisi è un’indulgenza plenaria che può essere ottenuta in tutte le chiese parrocchiali e francescane dal mezzogiorno del 1º agosto alla mezzanotte del 2. C’è però un luogo santo dove si può ottenere tutti i giorni dell’anno: la Chiesa della Porziuncola di Assisi, dove morì San Francesco.
L’indulgenza fu ottenuta da San Francesco il 2 agosto del lontano 1216, da papa Onofrio III, dopo aver avuto un’apparizione proprio nella chiesetta.
Sopra la chiesetta fu eretta, su interessamento di S. Pio Vl, a partire dal 1569, la bellissima e imponente Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, costruita su interessamento di S. Pio V a partire dal 1569.
San Francesco, nel luglio 1216, mentre pregava davanti al piccolo altare della Porziuncola, vide all’improvviso Gesù e Maria, seduti in trono e circondati da una moltitudine di angeli. Il Salvatore chiese al suo Servo quale grazia desiderasse per il bene degli uomini. S. Francesco umilmente rispose: “Poiché è un misero peccatore che Ti parla, o Dio misericordioso, egli Ti domanda pietà per i suoi fratelli peccatori; e tutti coloro i quali, pentiti, varcheranno le soglie di questo luogo, abbiano da te o Signore, che vedi i loro tormenti, il perdono delle colpe commesse”.
“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
È il diploma di fr. Teobaldo, vescovo di Assisi, uno dei documenti più diffusi, a riferirlo.
All’alba Francesco, insieme a frate Masseo di Marignano, si diresse verso Perugia, dove allora si trovava il Papa. Il Pontefice, ascoltato il racconto della visione dalla bocca del Poverello di Assisi, chiese per quanti anni domandasse quest’indulgenza.
Francesco rispose che egli chiedeva “non anni, ma anime”e che voleva “che chiunque verrà a questa chiesa confessato e contrito, sia assolto da tutti i suoi peccati, da colpa e da pena, in cielo e in terra, dal dì del battesimo infino al dì e all’ora ch’entrerà nella detta chiesa”.
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Si trattava di una richiesta eccezionale perchè tale indulgenza si era soliti concederla soltanto ai crociati, ovvero a coloro che prendevano la Croce per la liberazione del Santo Sepolcro.
Il Papa fece notare proprio questo: “Non è usanza della corte romana accordare un’indulgenza simile”. Francesco ribatté: “Quello che io domando, non è da parte mia, ma da parte di Colui che mi ha mandato, cioè il Signore nostro Gesù Cristo”. La Curia non era d’accordo ma il Pontefice gli accordò quanto richiedeva (“Piace a Noi che tu l’abbia”).
San Francesco stava per concedarsi, felice di aver ottenuto un simile privilegio per l’umanità tutta, quando il Pontefice gli chiese dove andasse “senza un documento” che attestasse quanto ottenuto: “Santo Padre a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.
L’indulgenza fu ottenuta, quindi, “vivae vocis oraculo”, ovvero nel diritto canonico, di concessione fatta «a voce» (e non per iscritto).
Il 2 agosto 1216, San Francesco, dinanzi una grande folla e alla presenza dei vescovi dell’Umbria, colmo di gioia, promulgò il Grande Perdono, per ogni anno, in quella data, per chi, pellegrino e pentito, avesse varcato le soglie del tempietto francescano.
Ottenere l’indulgenza rispettando alcune condizioni:
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Confessione e assoluzione dei peccati, nel periodo tra gli otto giorni precedenti e successivi alla visita della chiesa. Questo al fine di tornare in grazia di Dio
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S. Messa e Comunione. Partecipare alla Messa e alla Comunione eucaristica nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione
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Visitare una chiesa dove si deve rinnovare la professione di fede, mediante la recita del Credo, per riaffermare la propria identità cristiana, recitare il Padre Nostro, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo, recitare una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Naturalmente i singoli fedeli possono recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il Papa.
Esclusivamente nel santuario della Porziuncola, ad Assisi, grazie anche ad uno speciale decreto della Penitenzeria Apostolica datato 15 luglio 1988 (Portiuncolae sacrae aedes) si può lucrare l’indulgenza, per sé o per i propri defunti,alle medesime condizioni, durante tutto l’anno, una sola volta al giorno.
Mentre in tutte le chiese parrocchiali e le chiese francescane sparse nel mondo si può lucrare dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno.
Indulgenza, cioè?
«L’indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati”. Così nel Catechismo della Chiesa cattolica.
Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch’essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l’altro, ottenendo per loro delle indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati. Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.

