Santi: “simili” a Cristo nell’Amore
Oggi la Chiesa ci invita a gioire, contemplando la schiera dei Santi che formano la Gerusalemme del cielo e della terra: tutti, non solo quelli canonizzati. La liturgia ci lava gli occhi per farci vedere quello che «siamo realmente»: figli di Dio, «figli nel Figlio», partecipi della sua stessa vita. Ecco la santità, il dono scaturito dal «grande amore» che «ci ha dato il Padre». Da questa sorgente gratuita attingiamo il segreto di quella gioia che sin d’ora ci rende «beati» e ci conforma a Cristo nel mistero pasquale. Il Vangelo ci mostra la via dell’amore che ci fa sempre più «simili a lui», imprimendo in noi giorno per giorno i tratti del suo volto. È il cammino in divenire tra ciò che siamo «fin d’ora» e «ciò che saremo», dove si gioca la nostra vita quotidiana, nella ricerca appassionata e “passionata” del volto di Dio. È qui che l’amore ci trasforma, perché si manifesti in noi la vita nuova che sgorga dalle sorgenti del nostro Battesimo.
Oggi è la “Giornata della santificazione universale”.
Santi per realizzare il progetto di Dio
Nella solennità dei Santi i credenti possono ravvisare la loro specifica identità: «A immagine del Santo che vi ha chiamati”, “Siate santi come io sono santo”». Ma chi ci eleva a questo grado di santità se non colui che ci ha fatto conoscere il Padre e intercede per noi il dono dello Spirito Santo? Essere santi è prendere coscienza di essere uniti a Dio come figli amati dal Padre, partecipi del Figlio amato, accolti nella stessa comunione trinitaria. E Cristo “il solo santo” che inaugura la via della santificazione offrendo sé stesso per la Chiesa sua sposa. Arricchita dei suoi doni per attuare il progetto di Dio nella storia, essa anno vera nuovi testimoni che ne divengono luminosa profezia.
Come già ribadito dal Concilio Vaticano II: “I seguaci di Cristo, chiamati da Dio e giustificati in Gesù Cristo non secondo le loro opere, ma secondo il disegno e la grazia di lui, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi devono quindi, con l’aiuto di Dio, mantenere e perfezionare, vivendola, la santità che hanno ricevuta» (LG 40). La chiamata universale alla santità nei battezzati, compartecipi della natu ra stessa di Dio, motiva non solo la specifica missione loro affidata, ma dà risalto all’importanza dell’unzione battesimale che pone in atto e avvia questa dinamica partecipativa in chi la riceve. Un dato non secondario che dovrebbe far riflettere quei genitori che la demandano a scelte future dei figli o la rigettano quale inutile abilitazione in un mondo sempre più scristianizzato. Il Battesimo ci radica in Cristo e da li si avvia la nostra santificazione. Come ribadiva un predicatore: la santità come compito procede dalla santità come dono. La comunità ecclesiale cura e valorizza quanto gratuitamente ogni battezzato ha ricevuto da Dio. Il servo di Dio mons. Giaquinta, fondatore nel 1947 del Movimento Pro Sanctitate e fin dal 1957 promotore della Giornata della santificazione universale, vedeva come l’ideale santità fosse alla portata di tutti in un vissuto ordinario: «Un uomo che aderisce alla volontà di Dio a livello di pensiero, di volontà, di cuore, di vita noi lo chiamiamo santo». don Vittorio Stesuri, ssp
