Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
Obbedienti al comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me», nell’Eucaristia, per la potenza dello Spirito Santo, siamo raggiunti, beneficati e salvati dalla Pasqua di morte e risurrezione del Signore. Chiediamo al Padre che faccia di noi membra vive dell’unico corpo di Cristo che è la Chiesa.
Riconoscere l’immenso mistero che celebriamo.
La manna era un cibo che il popolo d’Israele non conosce- va, e che gli stessi padri non avevano mai conosciuto. E noi conosciamo il dono dell’Eucaristia? Magari lo conosciamo troppo? Ci siamo abituati? Allora l’odierna festa è un’occasione splendida per riconoscere il santo mistero, l’immenso mistero che celebriamo. Gesù desiderò restarci vicino attraverso il pane e il vino consacrati dalle parole dei suoi sacerdoti. Fu esaudito! Il Padre gli ha concesso questo donarsi smisurato in cui si spoglia, e si consegna a noi, correndo il rischio di essere calpestato da sacrilegi e, peggio ancora, dall’indifferenza. Pur calpestato, non ha mai rinunciato, non rinuncia a donarsi: può darsi amore più grande? Davvero, era ed è immensa la sete di Gesù di donarci la Vita vera fin da quaggiù, e di farci diventare in lui un solo corpo. L’Eucaristia ci fa vivi, perché ci fa “uno”. È il pane dei pellegrini, per camminare verso l’Amore autentico, cioè verso il Cielo. Beati gli invitati alla mensa dell’Agnello!
fr. Antoine-Emmanuel, Frat. Monast. di Gerusalemme, Firenze
L’inno eucaristico “Pace lingua”
«Canta, o lingua, il mistero del corpo glorio- so e del sangue prezioso che il Re delle nazioni, frutto benedetto di un grembo generoso, sparse per il riscatto del mondo»: così recita la prima strofa dell’inno eucaristico per eccellenza, conosciuto con il titolo latino di Pange lingua. La sua prima stesura viene tradizionalmente attribuita a Venanzio Fortunato († 607), ma venne ripreso da Tommaso d’Aquino, allorché papa Urbano IV decise di collocarlo nella liturgia del Corpus Domini, la nuova solennità istituita a Orvieto nel 1264, in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena (1263). Tra i diversi canti eucaristici, il Pange lingua continua a occupare il primo posto anche a distanza di secoli dalla sua composizione. Il motivo lo si deve soprattutto al testo delle sue due ultime strofe (Tantum ergo), usate per la benedizione eucaristica, mentre l’uso dell’intero inno è previsto per la reposizione del SS.mo Sacramento nella solenne liturgia vespertina del Giovedì Santo, oltre che per tutte le processioni eucaristiche in ogni momento dell’anno. La struttura dell’inno e l’andamento fluente della melodia sono gli elementi della sua larga diffusione che, lungo i secoli, ha visto numerosi compositori cimentarsi con il testo dell’Aquinate: dalla Missa “Pange lingua” di Josquin Desprez († 1521) al più accessibile Tantum ergo di Lorenzo Perosi († 1956), interessando cori amatoriali e cori professionali, in un “concerto” di elaborazioni sul testo eucaristico che propone la meditazione sul mistero, grande e glorioso, del Corpo e Sangue di Cristo, offerto e versato per la redenzione del mondo. Difficilmente i canti moderni riescono a sintetizzare, per contenuto e musica, la teologia racchiusa nel Pange lingua, che trova il suo artefice nella meditazione di san Tommaso d’Aquino, considerato l’autore dell’intero Ufficio per la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, oltre che degli inni che ne scandiscono la liturgia (come Panis angelicus e O salutaris hostia). La solennità annuale del Corpus Domini, che ci fa cantare l’inno sia nella liturgia delle Ore sia nella Messa, ci offre dunque l’occasione propizia per immergerci nell’adorazione del mistero eucaristico con il frutto di una teologia che ha saputo farsi canto.
M° Sergio Militello

