Maria “Immacolata Speranza” dell’umanità
Nel cuore dell’estate la Chiesa ci fa contemplare la Vergine Maria, assunta alla gloria del cielo in anima e corpo, e ci esorta a vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni (Colletta). Una grande speranza attraversa la festività odierna: Maria canta la vittoria degli umili (Vangelo); il male non avrà mai l’ultima parola (I Lettura); la morte è vinta (II Lettura). La Vergine, che «avanzò nella peregrinazione della fede», ci insegni a sostare con “spirituale leggerezza” sugli affanni e le difficoltà della vita presente, e a librarci in alto, in Dio, perché il nostro pensare, amare e agire, nell’attesa della beata speranza, sia pervaso di cristiana letizia.
don Giuliano Saredi, ssp
Donne di speranza con Maria
La Bibbia ama tratteggiare figure e vicende del mondo femminile che favoriscono lo svolgersi della storia della salvezza nel segno della speranza. Accanto alla condanna del primo peccato, appare già un annuncio di speranza rivolto a una donna: «La stirpe della donna schiaccerà la testa del serpente» (cf. Gen 3,15). Al suo orizzonte si profila già l’annuncio di speranza che l’angelo rivolgerà a una vergine, Maria, il cui figlio Gesù «salverà il suo popolo» (Mt 1,21).
La spiritualità biblica lega spesso la speranza a figure femminili in condizioni particolari, come la sterilità e la verginità. La verginità presso gli antichi non aveva un valore speciale e la sterilità era considerata una condizione senza speranza. Non così nel progetto di Dio. E come Dio era intervenuto con il dono della maternità a donne sterili quali Sara, Rebecca, Rachele, la madre di Sansone, Anna ed Elisabetta, così apre alla speranza il seno verginale di Maria: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,34). Il dono della maternità è offerto da Dio a queste donne come segno della speranza che tiene vive le promesse da lui fatte al suo popolo che, senza discendenza, rischia di estinguersi. Sono queste a guidare i primi passi del loro popolo, ne diventano le madri e lo guidano nel cammino di speranza all’incontro con il Messia.
Nelle dolorose vicende che sembrano segnare la fine del popolo d’Israele, è ancora sul mondo femminile che si posa lo sguardo di Dio, per infondere nuova speranza di vita. Così Dio sceglie Debora per la vittoria contro i Cananei, chiama Giuditta per sconfiggere l’esercito assiro capeggiato da Oloferne, e suscita Ester per capovolgere la sorte del suo popolo destinato allo sterminio. Donne di speranza, queste, che si possono specchiare nel canto di Maria Vergine (il Magnificat), dove lo sguardo di Dio si posa sul popolo dei poveri e degli umili, per opporsi ai superbi e ai potenti.
don Primo Gironi, ssp, biblista

