Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
Umiltà e servizio sono il centro della liturgia. Siamo chiamati a metterci in un processo di discernimento per imparare a distinguere i valori autentici dalle proposte effimere.
«Quale uomo può conoscere il volere di Dio?»
I nostri ragionamenti sono sempre incerti, limitati, mentre l’intelligenza e la volontà si stancano facilmente nelle preoccupazioni che continuamente ci opprimono (I Lettura). I disegni di Dio non si possono conoscere, a meno che il Signore stesso non ce li riveli. Solo chi si pone sotto lo sguardo di Dio, seguendo le sue ispirazioni, è capace di ricevere la luce che segna il giusto cammino. Gesù è venuto a rivelare il disegno di Dio che è quello di credere in lui e amarlo al di sopra di tutto e di tutti (Vangelo). Tuttavia, vuole anche liberarci dalle illusioni e farci camminare su strada sicura. Egli esige da noi una riflessione su tutti i nostri progetti («Chi di voi volendo costruire una torre…») per non costruire su vaghe speranze. Solo seguendo con fiducia il cammino del Cristo abbiamo la certezza che ad ogni croce segue sempre la risurrezione. Saper rinunciare a tutto è il segno che si cammina veramente dietro a Gesù. Paolo (II Lettura) ne è un esempio: rinuncia a trattenere con sé Onesimo, figlio che gli sta tanto a cuore fuggito dal suo padrone, e lo rimanda a Filemone pregandolo di accoglierlo non più come schiavo ma come fratello, cioè uomo libero.
don Donato Allegretti
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo
La parte più lunga del Credo è quella dedicata al «Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio». Il titolo Signore, che nell’Antico Testamento è attribuito solo a YHWH, si applica a Gesù, confessando così la sua uguaglianza nella divinità e riconoscendo il suo potere sulla morte; a sua volta, il titolo di Cristo richiama quello ebraico di “Messia” (l’unto del Signore). Il titolo di «unigenito Figlio di Dio» e le sue specificazioni «Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero», oltre a riportare le riflessioni dei primi Concili, si riferisce al Prologo del Vangelo di Giovanni che espone mirabilmente il mistero della “generazione eterna” del Verbo, insieme a quello dell’incarnazione. Uguale nella divinità con il Padre («della stessa sostanza del Padre»), si afferma che «per mezzo di lui tutte le cose sono state create», inoltrandoci nel piano eterno di ricapitolare in Cristo tutto ciò che esiste in funzione della sua missione salvatrice dell’umanità. L’articolo centrale «per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo» professa il mistero dell’incarnazione del Verbo nel grembo della Vergine Maria e quello della sua passione, morte e risurrezione: verità di fede che, insieme a quelle della ascensione al cielo e del ritorno glorioso «per giudicare i vivi e i morti», racchiudono l’opera della redenzione compiuta dal Figlio, dal Padre e dallo Spirito Santo. Il richiamo alla “incarnazione” «nel seno della Vergine Maria» evidenzia la storicità dell’evento, così come la “crocifissione” di Gesù avvenuta «sotto Ponzio Pilato» e la sua morte e sepoltura; il richiamo alla “risurrezione” avvenuta «il terzo giorno, secondo le Scritture» si collega alla storia della salvezza, in conformità alle promesse di alleanza già stabilite con i Patriarchi e rinnovate per mezzo dei Profeti. Infine, il tema del ritorno «nella gloria per giudicare i vivi e i morti» rimanda al giudizio universale e attesta la regalità di Gesù Cristo nel compimento del regno di Dio che «non avrà fine».
don Giuseppe Militello

