La poetica di Rita Bonetti
Bologna è città particolare.
Tutte lo sono, nelle loro autenticità e verità, legate alla storia, alla cultura, alle sofferenze, ai tratti in divenire dei popoli che le hanno abitate.
Anche le pietre parlano. E trasmettono qualcosa all’aria che si respira. Qualcosa di unico.
Bologna dicevamo.
Terra di cantautori e osterie fuori porta, di magnifici portici e torri medioevali, di contestazioni studentesche e musica nelle orecchie ad ogni strada.
O meglio ad ogni vicolo. Perchè la piccola grande storia che ho appena iniziato a narrare, parte da uno di essi, situato nel cuore del centro storico di questo simbolo, dove la poetessa Rita Bonetti nasce.
Sì perchè Bologna è un simbolo, è bene dirlo. Lo ha rappresentato da sempre e lo rappresenta tuttora, nonostante la contemporaneità tenda ad omologare, globalizzare, massificare, ma non potrà mai cancellare. Se pronunci Bologna ti viene in mente lei, la sua unicità. La sua musica. Il suo vento leggero. Quello che ti profuma la pelle e ti spettina i capelli. E te li manda proprio dove vuoi tu. Nè più nè meno.
Rita si laurea in archeologia e conosce l’importanza del passato, i sospiri del tempo.
Rita si specializza in antropologia ed ha ben fissa in lei l’evoluzione dell’uomo, il cammino dei sogni.
Rita conosce il valore dell’incastro delle passioni condivise con altri nel sentimento dell’amicizia e nel 2017 pubblica “Le Regine di Quadri” (Armando Siciliano Editore), insieme a due amiche, dando voce e luce ad opere pittoriche.
Rita ha un rispetto sostanziale per le piccole cose di ogni giorno , per lei sorgenti di vita, alle quali attribuisce il senso del suo scrivere e nel 2019 pubblica “Persiane Blue”, con lo stesso editore.
Rita fonde l’amore alla natura e nel 2019 dà in pasto al suo pubblico “Ho seminato perle nella tempesta” (Libreria Editrice Urso), non rinunciando a impregnare d’amore lo scorrere variegato dei giorni.
Rita ottiene numerose menzioni e riconoscimenti, per il suo verso elegante, come la sua città.
Sì, quello che colpisce nella sua poesia, è appunto l’eleganza.
Di chi non si scompone, di chi accetta ma non rinuncia, di chi riflette nel tempo e con il tempo, di chi riconosce il dubbio e da esso ne trae la forza per cantare, di chi sa regolare la propria passionalità calibrandola nella giusta misura alla natura, al mare, all’amore, al sogno.
E proprio il sogno è un collegamento diretto con l’infinito.
La fame dei sensi si placa nel susseguirsi delle stagioni, non rinunciando mai all’intimità, all’introspezione, alla ricerca della propria identità.
Per la poetessa è predominante lo scavo : quello finalizzato alla ricostruzione della storia di una moltitudine di esseri umani e quello in sè stessa, attraverso la forma e la disposizione delle parole, al fine di ricomporre la sua storia personale e trarne le fila.
Ma non le conclusioni.
Esse sono in continuo movimento.
Ed è un movimento che conserva un non so che di stabile, di rassicurante.
Parlavo delle piccole cose di ogni giorno, nella presentazione di Rita Bonetti.
Ed ecco a voi la sua “Dettagli”.
Mi è difficile descrivere
i dettagli
si perdono per strada
come bottoni
di un vecchio cappotto
Scritti spaiati
scatti rubati
bozzetti accennati
di pittura astratta
Qualche segno
e la parola urgente
si stringe forte
all’emozione da vivere.
La poetessa in questo componimento dà luogo alla consapevolezza naturale e proverbiale dei limiti del genere umano, nel vedere nitidamente i tasselli fondanti la crescita, il vivere, la sequenza delle immagini lungo il percorso.
Il susseguirsi delle emozioni si dipana in lampi, in guizzi, a volte allineati e a volte sfalsati, ora messi in fila ora sparsi al vento, in un minuto accennati e in un altro descritti.
Ma ciò che conta è quello che resta.
Bensì la parola, che ferma il battito, lo stringe forte e lo regala al mondo, secondo i canoni della gratuità del verso, secondo i crismi del dono.
Quindi il messaggio poetico è per gli altri, ma al tempo stesso è linfa vitale per l’autrice e dalla sua bocca fuoriescono quelle sillabe volte a far luce in sè.
A scavare dentro, con onestà.
E sincerità, correndo il rischio di non vedere.
La conclusione del mio articolo, si concretizza nella constatazione che l’universo lirico di Rita Bonetti si basa sulla scelta accurata e rispettosa delle parole, quasi in punta di piedi, quasi con i parametri dell’indagine, ponendo al di sopra di tutto un sentimento onnivoro rappresentato da una parola di cinque lettere, usata finora da me una sola volta, lungo questa recensione.
L’amore.

