Poeta-medico o medico-poeta?
L’arte del poeta spesso non coincide con un mestiere, anzi chi nasce con l’arte nel DNA e le scorre nelle vene non riesce solitamente a trarne un vantaggio economico. Sono passioni che fanno parte del vivere sano e se non esistessero la vita sarebbe tanto meno serena e forse più triste, questo credo che anche un medico ce lo consiglierebbe.
Mi sembra particolarmente interessante conoscere le più ambite sfaccettature del genere umano. Spesso noto che molti hanno predisposizioni culturali che nessuno può ostacolare, né sul nascere, né sul crescere. Le passioni da nessuno vanno sgretolate. Chi ama a largo raggio la sua creatività la preserva e la fa maturare nella sua naturale evoluzione.
Così ogni poeta necessita di libero arbitrio, privo da condizionamenti, al di là del ruolo principale che occupa nella società.
Questo è il poeta Giovanni Ciao.
Alla mia domanda:
Ti occupi di volontariato? Com’è il tuo rapporto con il lavoro?
Così risponde.
In maniera “strutturata” non riesco ad occuparmi di volontariato perché il mio lavoro poco me lo concede. Fare il medico è un’opportunità che mi offre quotidianamente di aiutare il prossimo e lo faccio con piena soddisfazione. Amo la mia professione, anche se spesso vorrei esercitarla in maniera diversa, tornando con la memoria agli anni in cui il rapporto medico-paziente era diretto, spontaneo e pieno, non inficiato da tecnicismi che oggi sostituiscono il contatto. Il mio sforzo, comunque, rimane teso a stabilire e mantenere un rapporto empatico con chi mi sta davanti. Mi piace affermare che “mi riterrò un bravo medico quando curata la malattia riuscirò finalmente a curare il malato”.
Di questi tempi sappiamo quanto è impegnativo il ruolo del dottore, e già da questa attestazione percepisco tanta poesia.
La sua empatia si evidenzia con trasparenza in gran parte della sua poetica.
Nato a Pescara, nel 1960, da genitori assolutamente meridionali; dai quali ha imparato ad apprezzare la spontaneità del carattere siciliano e la vivacità del pensiero campano. È comunque sempre vissuto a Perugia.
Medico di professione, Dirigente medico di primo livello, USL 1 Umbria, specializzato in nefrologia, ha provato sulla propria pelle la sofferenza umana.
Nonostante la formazione scientifica ha da sempre amato la letteratura classica.
Ha pubblicato due raccolte poetiche con Bertoni Editore, Perugia. La prima, “Appunti di vita”, 2017, racconta attraverso la poesia l’attenzione alla famiglia, alla natura e alle piccole cose quotidiane, sentimenti così fortemente trasmessi dai suoi genitori.
La seconda pubblicazione “E canterò di te”, 2020, raccoglie poesie dedicate alla Donna. Donne, madri, figlie, compagne…l’esaltazione della femminilità. A breve uscirà la terza raccolta “Giorni alla finestra”, sempre edito da Bertoni, a cura del Gruppo Letterario “Women@work”. Una sorta di diario di un anno di segregazione in corso di pandemia.
Ha partecipato alle antologie “Donne che parlano agli uomini. Uomini che parlano alle donne” – ed. La casa degli Artisti – Quaderni; “Inno all’amore” – Bertoni Editore.
Le sue pubblicazioni si possono trovare negli store digitali e sulle librerie, ma l’autore lascia la condivisione di alcune poesie sul proprio profilo facebook, in particolare nella pagina Versi dispari-pensieri di Giovanni Ciao, dove si assiste ad una consistente risposta positiva.
La sua poesia tocca come le corde tese, o comunque come il suono emesso di uno strumento musicale, vibra sulla pelle.
In gran parte della sua poetica sfioriamo con lui la natura in ogni suo aspetto, e Giovanni osserva l’evolversi delle stagioni, contempla l’ambiente e assiste a co’ tanta bellezza con l’amore o comunque in compagnia dell’amata. Riporto a tal proposito alcuni tratti della lirica “La quiete dell’autunno”:
In un tramonto che ci sta rubando il sole
Anche le foglie sospirano il riposo […]
Aspiro insieme a te questo sfuggire estivo
e i primi odori gravidi al crinale.
Il giungere dell’ostro si confonde
al brontolar di un cielo che si è fatto terra.
E tutt’intorno a noi rinnovo il silenzioso
respirare di una natura che si vuole amica. […]
Nella mia intervista Giovanni Ciao sottolinea:
- Non amo partecipare a concorsi che poi di solito mi coinvolgono in cerimonie, non ricerco consensi, anche se dal punto di vista umano li ricevo spesso. Mi unisco spesso a gruppi di lettura, a salotti letterari in cui, senza velleità, condivido i miei scritti-.
- Traduco in parole le mie sensazioni e le imprimo su carta, mi aiuta a comprenderle, e se negative ad elaborarle e a metabolizzarle. Riprendo i miei scritti a distanza di tempo e rivivo quelle emozioni, come chi rivede una fotografia. Le mie tematiche sono il vissuto, i miei affetti, eventi che mi segnano, la natura e ciò che mi circonda, e i momenti sono improvvisi e disparati –
- Oltre a scrivere, mi appassiona il canto che seguo insieme a mia figlia, e la fotografia. –
Non ci resta che terminare con la condivisione di una sua poesia dal titolo “Quando”
Quando sarò luce
voglio confondermi ancora
nei tuoi occhi
Quando sarò vento
voglio un’altra volta perdermi
tra i tuoi capelli
Quando sarò fuoco
voglio far ardere di nuovo
il cuore tuo
Quando sarò sole
voglio scaldare ancora
tutta la tua pelle
Quando sarò tempo
voglio abitar, talora
nelle stanze della tua memoria
E quando sarò
finalmente notte
voglio posarmi
al fianco tuo e cullare
per una volta ancora
il tuo solitario sopire.
Una lode all’essere femminile, donna e compagna. Un melodioso canto che riporta ad uno stile di amor cortese avvertito in maniera subliminale.
La nostra redazione coglie l’occasione per porgere gli auguri a tutti i papà, e a tutti quelli che tengono alto questo titolo, uno di questi è sicuramente il poeta che oggi andiamo a celebrare, Giovanni Ciao.
Un medico, marito, padre, poeta che asserisce spesso: “…scrivo poesie non per vivere, ma per sopravvivere…”

