La lingua napoletana e l’Istituto per ciechi “Paolo Colosimo”
Napoletano, lingua dell’interculturalità.
A Napoli lo scorso 6 giugno presso l’Istituto Statale di Istruzione Superiore per Ciechi “Paolo Colosimo” si è tenuto il convegno relativo al tema “‘O Nnapulitano, tesoro da difendere e promuovere, per i giovani e non solo”.
Il convegno è stato organizzato dall’Avv. Gennaro Danesi, Presidente dell’Associazione Alma Mundi Onlus nonché Console della Repubblica del Nicaragua, ed ha visto la partecipazione, come relatore, innanzitutto del Dott. Massimiliano Verde, Presidente del gruppo scientifico “Accademia Napoletana”, per la tutela della lingua e cultura napolitane, e quindi la partecipazione dell’Avv. Stefano Bouché, Segretario del Movimento Lupi del Sud e finanche dell’Ing. Diego Bouché, Past Direttore degli Uffici Scolastici Regionali della Campania e poi della Calabria.
La giornata di interazione con studenti delle classi terze, quarte e quinte ha avuto lo scopo di affrontare la tematica del multilinguismo, non solo, ma anche la tutela dei diritti culturali in quanto diritti civili, più ampiamente umani con focus sulla lingua materna napoletana e sulla situazione geopolitica e sociale del Meridione della penisola italiana.
Il convegno ha acceso un interessante scambio con gli studenti sull’importanza della lingua Napoletana, ovvero la lingua materna degli stessi, trovandosi tra l’altro l’Istituto in una zona, quale il centro storico, patrimonio culturale dell’Umanità – UNESCO.
Del resto il Dott. Verde ha incalzato i ragazzi sin dalle prime battute affinché provassero a spiegare il significato de ‘o Nnapulitano, con risposte che se si sono rilevate, da un lato, interessanti e confortanti (specie da parte delle ragazze presenti: lingua del cuore, della poesia, et similia), dall’altro hanno pur testimoniato un’assenza totale da parte, delle Istituzioni Culturali Cittadine, di una tensione significativa alla valorizzazione e soprattutto all’insegnamento della lingua materna napoletana (alcuni di loro pur essendo della zona non ne conoscevano assolutamente la storia, neanche per sommi capi).
Il Dott. Verde ha voluto scientemente svolgere un dibattito quasi per intero in Napoletano, volendo che fossero proprio i ragazzi (che non a caso sono di lingua materna napolitana) ad essere coinvolti in prima persona nel dibattito; chiedendo ai medesimi come i parlanti Napoletano venissero rappresentati mediaticamente, e non solo in Italia, e del perché di svariati pregiudizi nonostante poi – come ribadito dall’Avv. Stefano Bouché – venisse al contrario celebrata (come italiana) la canzone in lingua napoletana … .
Le contraddizioni sono apparse immediatamente evidenti ai ragazzi, ai quali sono state sottolineate anche con esempi tratti dai mass-media, e pseudo-culturali tali, come nel caso del cosiddetto Museo Lombroso a Torino.
In particolare sempre il Dott. Verde ha voluto mettere l’accento sull’enorme sostrato storico -fonetico – culturale della lingua napoletana, a partire dagli Osci per passare attraverso i Greci all’interculturalità di questo idioma, citando, per il necessario rispetto dello stesso, il dispositivo della Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 16 maggio 2007 sul multilinguismo e riferendosi agli artt. 2, 3, 6, 9, 21 e 33 della Costituzione Italiana, all’art. 29 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, all’art.17 della Convenzione di Istanbul, nonché alla Convenzione contro ogni forma di discriminazione razziale.
Il colloquio si è incentrato sul valore sociale e morale di questo enorme patrimonio, con incipit sulla magnogrecità del medesimo, stigmatizzando l’attuale lacuna circa la sua trasmissione e corretta rappresentazione dei suoi parlanti, anche per colpa di certi influencers, napoletani o meno.
Il dialogo con gli studenti ha toccato numerosi aspetti sociali della questione inclusi non solo le eredità culturali del Napoletano, (dal teatro alla poesia, alla letteratura, tra i cui menzione fatta dall’Avvocato Bouché sul Basile e dal Dott. Verde sulla lingua napoletana di corte già ai tempi degli angioini), bensì anche, specialmente dopo l’intervento significativo dell’Ing. Diego Bouché (tutela costituzionale delle minoranze linguistiche in Italia, da cui è escluso il Napoletano, ad esempio) in ambito promozionale (marketing territoriale) con ipotesi di attività ed elaborazioni turistico – commerciali attraverso la lingua napoletana (al contrario di quanto accade oggi a favore del territorio e, non di società, magari multinazionali ed estere).
Il Dott. Verde ha poi fatto riferimento alle collaborazioni sia con i meridionali emigrati, sia con accademici, quali la dott.sa Del Carpio in Messico, per lo svolgimento di attività in sinergia che sono già all’attenzione ufficiale dell’UNESCO (il Dott. Verde si occupa della lingua napoletana per l’IDIL 2022 – 2032, ovvero la Decade Internazionale delle Lingue Indigene oltre a collaborare tra gli altri, con la Red Internacional de Investigadores de Lengua y Literatura), anche al fine di mostrare non solo l’internazionalità del suo lavoro e della lingua e cultura napoletana, ma soprattutto per evidenziare la fattispecie circa l’assenza concreta di tutela del Napoletano in Italia (lingua vulnerabile appunto per l’UNESCO), nonché di come la degradazione sociale e culturale cui sono sottoposti i suoi parlanti (adolescenti e donne in primis) sia comune anche ad altre comunità linguistiche.
I ragazzi hanno mostrato molto interesse ed hanno partecipato attivamente al dialogo.
Il percorso culturale si è concluso, altresì, con una bellissima visita ai filari, di inizio novecento ed ancora conservati nell’Istituto nonostante siano risalenti a quando la sede dell’Istituto Paolo Colosimo era adibita non a scuola bensì ad opificio tessile in cui erano formati e lavoravano soprattutto i reduci della prima guerra mondiale, diversamente abili per quanto concerne la capacità visiva.
Il Dott. Verde, in quanto Presidente dell’Accademia Napoletana, l’Avvocato e Console Danesi nonché l’Avvocato Bouché hanno già proposto iniziative ad alcuni docenti dell’Istituto sulle tematiche affrontate in mattinata. Il Dott. Verde ha proposto al Console Danesi, in particolare, di poter presentare le medesime argomentazioni e ricerche all’Ambasciata del Nicaragua a Roma interloquendo magari anche con altre realtà diplomatiche latino-americane, come pure con Istituti di cultura italiani e stranieri, sul valore giuridico-sociale, culturale e morale della lingua materna.


