A proposito del cambiamento climatico
Mala tempora currunt!
Così dicevano i nostri Padri e l’Italia in particolare che ne è la massima espressione da 30 anni in qua. Una marea indefinita di presunti competenti che attraverso i social ci bombardano di “atti di fede” inattaccabili ed incriticabili. Quello che più raccoglie consensi e guai a fare qualche osservazione è, senza ombra di dubbio alcuno, il “cambiamento climatico”.
Premetto che personalmente mi sono sempre avvalso di due grandi insegnamenti filosofici che sono alla base della mia sfera culturale: “Cogito ergo sum” ma soprattutto “Dubito ergo sum”. Per cui io non ho “certezze” e né posseggo “atti di fede” in senso assoluto su cui poggiare mentre la stragrande maggioranza ne ha almeno uno. C’è chi li va a cercare in parrocchia e chi altrove io, semplicemente, non li cerco.
Dal 2018 un’armata guidata da una 15enne svedese ha alzato la bandiera sulla materia e, appoggiata da un’armata mediatica di dimensioni planetarie, ha imposto leggi e regole che, ammesso siano valide, stanno per produrre danni irreparabili alla vita degli europei, italiani in primis.
È mai possibile che entro il 2035 scatterà il divieto di vendita per le nuove auto a benzina e diesel? Come se non bastasse tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a zero emissioni a partire dal 2028? Inoltre tutti gli edifici residenziali attualmente esistenti, cioè molti milioni, dovranno raggiungere, come minimo, la classe di prestazione energetica “E” entro il 2030, e la classe “D” entro il 2033? Chi non si adeguerà non potrà più affittare o vendere i propri immobili, sempre dal 2027 fra soli 4 anni dovrà adeguarsi con una classe almeno E.
Il costo per ogni singola famiglia italiana sarà, a dir poco, insostenibile ma di tutto ciò, finora, nessuno se ne preoccupa.
Secondo dati resi noti dal Corriere della Sera, la spesa per gli interventi si aggirerebbe attorno ai 105mila euro per case unifamiliari autonome, mentre per ogni condominio si arriverà a circa 600mila euro. Più almeno 2 auto elettriche nuove per famiglia ed il collasso economico finanziario sarebbe cosa compiuta. La domanda che sorge spontanea è una sola: ma da dove usciranno tutti questi soldi?
Nel frattempo qualche rara e competente voce riesce, ogni tanto, a dire la sua.
Il professor Franco Prodi che, al contrario del fratello Romano, non gode di buona stampa ma lui è un cattedratico in Meteorologia eppure in Tv non lo invitano mai.
Il perché è presto detto: osa contraddire i media mainstream che tambureggiano con Greta e simili sulla loro ragion d’essere: ovvero sulle sole responsabilità umane del famoso cambiamento climatico.
Prodi fa dei ragionamenti in cui afferma che, ad esempio, “La storia del nostro pianeta è anche la storia dei cambiamenti climatici che si sono susseguiti nel tempo […] Nel tardo Medioevo, intorno all’anno 1200, è noto che la temperatura della Terra aumentò significativamente. Così come sappiamo che a metà del diciassettesimo secolo ci fu un fenomeno inverso, ovvero una piccola glaciazione.
In entrambi i casi, l’uomo non aveva ancora sviluppato tutte quelle attività industriali che oggi sono considerate responsabili dei cambiamenti climatici”. Inoltre tra l’800 e il 1200 d.C., è stato registrato in alcune zone del Pianeta un periodo inusuale di aumento delle temperature, conosciuto con il nome di “Periodo caldo medievale” (Mediaeval warm period), al quale è poi seguito un periodo di raffreddamento chiamato “Piccola era glaciale”, dal 1300 al 1850 d.C.
Ha osato ricordare che sul clima influisce “La legge di gravitazione universale” di un cero Isacco Newton che regola le forze dell’Universo ed è una legge fisica fondamentale che afferma che nell’Universo due corpi si attraggono con una forza direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza: da cui F = G \frac{m_1 m_2}{r^2}\ aggiungendo che sul cambiamento del clima influisce anche l’equazione delle radiazioni in atmosfera oltre ai flussi di fotoni solari.
Agli ambientalisti barricaderi che come antichi sacerdoti celtici accompagnano il “verbo” di Greta “per la quale la fine è vicina e la colpa è solo nostra, degli uomini” ciò mi ricorda l’antico “memento mori” di romana memoria a cui contrappongo, molto più modestamente, il professore Alberto Prestininzi che, come ordinario presso il Dipartimento di Scienze della Terra a La Sapienza di Roma, è tra i firmatari della Dichiarazione europea sul clima, in cui 1.500 scienziati di tutto il mondo hanno osato affermare che “l’emergenza climatica non esiste!”.
Questo è il titolo del manifesto firmato da più di 1500 scienziati provenienti da diverse nazioni che provano a contrastare, con studi scientifici, la teoria delle responsabilità umane sul cambiamento climatico. Gli scienziati non negano che il clima viva dei mutamenti, è così da sempre, ma escludono la relazione tra le attività antropiche e l’insorgenza di manifestazioni climatiche estreme. Al contrario sostengono che “la scienza del clima dovrebbe essere meno politica, mentre le politiche climatiche dovrebbero essere più scientifiche”.
Mi sono formato alla scuola di Studi storici di Salerno coi prof. Renzo De Felice, Gabriele De Rosa, Francesco Malgeri e Gaetano Arfè che, a loro volta, fra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso erano collegati alla Scuola storica britannica dei professori Alan John Percival Taylor e Denis Mack Smith oltre a quella francese col prof. Jacques Chastenet.
Da giovane ho avuto l’onore ed il piacere di poter collaborare con tutti questi valenti storici e provocatoriamente presentai la mia tesi di laurea su “Le origini della seconda guerra mondiale” dove “osai” citare Hitler in 160 pagine solo una volta andando contro il facile populismo dell’epoca che, purtroppo, ancora oggi permane nel dipingere Hitler come responsabile unico di tutto.
Invece cercando documenti e prove inconfutabili, come mi avevano insegnato gli storici prima citati, scoprii che nelle carte della Commissione di Versailles alla fine del primo conflitto mondiale c’era stato un economista, John Maynard Keynes quale rappresentante economico del Tesoro alla Conferenza di pace di Versailles del 1919 dalla quale si dimise, che osò affermare che le durissime condizioni sulla Germania avrebbero fatto nascere il “problema tedesco”.
Infatti in seguito a tale esperienza pubblicò The Economic Consequences of the Peace nel 1919, nonché nel 1922 A Revision of the Treaty, in cui sostenne, documentandolo, che le pesanti riparazioni imposte alla Germania dai paesi vincitori avrebbero portato alla rovina l’economia tedesca a causa degli squilibri da esse determinati.
Questa negativa previsione venne confermata dai “dati” durante la Repubblica di Weimar. Infatti il cocktail della iperinflazione del 1923 causò una tale miseria che accompagnandosi ad una enorme deflazione e la dilagante e conseguente disoccupazione aprì la strada al nazismo che vinse le elezioni del 1933.
Stranamente colossi mondiali dell’industria “green” attaccano su tutti i versanti coi loro potenti mezzi economici.
In estrema sintesi non seguo pregiudizi ma mi documento ed informo su dati certi e documentazione inoppugnabile e solo dopo scrivo e non come la Greta che “urla” e poco più.

