A tu per tu con il tenore catanese Pietro Di Paola
La musica è una passione, lo stesso per chi la fa divenire una professione, il caso del tenore Di Paola. Un artista visceralmente innamorato della musica, sin dalla tenera età scopre questo filo di Arianna che lo indissolubilmente alla lirica.
Come e quado ha campito che la musica sarebbe stato la sua professione?
-Lo capii all’età di otto anni, quando mio Nonno mi regalò dei dischi, erano di Luciano Pavarotti e Franco Corelli e da scoppio l’amore verso la musica
Quali ricordi ha dei suoi percorsi formativi?
-Ricordo che inizio tutto l’anno dopo all’età di nove anni, mia Nonna mi mando in una scuola di canto vicino a casa e da li intrapresi gli studi. Durante i saggi i miei maestri avevano notato che la mia voce era diversa rispetto al dei miei compagni di classe. In quel periodo conobbi una signora che insegnava canto vicino a casa mia, mi feci seguire, da li il mio percorso continuò. Successivamente iniziai a fare altre esperienze professionali con altri Maestri. Poi conobbi Jean Bernard Thomas, il mio Maestro attuale
Quand’è avvenuto il suo debutto?
-Il mio debutto avvenne a quattordici anni a scuola, come già detto i miei insegnanti si accorsero che la mia voce era diversa. Un altro debutto molto bello fu a Catania in Piazza Università, dove si stava esibendo Albano Carrisi mi fecero salire sul palco con lui. Allora avevo tredici anni.
Come si prepara a interpretare un ruolo?
-Allora l’interpretazione di un ruolo che preparo: innanzitutto cercando di capire in che periodo storico ci troviamo, perché in base all’epoca e al contesto storico cambiano le mentalità. Successivamente entrando nella psicologia del personaggio, poi tanto, tanto studio.
Ci racconti un aneddoto legato alla sua carriera?
-Aneddoto veri e propri non ne l’ho. Per il semplice motivo che ogni qual volta mi esibisco la visione cambia in base all’ambiente, al repertorio e tutto ciò che mi circonda. Quindi un vero e proprio aneddoto non c’è l’ho, Anche perché le sensazioni cambiano ogni volta, ma a Livello tecnico cerco di mantenere la stessa tecnica.
Qual è la sua l’esibizione che le rimasta impressa e perché?
-L’esibizione che mi è rimasta impressa è stata quando ho collaborato con il Maestro Marcello Giordani per la Tosca e per la Turandot di Puccini, da li ho capito che è d’avvero complicato fare il cantante. La voce non basta, ne quella ne il talento ma: la preparazione.
Cose per lei la musica?
-Per me la musica è la vita, io personalmente senza di essa non potrei vivere. E un qualcosa che mi parte da l cuore e mi trasmette delle vibrazioni, delle emozioni forti, che secondo me sono insuperabili. A mio avviso la musica dopo la preghiera è l’unica cosa che può arrivare a Dio. Sicuramente qualcosa che a Dio e una delle cose più forti che ci possano essere.
Quali sono i suoi impegni futuri impegni?
-I miei impegni futuri saranno al Teatro Greco di Siracusa, con la Tosca di Puccini per il Music Opera Festival. Mentre il giorno 4 un concerto con la mia amica e collega Dominika Zamara e con dei concerti internazionali che si terranno prossimamente. E con il Music Opera Festival è una vera e propria collaborazione.

