Andiamo a conoscere Manoppello
Manoppello (Manuppèlle in abruzzese) è un comune italiano di 6.771 abitanti in provincia di Pescara in Abruzzo. Faceva parte della comunità Montana della Majella e del Morrone. Nel territorio è presente il santuario che custodisce la reliquia religiosa del Volto Santo.
L’origine del nome del paese deriva forse dal “manoppio”, cioè la quantità di grano che può essere contenuta tra le braccia, cioè il covone, simbolo che ritroviamo nello stemma del paese. Tutto ciò conferma l’origine del nome Manoppello che si deve dall’unione delle parole latine manus e plere cioè “mano piena”. Il covone di grano indica la fertilità della terra, che in epoche passate, soprattutto in epoca romana, garantiva prosperità e abbondanza di raccolti.
Nel XII secolo fu costruito sotto l’abitato attuale il Monastero di San Pietro in Vallebona, che sopravvisse fino al XVII secolo. Un documento importante riguardo alla fondazione del nuovo castrum longobardo è il diploma dell’imperatore Ludovico II il Giovane dell’874, quando il castello fu donato all’appena nata abbazia di San Clemente a Casauria sul fiume Pescara. Il borgo fu il centro dell’omonima importantissima contea che controllava buona parte della marca di Chieti. Il normanno Ugo Malmozzetto occupò diversi territori della contea di Manoppello nel 1076, confinante ad est con la Contea di Chieti, a nord con quella di Penne, e ad ovest con la Contea di Valva (Sulmona).
Malmozzetto amministrò con spregiudicatezza e violenza, usurpando territori, e mettendosi in guerra anche con i conti di Valva e con i monaci di San Clemente a Casauria, occupando l’abbazia per un ventennio sino al 1097, quando morì a Prezza (AQ). Successivamente la contea divenne feudo dei Signori di Palearia, dell’alto teramano, che fecero costruire l’abbazia di Santa Maria Arabona tra il 1197 e il 1208, cenobio cistercense della Val Pescara. In seguito Manoppello fu infeudata a Pardo Orsini, che ebbe la facoltà di battere moneta insieme ad altre realtà abruzzesi. Nel 1391, una di queste stesse monete reca l’iscrizione PARDUS UR MAC (Pardo Orsini Conte di Manoppello)
Feudo dei conti di Chieti, passò per matrimonio agli Orsini che la tennero con titolo di contea fino alla prima metà del secolo XVI. Benché infeudata all’inizio del ‘500 a Fabrizio Colonna per volere degli spagnoli, nel 1553 Manoppello tornò agli Orsini, tuttavia questa famiglia aveva iniziato a perdere terreno in Abruzzo, vedendo concessi vari feudi ai signori Valignani di Chieti, sicché ben presto alla fine del secolo, agli Orsini non restava altro che qualche feudo nella Val Pescara, e nella Valle Siciliana (Teramo), dunque Manoppello passò ai Caracciolo.
Nel 1506, come vuole la leggenda, un misterioso viandante recò ad un signore di Manoppello, una tela, ossia quella del Volto Santo di Manoppello. La tela sarebbe stata custodita gelosamente per oltre un secolo prima nella chiesa parrocchiale di San Nicola, poi in una casa privata, sicché per interesse di un canonico di Chieti, si scoperse del prodigio di quest’opera. Nei primi anni del Settecento la tela fu trasportata nel convento dei Cappuccini fuori le mura, dove rimase sino ad oggi, e la venerazione per alcuni miracoli avvenuti crebbe sempre di più. Il convento rimase nell’aspetto originario sino al 1965, quando per un malaugurato rifacimento dovuto più che altro all’adattamento per accogliere i turisti, ha perduto l’antica semplicità del tardo barocco austero.
L’8 agosto 1956 una tragedia senza precedenti, passata alla storia come Disastro di Marcinelle, sconvolse il tranquillo paese di Manoppello. Un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbone del Bois du Cazier, a Marcinelle, oggi frazione di Charleroi, in Belgio, causò la morte di 262 persone di 12 diverse nazionalità, tra cui 136 italiane e di queste 23 originarie di Manoppello. Oggi un monumento speciale nel piazzale dell’ex convento situato sul Corso Santarelli, opera dell’artista pescarese Pietro Cascella, ne ricorda la memoria.
Il terremoto della Val di Comino del 1984 la lesionato pesantemente la torre campanaria dell’ex chiesa di San Lorenzo, all’ingresso del paese, portando l’amministrazione a progettare un nuovo utilizzo culturale della struttura. A partire dagli anni ’50-’60, Manoppello ha visto svilupparsi sotto il Colle d’Arabona (dove si trova l’abbazia) sempre di più un moderno abitato, che ben presto supererà l’antico Comune per densità: Manoppello Scalo, che oggi è un perfetto punto di collegamento, lungo l’autostrada Torano-Pescara e lungo la strada statale da Chieti a Popoli, tra la provincia di Chieti, di Pescara e dell’Aquila. L’abitato moderno oltre ad accogliere i principali servizi per una comunità, ospita anche la zona industriale, sulla riva opposta della Pescara, di Manoppello, come l’Interporto d’Abruzzo.
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