Attendere, cioè giocare d’anticipo
Gesù ci invita a vegliare, perché la vita è imprevedibile. Ma nulla deve temere chi vive ogni giorno con amore e responsabilità, pronto all’incontro con lui.
La profezia di Isaia non si è realizzata. Non abbiamo spezzato le spade per trasformarle in aratri, né delle lance abbiamo fatto falci (I Lettura). Al contrario, troppe guerre continuano a seminare distruzione e morte con armi sempre più sofisticate. Eppure, anche nella notte del nostro mondo, possiamo e dobbiamo continuare ad attendere. Vivere un’attesa significa giocare d’anticipo. Ci impegna ad anticipare adesso, nel nostro tempo, quella luce che speriamo per il tempo che viene. Dobbiamo perciò svegliarci dal sonno, come san Paolo scrive ai Romani, per vegliare e tenerci pronti per l’ora che non conosciamo (II Lettura), come Gesù raccomanda nel Vangelo di Matteo.
Non sappiamo quando egli verrà. Conosciamo però come egli verrà: offrendoci la sua pace, donandoci la vita piena, radunandoci dalle nostre molte dispersioni in una nuova e più salda comunione. Attenderlo significa perciò lasciarci rivestire da lui e da questi suoi atteggiamenti. Possiamo vivere nella notte come figli del giorno e della luce divenendo a nostra volta capaci di dire parole, di compiere gesti luminosi. Tenersi pronti per l’ora in cui il Signore viene significa riconoscerlo perché stiamo divenendo a lui somiglianti.
dd. Luca Fallica, Abate di Montecassino
Un solo Battesimo
«Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati»: questa affermazione ci richiama alla gratitudine per il dono del Battesimo, il primo “sacramento della fede” che permea e forma la nostra vita, imprimendo nell’anima il segno indelebile della figliolanza divina. Illustrato dagli antichi Padri della Chiesa nelle loro catechesi anche attraverso l’utilizzo di immagini, il Battesimo era paragonato alla pesca nella quale i nuovi “pesciolini”, rinati al fonte battesimale, sono sottratti dalla melma fangosa dei flutti delle acque e, seguendo il grande Pesce, Cristo salvatore (Ichthys), sono condotti nella luce del Padre. Il Battesimo è, infatti, il lavacro che lava dalle colpe e che ci dona la dignità filiale, rendendoci corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo, Chiesa di Dio chiamata ad abbracciare l’umanità intera.
Per questo, in obbedienza al mandato del Risorto (cf. Mt 28,19), la Chiesa continua a gettare al largo le reti per la pesca (cf. Mt 4,19) e amministra in ogni tempo il sacramento del Battesimo per donare la salvezza, cioè introdurre tutti gli uomini nella vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf. CCC 403). Il Battesimo ci dona la veste regale dei figli di Dio che dobbiamo conservare senza macchia per mezzo della grazia che, a sua volta, ci fa crescere nella comunione con colui che ci vuole partecipi della sua stessa vita e nella comunione tra di noi. Questa dignità di figli di Dio ricevuta nel Battesimo contraddistingue tutti i membri della Chiesa e li esorta alla missione profetica, sacerdotale e regale: inseriti nella persona del Cristo, i cristiani hanno il compito di annunciare la Parola con la loro vita, di offrire il culto di una esistenza santa a Dio, di edificare nelle opere il Regno di giustizia e di verità. Ogni diversità di vocazioni e di compiti si fonda sulla base comune del sacramento dell’unico Battesimo che tutti accomuna nell’essere insieme la Chiesa di Dio.
don Giuseppe Militello

