Comuni d’Italia: Odolo
Odolo (Odol in dialetto bresciano) è un comune italiano di 1 913 abitanti della provincia di Brescia in Lombardia. Il comune appartiene alla Comunità Montana della Valle Sabbia ed è situato al centro della Valle Sabbia, nella zona denominata Conca d’Oro, anche definita valle del Vrenda, dal nome del fiume che la attraversa. Il tessuto urbano è caratterizzato dal centro di Botteghe e dall’insieme dei nuclei delle antiche e piccole frazioni (Brete, Cadella, Cagnatico, Casa d’Odolo, Cereto, Cete, Colombaio, Forno, Gnavla, Vico e Pamparane).
Il suo territorio, fra i più piccoli della Val Sabbia, è prevalentemente montagnoso. Il territorio del comune è compreso tra i 306 e i 726 m s.l.m. Complessivamente l’escursione altimetrica risulta essere pari a 420 metri. Il toponimo Odolo con ogni probabilità prende origine dal termine germanico audo che significherebbe ricchezza, possedimento. Effettivamente nell’inventario dei possedimenti del monastero di Santa Giulia di Brescia viene citata una corte di Audalvico, nel periodo compreso tra l’879 ed il 906. Nell’inventario delle chiese appartenenti alla giurisdizione del Capitolo della Cattedrale di Brescia intorno al 1148 viene citata anche la cappella di San Zenone di Odolo. Le origini del paese sono comunque certamente più antiche, come testimoniato da alcuni rinvenimenti archeologici. Si tratta di un reperto risalente al periodo romano, ora custodito presso il monastero di S. Giulia. Nel 1969 in località Castello venne invece rinvenuta un’ara funeraria, ora visibile presso il museo di Gavardo. Anche lungo la strada che collega Odolo con il vicino comune di Sabbio Chiese furono rinvenute alcune tombe romane. Per certo il reperto romanico di maggior valore che sia stato rinvenuto è lapide di Marco Ulpio Recepto, con ogni probabilità un veterano della XXX legione romana, lasciato dall’imperatore Augusto a presidio delle tribù sottomesse che avevano occupato la Valle Sabbia. Marco Ulpio Recepto una volta congedato era stato lasciato in loco, forse in qualità di magistrato o colono, conservando il titolo onorifico derivante dall’aver militato e dall’essere uscito vincitore nelle guerre sostenute durante il primo periodo dell’impero. Anche tale reperto è attualmente conservato presso il museo di Gavardo. Odolo nell’alto Medioevo probabilmente dipendeva dalla Pieve di Bione (in quegli anni la Chiesa, dopo aver ottenuto il contado e l’amministrazione civile grazie a privilegi regi e imperiali, esercitava la giurisdizione attraverso le pievi, i monasteri e l’autorità del Vescovo). Proprio sul colle di San Zeno, luogo ove attualmente è ubicata la chiesa parrocchiale del paese, le carte militari segnalano l’esistenze di un’antica rocca, detta Rocca di Santa Maria, andata completamente distrutta. Tale rocca in passato doveva avere una rilevante importanza strategica permettendo di controllare l’intera “Conca d’Oro”, ovvero le terre di Odolo, Preseglie, Agnosine e Bione. A parere dello storico bresciano Antonio Fappani questa rocca risaliva al periodo longobardo e divenne successivamente proprietà di una nota famiglia del palese, i Belegn. Nella tradizione orale locale si narra che il signore della Rocca di Santa Maria venne un giorno attaccato dal vicino signore della Rocca di Bernardo che riuscì a distruggerne la dimora senza però riuscire a sopprimere il rivale. Quest’ultimo a breve distanza di tempo riunì alcuni audaci con il quale pose l’assedio al castello del rivale riuscendo ad espugnarlo ed a raderlo al suolo. Nel XIV secolo Odolo viene inglobato nel dominio dei Visconti di Milano (1337-1426) e con il nome di Othulo entra a far parte della Quadra di Valle Sabbia. Per la posizione geografica che lo rende la località più vicina al valico di S. Eusebio e la fondamentale posizione strategica nel controllo della strada che porta a Brescia nel 1401 è conferito in feudo dal re di Germania, Roberto di Baviera. Odolo è percorso dal fiume Vrenda lungo il quale storicamente si sono insediate le antiche fucine di lavorazione artigianale del ferro. Infatti già nell’XI secolo Odolo si distinse per la lavorazione del ferro a fuoco, per la costruzione di armi, ma solo dal XV secolo iniziò l’attività vera e propria organizzata in “fucine”. A dimostrazione di ciò una delle più antiche frazioni venne chiamata Fusine e quindi Forno. Le fucine rappresentarono per Odolo la fonte maggiore di sostentamento. Nel 1952 erano presenti sei fucine, mentre oggi ha recentemente cessato l’attività anche l’ultima di queste. Per rappresentare la testimonianza del tenace e pregevole lavoro della popolazione e delle antiche tecniche di fucinatura e forgiatura è stata completata nell’aprile 2007 un’operazione di recupero dell’antica Fucina ‘Leali’ (o “Fucina di Pamparane”) che è stata trasformata in museo del ferro e nella quale due antichi magli restaurati e resi perfettamente funzionati sono in grado, a scopo didattico e dimostrativo, di battere vanghe e badili.
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